Nocturama, disorientamento giovanile che non trova punti di riferimento

Festa del Cinema Roma: Il Thriller di Bertrand Bonello  Nocturama scuote la Francia chiamandola ad interrogarsi.
 

Titolo: Nocturama
Anno: 2016
Durata: 130’ mins
Genere: Drammatico – Thriller

Regista: Bertrand Bonello
Cast: Edouard Weil, Finnegan Oldfield, Manal Issa, Vincent Rottiers, Laure Valentinelli, Hamza Meziani

Bella prova di Bertrand Bonello che punta dritto al cuore dei francesi, mettendo davanti ai loro occhi la visione catastrofica di una gioventù che non sa più dove andare. Ragazzi che portano una raffica di attentati nel cuore di Parigi, la loro città, un tema certamente scomodo e irritante per un paese messo a dura prova dal terrorismo e dai tanti morti di questi anni. Ma la precisazione è d’obbligo perché qui non si parla di religione o motivazioni ideologiche, lo dimostra il fatto che le riprese del film sono terminate nell’estate del 2015, prima degli attacchi terroristici che hanno gettato nel dolore devastante la società transalpina.
Quello che il regista vuole focalizzare, è il disorientamento di una generazione dai valori confusi, che non riesce a riconoscersi più in niente. Bonello riesce in pieno nell’intento, raccontando le emozioni appiattite di un gruppo di ragazzi che ben rappresentano l’universo multietnico francese e che non riescono più a trovare nulla che abbia un significato, nessuna forma d’identità ne di speranza. Ogni sguardo, ogni dialogo dei protagonisti comunica questo almeno nella prima parte, quando trovano nel loro folle piano l’unica emozione che sembra dare un senso alle loro esistenze. Qui ne degrado ne droga c’entrano nulla così come il sentimento di ribellione,  le esistenze di questi ragazzi sono inserite in un percorso di normalità. E’ più che altro la volontà di manifestare con forza la propria presenza, in un mondo che non li considera e che non sembra preparare per loro una strada da seguire. Un modo di dire “ehi ci siamo anche noi” urlandolo in faccia ad una società indifferente che li ignora totalmente.
Diverse le scene all’interno del centro commerciale,  in cui il rapporto dei protagonisti con gli oggetti e i beni di lusso non esprime nessuna repulsione. Sono gli oggetti di una società che li utilizza creandogli aspettative che non possono raggiungere, mentre contemporaneamente ne formatta abitudini e consumi cancellandone le individualità. Emblematica la scena in cui uno dei protagonisti si trova di fronte ad un manichino vestito esattamente come lui, o quando interpreta My Way in playback. Anche la fotografia costruisce un bel percorso visivo che culmina nelle scene finali. Forse un pochino lungo ma senza buchi ne cadute. L’atmosfera costruita dal regista nella seconda parte del film richiama al surreale, rappresentando la condizione mentale dei protagonisti, con i loro sguardi inespressivi così lontani da una realtà che non riescono a sentire come propria. E’ un film dai contenuti importanti che lascia il segno, lanciando con forza un dibattito davanti al quale e difficile farsi da parte.
Bruno Fulco

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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