My first highway, il dramma giovanile di Kevin Meul

Festa del Cinema Roma: My first highway, la strada imprevista che può segnarti la vita.

 
Titolo:  My first highway
Anno:  2016
Durata: 82 mins
Genere: Drammatico
Regista: Kevin Meul
Cast: Aäron Roggeman, Romy Louise Lauwers, Charlie Vanhoof

Dramma d’amore giovanile 

Per il circuito Alice nella Città il Regista Kevin Meul mette in scena il dramma dell’amore giovanile tra intrigo, destino e casualità. Adolescenze vissute sul sottile confine dell’emarginazione fanno da filo conduttore per My first highway. In questo  contesto matura la vicenda di due ragazzi al limite di esistenze svogliate e a tinte fredde, dove le pulsioni di Benjamin scivolano senza freno nello sguardo intrigante di un amore d’estate, che in qualche modo gli segnerà la vita per sempre.  Il film è ben costruito sulla dimensione esistenziale della gioventù con le sue insidie, un mondo in cui un’improvvisa sliding door può cambiarti per sempre il senso della vita. Nessuna atmosfera melensa né retoriche consumate per il regista Kevin Meul che costruisce una narrazione spedita e senza eccessi, aderente ad una realtà assolutamente possibile senza bisogno di effetti speciali. L’apparente banalità delle dinamiche tra i due permette di esplorare una dimensione di iniziale normalità senza forzature del personaggio maschile.
Il ragazzo che vive pigramente ai margini del mondo è estremamente credibile a partire dalla sua caratterizzazione, con la sua timida fragilità adolescenziale e combattuto tra una paura e un desiderio di essere grande, che annebbiano la coscienza. Lei, sfuggente e sensuale, catalizza tutto il suo mondo trascinandolo nei suoi segreti. I dialoghi tra loro restituiscono il gioco di ambigua complicità in cui matura il sottile tormento di Benjamin, incapace di comandare un gioco più grande di lui.  Il ragazzo impegna ogni suo sforzo per essere all’altezza del suo miraggio, fino alla catarsi emotiva nel distributore di benzina che segnerà l’inizio della sua consapevolezza adulta.

Fotografia Vintage

La fotografia è una componente fondamentale nella riuscita del film, centrata completamente sui due protagonisti intorno al quale tutto il mondo risulta fuori fuoco, così vicino e così incomprensibile nelle sue dinamiche prive di nitidezza. Le tonalità delicate dei colori accennate verso il vintage, hanno un po’ il sapore di quei vecchi filmati amatoriali delle vacanze girati in famiglia, contribuendo a creare l’atmosfera dilatata nel quale scorrono i tempi del film così come alcune riprese di paesaggio, forse però un po’ troppo accademiche. Le musiche dal tratto heavy non sono sembrate esagerate, soprattutto quando utilizzate per sottolineare la drammaticità dei momenti. Nel complesso il film risulta più che gradevole anche se dopo la parte centrale tende ad appiattirsi un po’, mentre una variante diversa nel finale avrebbe potuto renderlo ancor più convincente.
Bruno Fulco

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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