Le Fille de Brest, il coraggio della coscienza che sconfigge la morte

Festa del Cinema Roma: La battaglia della Fille de Brest, una donna determinata contro i poteri dell’industria farmaceutica

Titolo:  150 Milligrams (Le Fille de Brest)
Anno:  2016
Durata:    128’ mins
Genere: Drammatico
Regista: Emmanuelle Bercot
Cast : Sidse Babett Knudsen, Benoît Magimel, Charlotte Laemmel

 

Tratto dal libro di Irène Frachon riguarda le vicende della sua battaglia contro una casa farmaceutica per il ritiro di un farmaco, che detto così potrebbe sembrare un film già visto, il solito cliché in cui l’eroe spesso abbastanza sfigato, trova la sua via verso la gloria combattendo i grandi potentati farmaceutici. Qui però la protagonista è soltanto una persona comune, che fa il suo lavoro con la naturale attenzione al paziente che ogni medico dovrebbe avere. E’ la vera storia dell’autrice del libro pneumologa dalla vita ordinaria di mamma e moglie,  che lavora al policlinico universitario nella relegata provincia francese di Brest,  ben lontana dai fasti accademici degli ambienti che contano.
Un omaggio alla sua coerenza capace di mettere la coscienza davanti a tutto ma incapace di tacere davanti all’assassinio silenzioso dei suoi pazienti.  E’ la sfida alla casa farmaceutica che produce il Mediator farmaco rivelatosi fatale causa di molti decessi, ma in gioco c’è molto di più. Famiglia, carriera, amicizie, la possibilità di rimanere isolata dal proprio ambiente professionale e messa alla gogna, schiacciata dall’arroganza di un sistema sanitario imbalsamato e dal potere economico di una casa farmaceutica. Una lotta interiore tra coraggio e paura, alla ricerca del proprio limite per tentare di spostarlo ancora un po’ più in la. Il rifiuto di arrendersi,  aggrappandosi  a tutto quello di simile a lei che riesce a trovare intorno a se.
A differenza di una produzione americana l’ambientazione in uno scenario più simile al nostro ce lo rende più reale. I corridoi degli ospedali sono familiari e anche le riprese asettiche delle strutture sanitarie riprese nel grigiore del cielo di provincia. Forse anche il fatto che il farmaco veniva utilizzato in Italia con il nome di Mediaxal contribuisce ad aumentare il coinvolgimento. La sceneggiatura punta a garantire la tensione emotiva rimanendo sulla storia senza fronzoli, tanto che il film sembra essere più corto di quello che è. Il personaggio di Irène Frachon reso dalla regia di Emmanuelle Bercot è una persona comune, sensibile e di grande spontaneità, priva di eccessi politico ideologici e dell’energia inesauribile. Più complesso il personaggio del collega ricercatore che sarà fondamentale in tutta la vicenda, a lui Irène è legata da una profonda amicizia che si rivelerà sempre più contrastata e difficile da proteggere. Un uomo di sani principi e dedizione totale al suo lavoro che Benoît Magimel interpreta benissimo mostrando tutte le sfaccettature della coscienza umana, il modo in cui la mente si predispone al pericolo di essere annientato e cancellato dalla sua professione, oppure quello di sopprimere la dignità o di come convivere con essa. Il film lascia spontaneamente nel dubbio  su chi governa realmente le nostre vite e quanto valgono per l’industria farmaceutica, ma soprattutto chissà se basterà qualche coscienza illuminata a salvarci.
Bruno Fulco

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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