Denial, il dramma dell’Olocausto negato da Irving

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Festa del Cinema Roma: Denial, quando per dimostrare l’orrore c’è bisogno della prova.

Titolo: Denial
Anno: 2016
Durata: 110’ mins
Genere: Drammatico – Thriller
Regista: Mick Jackson
Cast: Rachel Weisz, Andrew Scott, Timothy Spall, Tom Wilkinson

L’ennesimo film che parla di una questione fondamentale per la nostra  coscienza collettiva, ma stavolta da una diversa angolazione. Si basa sulle vicende della professoressa Deborah Lipstadt storica e autrice di libri sull’Olocausto, che nei suoi scritti definisce lo storico negazionista inglese David Irving autore del best seller La Guerra di Hitler, come un manipolatore della storia. Il paradosso sta nel fatto che è quest’ultimo a chiamarla in tribunale per difendersi dall’accusa di diffamazione, e lo fa in terra Inglese dove l’onere della prova sarà a carico della Lipstadt. Per la prima volta bisognerà dimostrare in tribunale che l’olocausto è tristemente avvenuto. Quello che sembra scontato andrà provato davanti al sistema giuridico, evitandone le contraddizioni e facendo i conti con l’influenza dei media oltre che con i pericoli della lunghezza del processo. 
E’ un film che trova nella testimonianza il suo valore. Un tassello che completa la mostruosa parabola della Shoah portando al grande pubblico l’aberrazione di David Irving, richiamando l’attenzione sul quel mondo “nazi” sempre vivo sotto le ceneri. Un film anche se storico terribilmente attuale, in questi giorni che vedono il piccolo paese Austriaco di Braunau am Inn  ordinare la demolizione della casa natale del Führer, onde impedire grotteschi pellegrinaggi dei nostalgici del terzo Reich.
 
Dovendosi attenere rigorosamente ai fatti non c’è spazio per le trovate tipiche dei legal thriller, e le sorti del film sono tutte sulle spalle della regia e degli interpreti, con una sceneggiatura che evita il rischio di accarezzare la noia. Le scene cinematograficamente più significative del film sono quelle girate ad Aushwitz per il sopralluogo del team forense, in cui il contrasto tra il dolore della Lipstadt stride fortemente con la professionalità dell’avvocato. La regia di Mick Jackson riesce in pochi fotogrammi a trasferire nello spettatore l’essenza di un luogo svuotato da ogni traccia di umanità, ma senza il bisogno di utilizzare particolari escamotage emotivi. Rachel Weisz basa la sua interpretazione della Lipstad sulla forza dell’indignazione, spirito libero che mal sopporta i vincoli della procedura legale imposti dal suo avvocato, impersonato da Tom Wilikinson in una prova convincente. Sono diversi i personaggi che anche se in ruoli minori risultano necessari per rendere la storia nella sua completezza, riuscendo ad emergere anche in poche battute. Le ambientazioni sono belle e curate e riproducono in maniera integrale il rigore  dell’atmosfera british. Il film difficilmente troverà posto tra quelli memorabili ma non per colpa del regista, che costretto dai vincoli narrativi riesce comunque a costruire una testimonianza importante e ancora necessaria ai giorni nostri.
Bruno Fulco

 

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