Verdi comico ma “insoddisfacente”: Un giorno di regno

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Verdi comico ma “insoddisfacente”: Un giorno di regno

Continua la rubrica #CantaCheTePassa con la seconda opera di Giuseppe Verdi, un’opera buffa che alla prima fu “insoddisfacente” : Un giorno di regno.

Dopo il felice debutto della settimana scorsa, continua la rubrica #CantaCheTePassa, con le nostre analisi delle opere principali, che ora seguono il filone verdiano. Siamo infatti arrivati al secondo titolo composto dal genio bussetano: Un giorno di regno, un’opera comica ma “insoddisfacente”.

Trama

L’opera, su libretto di Felice Romani, debuttò al Teatro alla Scala il 5 settembre 1840 e fu un vero e proprio fiasco, tant’è che fu ritirata la sera stessa della prima.Fu un periodo difficilissimo per Giuseppe Verdi; erano da poco morti la moglie Margherita ed i due figli Virginia ed Icilio Romano.

L’insuccesso di questa composizione dovette essere sicuramente un ulteriore fardello per quest’uomo provato già da immensi dolori; l’opera fu per loro, ma non per noi, “insoddisfacente”. L’opera riscosse successo cinque anni dopo al Teatro San Benedetto di Venezia con il titolo Il finto Stanislao.

La trama racconta del Cavalier Belfiore che si sostituisce al Re di Polonia Stanislao (atto perseguito per consentire al vero re di combattere in incognito) e si ritrova ospite del Barone di Kelbar. Nel suo castello si dovranno celebrare due matrimoni: quello di sua figlia Giulietta con il Tesoriere Della Rocca, ma ella è innamorata di Edoardo, e quello della Marchesa Del Poggio, nipote del barone e antica amante del Cavalier Belfiore,  con il Conte d’Ivrea. Attraverso un serie di azioni e artifizi, Belfiore riesce a far desistere il tesoriere dal matrimonio con Giulietta, così la ragazza può sposare il suo amato Edoardo, ed alla fine, dopo una missiva inviata dal vero re, Belfiore si rivela per quello che esattamente e può finalmente mettersi insieme definitivamente con la marchesa.

un giorno di regno

Stile

Già si nota, in questo secondo capolavoro verdiano, una delicatezza e raffinatezza che sembrerebbero già caratteristiche di un compositore maturo. Ma, pur guardando molto a Gioacchino Rossini (si notano echi de Il Barbiere di Siviglia), vi è sempre la veemenza ed il furore tipico del primo Verdi, soprattutto nella celebre ouverture, l’unico brano ancora oggi frequentemente eseguito. La musica sottolinea ed accarezza il brio della vicenza, anzi la crea essa stessa. È stato il libretto, molto debole, sicuramente la causa di tanti problemi iniziali.

L’opera, di rara rappresentazione, è stata in tempi recenti (nel 2010, ma l’allestimento venne creato nel 1997 e poi portato in scena a Bologna nel 2001) portata in scena a Parma (ed è questa l’edizione che appare nel video soprastante) con la regia di Pier Luigi Pizzi e la direzione di Donato Renzetti. Il cast vedeva brillare la stella di Anna Caterina Antonacci nel ruolo della Marchesa (vi consiglio di vedere il suo bellissimo spogliarello che parte dal minuto 26:26).

Ma l’edizione che mi sentirei di consigliare è una registrazione datata 1951, la quale presenta delle pecche (l’Orchestra ed il Coro della RAI di Milano non sono proprio eccelsi e vi sono parecchi tagli) ma il direttore, Alfredo Simonetto, è molto vibrante e passionale. Il cast è poi di tutto rispetto, e su tutti rifulgono Renato Capecchi, simpaticissimo Belfiore, Sesto Bruscantini, un vero portento della natura, nel ruolo del Barone e la delicata ma allo stesso tempo passionale Marchesa di Lina Pagliughi.

Vi aspettiamo la prossima settimana con la terza opera di Giuseppe Verdi: il Nabucco!!

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Roberto RicciTeatro Regio di Parma (estratte da GB OPERA MAGAZINE))

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