Spesso il mal di vivere ho incontrato: il malessere nell’indie italiano

indie italiano

Eugenio Montale aveva spesso incontrato il mal di vivere nel “rivo strozzato che gorgoglia, nell’accartocciarsi della foglia, nel cavallo stramazzato”. Era il lontano 1925 quando è stata pubblicata Ossi di seppia, la raccolta di poesie dell’autore genovese che contiene Spesso il male di vivere ho incontrato.

Novantatré anni dopo, in un contesto sociale, politico e culturale completamente diverso, il male di vivere non è affatto scomparso e diventa anzi una tematica ricorrente nelle canzoni indie italiane.

A volte il malessere prende le vesti dell’insofferenza nei confronti di una generazione più adulta che non comprende la difficile condizione esistenziale dei giovani d’oggi; altre volte assume le sembianze della solitudine come stato mentale e dell’insonnia come stato di fatto; a volte è il risultato del disorientamento in un mondo in cui è difficile trovare il posto giusto per il proprio “io”.

Ed ecco quindi dieci brani per abbandonarci al male di vivere dei giorni nostri, partendo dai Canova!

Vita sociale – Canova

Malgrado passi le giornate da solo
E passa anche il silenzio
Ma lo sento parlare
Vorrei morire, vorrei morire
Anche se fuori c’è il sole
E mando a puttane la mia vita sociale
E sento che sbadiglia pure il cane
Vorrei morire, vorrei morire
Anche se per un giorno solo

Tutta la vita – Gazzelle

È quasi sera e mi fumo un’altra sigaretta
Mi sento solo come una goccia fuori la finestra
E cerco nel frigo un ricordo buono da mangiare
E nel pianoforte un respiro da dimenticare

Frosinone – Calcutta

Mangio la pizza e sono il solo sveglio in tutta la città
Bevo un bicchiere per pensare al meglio
Per rivivere lo stesso sbaglio
A mezzanotte ne ho commessi un paio
Che ridere che fa
Mangio la pizza e sono il solo sveglio in tutta la città

Stai tranquillo – Ex Otago

Scusa
Non riesco a stare fermo
Ma per favore
Non mi dire stai tranquillo
Perché tranquillo non sono
Perché se cerco e non trovo
Io mi agito oh oh

La legge di Murphy – Cimini

Chi da solo si spara, chi non trova lavoro, chi si perde per strada
Chi non sa cosa dire, chi non sa come va a finire
O forse non vuole capire

Sopra letti di gomma
Sulle sedie in corallo
Sotto il cielo d’inverno
Nelle piste da ballo
Non ho ancora capito qual è il posto migliore per me

Coez – Dramma nero

Ti è mai capitato di startene a letto
Non riuscire a dormire nella tua metà
Ti sarà successo, girare depresso
In macchina solo per la tua città
Io non so più chi sono
C’è qualcosa di me che mi porta lontano
Ma lontano da che?
Io non so più chi sono
C’è qualcosa di me che mi porta lontano
Ma lontano da me

Altrove – Eugenio in via di Gioia

Devi essere contento
Devi autocompiacerti
E avere stima di te
Mostrare tutto quel che fai
Aggiornarti, evolverti
E correre sempre
Affossare gli altri con forza
E senza sporcarti le mani

Disperato – Thegiornalisti

Disperato me ne vado in giro per la città
Con gli occhiali scuri
Di domenica, quando la gente è a tavola già
Io cerco
Di non buttarmi via

https://www.youtube.com/watch?v=EZ-aj3ZtmNQ

Quando ho incontrato te – Cosmo

Guardo dentro di me o forse no
Quanto è borghese tutto questo, mi vergogno un po’
Non so più come sto, chi vincerà
Né come stavo quando mamma ha lasciato papà
Ciò che è sepolto in me ritorna su
Speriamo spunti fuori qualche bel ricordo

I giovani di oggi – Ex-Otago

Oh, se i giovani d’oggi valgono poco
Gli anziani cosa ci hanno lasciato?
La Salerno Reggio-Calabria, gli Esselunga e Miss Italia
Lasciateci sbagliare seguendo le nostre visioni
E scoprirete che abbiamo qualcosa, qualcosa da urlare, qualcosa da urlare
Dentro i bar o sui metrò, in coda alle poste e in cima a un monte
Nei fast food, nelle auto blu, in parlamento e in ogni momento
Ti è mai capitato di sentire pronunciare questa frase
I giovani d’oggi non valgono un cazzo

Valeria de Bari

Sesso ed erotismo ai tempi dell’indie italiano

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