Madonna è la Regina del Pop. Ecco i primi 10 Madonnamenti

Madonna cantante 2020

Madonna è meritatamente definita la Regina del Pop: ecco 10 cose che potreste non sapere su di lei.

Regina del pop è un titolo che Madonna reclamava già nel 1984: al termine di una performance di “Holiday” dichiarava, con una sfrontatezza che sapeva più di speranza, di voler dominare il mondo. L’obiettivo è stato pienamente centrato, nonostante ormai da una decina d’anni giochi più a inseguire che ad anticipare. Su Madonna Ciccone si è sentito, visto, scritto e detto di tutto, ma è possibile ci siano cose su di lei che ancora non sappiate. Da questa premessa iniziamo con quelli che possono essere considerati i “Dieci Madonnamenti” di CulturaMente. E non crediamo saranno gli ultimi.

1 Innanzitutto il nome

A tutt’oggi, dopo quasi 40 anni di carriera, in Italia si continua a riportare quello di Madonna come uno pseudonimo. Forse perché in un Paese cattolico come il nostro sia ha una certa resistenza nel collegare realmente un tale nome a un’artista che ha sempre giocato con la provocazione. Invece è proprio il suo: la cantante lo deve alla madre, che si chiamava come lei. Madonna Fortin Ciccone muore prematuramente di cancro al seno. La figlia ha spesso legato il vuoto lasciato dalla sua scomparsa alle scelte fatte, compreso il desiderio di diventare famosa. Il suo nome completo è, dunque, Madonna Luise. Veronica è il nome scelto in occasione della cresima.

2 Successi non autografi

Like A Virgin” e “Material Girl”, nonostante siano due dei suoi brani più rappresentativi sono anche tra i pochissimi per cui non ha collaborato alla stesura e alla produzione. Il primo è stato scritto dal duo Tom Kelly e Billy Steinberg mentre il secondo è firmato da Peter Brown e Robert Rans. La produzione di entrambi è affidata al mitico Nile Rodgers.

3 La ballata che ha cambiato le regole del genere

Così è stata definita, per la struttura e la durata, “Live To Tell”. A Patrick Leonard, con cui Madonna ha già collaborato in occasione del “Virgin Tour”, son stati commissionati una colonna sonora e una canzone originale basata su di essa. Ritenendo che la partecipazione di Madonna al progetto lo faciliterà nell’approvazione, le propone una base strumentale su cui scrivere un testo. La cantante non si limita a questo ma crea la melodia e un bridge molto evocativo, oltre a incidere la demo. Nonostante l’impegno, Leonard riceve un netto rifiuto. Madonna decide di presentare ugualmente il brano al regista James Foley, che sta girando il film “A Distanza Ravvicinata” con Sean Penn, allora marito della cantante. Il riscontro è talmente positivo che a Leonard viene affidata la realizzazione dell’intera colonna sonora. Al momento di scegliere a chi proporre di cantare “Live To Tell”, è proprio lui a insistere perché sia Madonna stessa. E la sua incisione iniziale è così emozionante da rendere inutile qualsiasi altro take. Da ciò ha origine l’aneddoto per cui, ascoltando attentamente “Live To Tell” in cuffia, dovrebbe sentirsi il frusciare delle pagine del taccuino su cui è appuntato il testo. È l’inizio di una collaborazione, quella con con Patrick Leonard, che porterà Madonna a realizzare alcuni tra i brani più significativi non solo della sua intera carriera ma dell’intera Storia del Pop.

4 Michael Jackson e “La Isla Bonita”

Tutti la conoscono, eppure quanti sono in grado di immaginare “La Isla Bonita” cantata dal Re del Pop? Ma è proprio per lui che è stata pensata. Patrick Leonard, che ne è l’autore, mentre collabora alla realizzazione dell’album “Bad” gliela propone. Viene rifiutata ma accettata da Madonna, che ne modifica le melodie e scrive il testo, contaminandosi per la prima volta con gli amati ritmi latineggianti. Una adorazione che, da qui in poi, costellerà il suo percorso musicale. Altra piccola curiosità: verso la fine del video di “La Isla Bonita” c’è un cameo di un giovanissimo e allora sconosciuto Benicio Del Toro. Si tratta del ragazzo seduto sul cofano di un’auto, da cui guarda la protagonista scesa in strada a ballare per poi seguirla con lo sguardo mentre si allontana.

5 È la prima grande star della musica americana ad attivarsi pubblicamente nella lotta all’AIDS

L’incasso di uno dei suoi concerti newyorkesi del 1987, compreso il merchandising, va all’AmfAR (The Foundation for AIDS Research). Al pubblico partecipante viene regalato, inoltre, un opuscolo a fumetti dove si danno corrette informazioni sulla diffusione dell’HIV. Una decisione non solo importante ma anche coraggiosa in un’epoca dove c’è molta confusione sulla trasmissione del virus dell’HIV e relativi pregiudizi. Un contributo educativo che continua con l’album “Like A Prayer”, al cui interno è stampato un memorandum a riguardo. Persino nell’introduzione dello scandaloso libro fotografico “Sex” c’è un invito a utilizzare sempre il preservativo.

6 Nel video di “Like A Prayer” non c’è un Gesù nero

“Like A Prayer” è un album tanto perfetto da spingere la rivista “Rolling Stone” a definirlo enfaticamente «close to art as pop music gets». Nel video che accompagna la title track, il cui contenuto è capace di suscitare le reazioni più disparate persino dal Vaticano, la statua che si anima non è un Gesù nero, come spesso erroneamente indicato. Si tratta, invece, di Martin de Porres: il protettore delle razze miste. Un dato essenziale per guardare al filmato per ciò che è, oltre l’apparente provocazione dell’estasi religiosa condita da stimmate del personaggio interpretato da Madonna: una vera e propria sfida al suprematismo bianco, con tanto di croci che bruciano tipiche del Ku-Klux Klan.

7 La “scoperta” di Herb Ritts regista di videoclip

Madonna e il celebre fotografo di moda sono amici da tantissimi anni. Nel 1989 lei decide arbitrariamente di affidargli la regia del video per “Cherish”. Ritts tenta di rifiutare dicendo di non sapere nulla su come si gira, lei risponde che “ha un paio di settimane per imparare”. Non solo il risultato è delizioso: senza non crediamo sarebbe mai esistito l’iconico filmato per “Wicked Game” di Chris Isaak.

8 “Vogue” b-side di “Keep It Together”

Dopo aver contribuito musicalmente alle versioni singolo sia di “Like A Prayer” sia di “Express Yourself” e remixando con successo il tutto, Shep Pettibone viene in un certo senso promosso da Madonna. È lui che l’affianca nella stesura di uno dei suoi più grandi trionfi, non solo musicali ma anche culturali: “Vogue“. L’obiettivo iniziale è un inedito da accoppiare al lancio dell’ultimo 45 giri dall’album “Like A Prayer”. Il risultato è così esplosivo che quelli della Warner Bros decidono di farne il singolo di lancio per il nuovo lavoro in cantiere: “I’m Breathless”.

9 Madonna scrive a Federico Fellini, che rifiuta

È al regista italiano che, nel 1992, la cantautrice chiede di dirigere il video per “Rain”. Lo fa attraverso una lettera scritta a mano: un metodo utilizzato spesso per ottenere ciò che vuole. Fellini cortesemente declina, con quella che la cantante descrive “una risposta educata nella sua inconfondibile grafia”. Che incornicia e tiene nella sua casa di New York accanto ai quadri di Tamara De Lempicka. Al suo posto è scritturato Mark Romanek, mentre il compositore Ryuichi Sakamoto interpreta il regista.

10 Il sì del presidente Menem

La trasposizione cinematografica di “Evita”, celeberrimo musical firmato dal duo Tim Rice – Andrew Lloyd Webber, ha una gestazione particolarmente lunga: circa vent’anni. Alan Parker accetta di dirigerlo nel 1994, dopo aver rifiutato nel 1979. Madonna insegue questo ruolo dalla fine degli anni ’80. Ha fatto di tutto per ottenerlo: mandare una lettera scritta di proprio pugno e lunga 4 pagine al regista insieme al video di “Take A Bow”, dove interpreta un personaggio il cui look è ispirato a quello della Peron; fatto infinite ricerche sulla first lady, aver visitato i luoghi chiave della sua vita e incontrato chi l’ha conosciuta; preso lezioni di canto per esserla all’altezza della parte; sopportate tutta una serie di preconcetti e critiche prima ancora che il film sia finito oltre a essere oggetto di diverse manifestazioni locali di protesta. Poi scopre che il progetto di cui è protagonista, insieme ad Antonio Banderas e Jonathan Pryce, non ha ottenuto il permesso di girare la scena chiave del film – quella in cui Evita intona “Don’t Cry For Me Argentina” – presso il balcone della Casa Rosada. Si tratta dell’autentico palazzo presidenziale, che sorge a Buenos Aires: recitare quella parte affacciandosi esattamente da dove lo faceva Evita in persona è una suggestione troppo grande per Madonna. E non intende rinunciarvi. La sua mossa? Per discuterne si incontra privatamente a cena Carlos Menem, l’allora presidente dell’Argentina. E, ovviamente, vince lei.

To be continued...

Cristian Pandolfino

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1 Commento

  1. […] Regina del pop è un titolo che Madonna reclamava già nel 1984: al termine di una performance di “Holiday” dichiarava, con una sfrontatezza che sapeva più di speranza, di voler dominare il mondo. L’obiettivo è stato pienamente centrato, nonostante ormai da una decina d’anni giochi più a inseguire che ad anticipare. Su Madonna Ciccone si è sentito, visto, scritto e detto di tutto, ma è possibile ci siano cose su di lei che ancora non sappiate. Da questa premessa iniziamo con quelli che possono essere considerati i “Dieci Madonnamenti”. L’articolo continua su CulturaMente. […]

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