Le follie del Trovatore al Teatro dell’Opera di Roma

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Le follie del Trovatore al Teatro dell’Opera di Roma

Oggi #CantaCheTePassa si dedica alla prima del Trovatore di Verdi, ora in scena al Teatro dell’Opera di Roma con la regia di Àlex Ollé.

Il Teatro dell’Opera di Roma quest’anno sta rappresentando tutta la cosiddetta Trilogia Popolare di Verdi. Dopo il Rigoletto andato in scena a dicembre e la ripresa de La Traviata con la regia di Sofia Coppola tra fine ottobre ed inizio novembre prossimi, ecco arrivare Il Trovatore, in scena dal 28 febbraio 2017 al 10 marzo 2017.

La trama

Siamo in Spagna. Manrico, un giovane trovatore, è innamorato di Leonora, giovane nobildonna. Di essa è innamorata anche il cattivo Conte di Luna, acerrimo rivale anche politico di Manrico. I due si sfidano in un duello dove Manrico verrà ferito. Esso troverà conforto presso sua madre Azucena, una zingara. La donna ha un passato tormentato. La madre venne arrestata dal padre del Conte di Luna per aver, a suo dire, attuato un maleficio su uno dei suoi figli e venne condannata ad essere bruciata. Azucena, per vendetta, rapì il bambino, fratello del citato Conte di Luna rivale di Manrico, è lo bruciò.

La notizia sconvolge Manrico ma subito la donna ritratta tutto ciò che ha confessato. Intanto il giovane trovatore viene a sapere che, visto che lo si credeva morto, Leonora sta per entrare in convento. La salva appena in tempo dal Conte di Luna che la vuole rapire. Il conte, furioso e desideroso di vendetta, incontra Azucena. Egli, insieme al suo fido Ferrando, capisce che è la zingara assassina di suo fratello ma anche che è la madre del suo odiato rivale.

La fa arrestare e condannare ad essere arsa viva per vendicare il fratello e per trarre il suo nemico in trappola. Di fatti Manrico, per salvare la madre, viene catturato dal conte e fatto prigioniero. Leonora, per salvare il suo amato, promette al conte di farsi sua, ma si ucciderà bevendo un veleno.

Ella morirà tra le braccia del suo amato. Il conte, pazzo dalla gelosia, fa uccidere Manrico. Azucena alla fine rivelerà la verità. Manrico non era figlio suo, ma il fratello del giovane conte che lei aveva rapito per bruciarlo vivo, per vendicare sua madre. Nell’agitazione, per errore bruciò il suo vero figlio e allora crebbe il bimbo da lei rapito nell’amore materno ma anche nell’odio per i di Luna. Al grido di “Sei vendicata, o madre”, tra la disperazione del conte per aver ucciso suo fratello, termina l’opera.Il trovatore opera roma

La recensione

Uno degli aspetti più interessanti della sera della prima è stata la presenza di un giovane direttore, Jader Bignamini. Nonostante le critiche negative ricevute, a me personalmente la sua prova non è dispiaciuta. La sua concertazione era sempre drammatica e estremamente viva. Ovviamente una maggiore esperienza l’aiuterà a controllare meglio l’orchestra (diverse volte troppo sonora) e a ottenere un colore più scuro, che è quello che serve per il Trovatore, un’opera veramente folle.

La regia era di Àlex Ollé, regista della compagnia teatrale spagnola de La Fura dels Baus. Si tratta di un allestimento coprodotto con la De Nationale Opera di Amsterdam e l’Opéra National di Parigi.

Egli ha immaginato di ambientare il Trovatore durante una guerra, data anche l’assurdità e la follia della trama. Una qualsiasi guerra del mondo e ci stava bene, con delle idee particolari (il Conte, alla fine, spara a Manrico e ad Azucena). In tutto ciò era aiutato dalle luci scure e tetre di Urs Schönebaum e dalle scene di Alfons Flores (un grande cimitero di guerra con dei pannelli semoventi comandati da delle corde. Queste corde davano l’impressione che i cantanti fossero marionette manovrate da un destino incomprensibile).

Purtroppo i costumi di Lluc Castells erano veramente brutti. L’unico neo della regia è stata la recitazione in parte costruita e artificiosa, soprattutto di Leonora e del Conte di Luna.

I cantanti

Il cast ha visto primeggiare le donne.

Tatiana Serjan (Leonora) non ha più la voce di un tempo, ma rimane sempre una grande artista. Lei ha dato senso a tutto ciò che dice. A lei, dopo il famoso D’amor sull’ali rosee, sono stati tributati gli applausi più calorosi.

Ekaterina Semenchuk (Azucena) ha dimostrato di avere una bella qualità di voce e molto temperamento, peccato la pronuncia fosse in parte incomprensibile. Da notare che alla prima era appollaiato in galleria un fan che ha gridato “CATERINA!!!!“, raggelando il pubblico. Lo stesso avvenne, sempre con lei, nell’Aida a Santa Cecilia di due anni fa. Queste sono le follie degli amanti dell’opera.

Simone Piazzola (Conte di Luna) ha una voce bellissima e morbida, e si è preso i suoi applausi dopo l’aria Il balen del suo sorriso. Peccato che la recitazione a tratti sembrava artificiosa (probabilmente una parte di ciò è responsabilità alla regia).

Deludente il protagonista.

Egli è stato Stefano Secco, passato dal secondo al primo cast dopo le due defezioni di Fabio Sartori e Marcelo Alvarez. La voce non risultava adatta a questo repertorio, era appesantita e il do de Di quella pira è andato male.

Molto bella e possente la voce di Carlo Cigni come Ferrando come il vecchio zingaro di Riccardo Coltellacci. Non all’altezza sono stati la Ines di Reut Venturiero e il messo di Aurelio Cicero. Un po’ meglio il Ruiz di Aleandro Mariani.

https://www.youtube.com/watch?v=ENuJDKeA5-Y

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Kasuko Kageyama/TOR)

 

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