Verdi risorgimentale, sacro e patriottico: il “Nabucco”

Verdi risorgimentale, sacro e patriottico: il “Nabucco”

Attraverso la rubrica #CantaCheTePassa andremo oggi alla scoperta del terzo titolo verdiano, un’opera capitale: il “Nabucco”.

Oggi, con la rubrica #CantaCheTePassa, andremo alla scoperta di un titolo che è must per gli appassionati della lirica: il “Nabucco“, un’opera ricca di temi molto lirici ma anche marce sfrenate e grandi cori, come il famoso Va’ pensiero.

Trama

L’opera, su libretto di Temistocle Solera, debuttò al Teatro alla Scala con successo il 9 marzo 1842. Era un periodo particolare per Giuseppe Verdi. La sua seconda opera, Un giorno di regno, di cui parlammo la settimana scorsa, fu un insuccesso clamoroso; da persona estremamente esigente non riusciva più a trovare un titolo adatto. Raccontò egli stesso nel 1879 come nacque il Nabucco, o meglio il Nabucodonosor, ma il nome non veniva mai esteso su di un unico verso ed è rimasto “Nabucco”: “Rincasai e con un gesto quasi violento gettai il manoscritto sul tavolo, fermandomi ritto in piedi davanti. Il fascicolo cadendo sul tavolo stesso si era aperto: senza saper come, i miei occhi fissano la pagina che stava là innanzi, e mi si affaccia questo verso: Va’ pensiero sull’ali dorate”. Nonostante ciò non ne era convinto. L’impresario Bartolomeo Merelli gli ficcò il libretto in tasca e Giuseppe Verdi iniziò allora la composizione.

nabucco

La storia narra delle invasioni babilonesi attuate dal re babilonese Nabucco. Il gran sacerdote degli Ebrei, Zaccaria, per scongiurare la condanna del suo popolo, ha rapito Fenena, la figlia di Nabucco, della quale è innamorato Ismaele, giovane ebreo. Di lui è però innamorata anche Abigaille, schiava babilonese di potere che si finge figlia di Nabucco. All’ingresso di costui nella Città Santa, Ismaele, in un impeto d’amore, libera Fenena ed incautamente consente la distruzione del tempio. Gli Ebrei sono perduti, Nabucco, nel suo delirio d’onnipotenza, maltratta tutti, soprattutto sua figlia, diventata ormai ebrea, Ma al suo detto: “non son più re, son Dio“, un fulmine divino lo colpisce sulla testa. Durante la disperazione di tutti Abigaille ne approfitta per prendere il potere, far prigioniero Nabucco, schiavizzare e mandare a morte tutti gli ebrei, facendo firmare il decreto al delirante Nabucco, il quale sigla senza leggere il documento. Egli, quando viene a sapere che sua figlia sta per essere condannata a morte, capisce che può risolvere tutti i suoi problemi affidandosi al Dio degli Ebrei; egli gli darà la forza per combattere e liberare tutti gli Ebrei. Da Nabucco stesso sappiamo che Dio ha fatto in modo che Abigaille bevesse del veleno. La donna morente viene a chiedere perdono a Fenena e Ismaele. Alla fine, quando ella morirà, Nabucco sarà incoronato Re degli Ebrei dallo stesso Zaccaria.

https://www.youtube.com/watch?v=dNWq2nEkNhc

Stile

Il periodo in cui Giuseppe Verdi compone quest’opera è particolare: è quello dei movimenti indipendentisti. Ricordiamo le famose espressioni VIVA V.E.R.D.I, che però volevano dire Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia. Lo stile dell’opera verdiana sicuramente guarda molti a quegli anni ruggenti, ma è un’opera d’amore, dai grandi temi religiosi. Forse più che in tutte le altre opere, i momenti delicati lasciano il passo a passaggi di una forza tellurica incredibile, come nell’aria Dio di Giuda di Nabucco del terzo atto e tutta la cabaletta successiva O prodi miei, dove però Giuseppe Verdi fa qualche cosa di particolare; toglie la ripetizione della stessa cabaletta e fa entrare direttamente il coro, perché il teatro lo richiede. Per lui l’importante era l’azione teatrale. Per capire la forza di questa composizione, vi proponiamo lo storico video della prova orchestrale della cabaletta effettuata nel 1986 per l’inaugurazione della Stagione della Scala con Riccardo Muti alla sua prima prova da direttore musicale del teatro meneghino.

Il capolavoro verdiano è uno dei “re” delle arene, ed ecco infatti la nostra recensione per lo spettacolo alle Terme di Caracalla curato da Federico Grazzini nel 2015. In disco le edizioni non si contano, ma ve ne posso consigliare almeno due: quella registrata nel 1982 dal compianto maestro Giuseppe Sinopoli con il Coro e l’Orchestra della Deutsche Oper Berlin, un’edizione dai tratti molto delicati ed intimi, con grandissimi cantanti come Piero Cappuccilli, immenso baritono, come Nabucco e la “regina del do” Ghena Dimitrova, furente Abigaille, ma anche l’edizione diretta da Riccardo Muti nel 1978 con la Philharmonia Orchestra e l’Ambrosian Opera Chorus, dove, nonostante la presenza di cantanti come Matteo Manuguerra, baritono dalla voce enorme, come Nabucco, Renata Scotto, violenta Abigaille, e l’immenso Nicolaj Ghiaurov come Zaccaria, è l’orchestra che colpisce. Non vi è più l’intimismo di Sinopoli ma una violenza tellurica, garibaldina, con stacchi velocissimi, che però ben si addicono al Nabucco, ma tutto con grande calore (il Va’ pensiero di quest’edizione è, per me, senza pari).

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di copertina ©2016 Metropolitan Opera mentre la seconda foto è di Silvia Lelli per il Teatro dell’Opera di Roma)

Marco Rossi
Storico dell'arte e guida turistica di Roma, sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza, ed è per questo che ho deciso di studiare Storia dell'Arte all'Università. Nel tempo libero pratico la recitazione. Un anno fa incontrai per caso Alessia Pizzi ed il suo team e fu amore a prima vista e mi sono buttato nella strada del giornalismo. Mi occupo principalmente di recensioni di spettacoli e di mostre, concerti di musica classica e di opere liriche (le altre mie grandi passioni)

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