La musica lirica come eccellenza italiana: intervista al tenore Gianluca Sciarpelletti

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gianluca sciarpelletti tenore italiano

La nostra missione culturale non si interrompe in quarantena e intercetta grandi voci dell’Opera italiana come il grande tenore Gianluca Sciarpelletti, star internazionale della musica lirica.

Maestro, la lirica italiana è ancora il fiore all’occhiello dell’arte italiana?

Credo di poter affermare che la musica è la massima espressione ”eccelsa” di ogni forma di arte e in particolare l’Opera Lirica le riunisce tutte in una unica magia. Ripropongo le parole di Cavaradossi tratte dall’aria del tenore “Recondita armonia” nel primo atto della Tosca di G. Puccini: “l’arte nel suo mistero, le diverse bellezze insiem confonde”; così l’Italia, così ricca di arte, nelle sue molteplici forme e manifestazioni, esporta arte e cultura nel mondo.

Proprio nella lirica siamo ancora l’èlite nel mondo; soprattutto in alcune realtà d’eccellenza  dove si riescono a fare produzioni di altissimo livello che vengono poi prese a modello ed esportate dall’Italia al mondo.

Lei è considerato uno dei migliori tenori italiani, capace di coniugare un grande virtuosismo e capacità interpretative a una profonda carica empatica che la lega al suo pubblico. Quali sono i fattori che contano nel mondo artistico, ovviamente escludendo il talento personale?

La ringrazio del complimento che spero meritarmi sul palcoscenico. Per essere un bravo artista necessitano una serie di fattori: alla base una solida tecnica vocale che comporta uno studio continuo e una ricerca della perfezione che nessuno mai raggiunge ma che l’artista umilmente insegue e persegue per tutta la vita.

Una grande serietà, costanza, passione, pazienza e amore per la musica, con un approccio umile nei confronti della partitura musicale e del suo autore  e una approfondita conoscenza del personaggio che deve essere indossato come un vestito su misura, adattato il più possibile alle proprie capacità vocali.

Non bisogna alterare né  la linea musicale né stilistica ma “ingolarlo”, prima musicalmente abituando la voce al tipo di scrittura e poi interiormente, vivere le sfumature del personaggio per riuscire a  trasmetterle al pubblico trasformate in emozioni.

Tutto questo il pubblico lo percepisce e e ti ama perché oltre ad avergli dato uno spettacolo,  gli hai donato emozioni con l’interpretazione del ruolo affidato.

In sintesi è questo il fattore fondamentale per il successo oltre al talento, la costanza, la professionalità, l’umiltà, il desiderio di fare sempre meglio, essere al servizio della “buona musica”: Sempre alla ricerca della perfezione,  tutto condito da un pizzico di fortuna e una buona agenzia che riesca ad aprirti le porte dei palcoscenici del mondo.

Sappiamo che è figlio d’arte, i suoi genitori sono stati dei grandi artisti e accademici. Il talento si eredita o si costruisce?

Essere “figlio d’arte” è sempre una grande responsabilità e non sempre un vantaggio. Infatti fin dai tempi del conservatorio ho sempre sentito il di dover fare bene anche per rispetto di quello che mi avevano insegnato i miei genitori.

Sono stato molto fortunato perché figlio del soprano Angela Centola e del tenore Giovanni Sciarpelletti  che vengono dalla “vecchia scuola”. Hanno studiato tecnica vocale a Firenze con il grande tenore Mario Filippeschi e il repertorio con il maestro Luigi Ricci ( autore di cadenze e traduzioni ), un ponte generazionale tra la scuola romana di canto del baritono Antonio Cotogni  e la “vecchia scuola” che ha forgiato le più grandi voci dello scorso secolo.

Sono riusciti a trasmettermi la tecnica della “vecchia scuola”  e la maniera del “bel canto”. Il talento si eredita? Sicuramente il talento è un dono prezioso, si eredita la passione e l’amore per la buona musica, come la passione e la cultura. Il talento da solo non basta, va costruito giorno dopo giorno, va forgiato, educato, rifinito, un po’ come un diamante grezzo che ha bisogno di essere lavorato per poter esprimere tutta la sua luce, la sua  bellezza,  per poter esprimere al meglio il suo valore.

L’Oriente ama la nostra musica e sta contribuendo alla sua globalizzazione, oltre a tenere vivo il meccanismo del ricambio artistico con i numerosi studenti che si dedicano alla lirica. Esiste una reciprocità in termini di contributi professionali, tecnici e anche culturali grazie a queste interazioni?

L’Oriente ama la musica e ha scoperto l’opera lirica e le sue potenzialità già da molti anni. I primi sono stati i coreani, poi i giapponesi e adesso i cinesi, presenti ovunque nei nostri conservatori italiani per capire, studiare e apprendere le metodologie tecniche ed interpretative del repertorio operistico e le modalità interpretative ed esecutive del belcanto.

E proprio queste  modalità esecutive ed interpretative del bel canto sono materia delle mie Masterclass negli USA e in Cina, perché la maggior parte della produzione operistica e del bel canto è Made in Italy e ha un marchio indelebile di eccellenza; forse uno dei pochi che ancora in Cinesi non sono riusciti ancora del tutto a “clonare”.

Sicuramente hanno imparato ad apprezzare la “buona musica” e ancor di più  il business che si può sviluppare. Da qui i grandi investimenti cinesi in infrastrutture e in teatri come il NCPA di Pechino che, grazie alla sinergia tra l’ottimo direttore artistico Giuseppe Cuccia e la capacità e sensibilità  del  grande direttore d’orchestra cinese LuJia, formato artisticamente in Italia, rappresenta oramai una delle realtà più importanti del mondo alla stregua della Scala di Milano o del Metropolitan Opera di New York.

La reciprocità consta nella possibilità di formare professionalità e nella possibilità immensa di impiego, stante la crescente passione del sempre più vasto pubblico cinese, amante della musica e dell’opera lirica. La crescita qualitativa degli spettacoli che ogni anno vengono prodotti ed eseguiti in Cina sta riscuotendo grandissimi successi.

Quali sono i ruoli che ama di più e che rispecchiano maggiormente la sua natura interiore?

Questa è una domanda difficile, perché io amo sempre il ruolo che devo interpretare, immedesimandomi. Certo è che il mio animo e la mia voce amano Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, autori che avevano una precisa consapevolezza della voce, dove nulla è lasciato al caso, dove parole e musica si fondono in una perfezione irraggiungibile.

Ma altri autori come Gaetano Donizetti, Pietro Mascagni, Ruggiero Leoncavallo, Umberto Giordano, George Bizet, hanno composto capolavori che sempre amo eseguire e interpretare. Partirei dal mio debutto nel “Ballo in maschera” e poi tutti gli altri personaggi come  Alfredo, il Duca di Mantova, Rigoletto, Radames, Don Alvaro, Manrico, Rodolfo, Macduff, Otello, F.B.Pinkerton,  Rodolfo,Cavaradossi,  Calaf , Dick Johnson, Pollione, Turiddu, Canio  e Don Josè.

Li ho amati tutti e per ciascuno di loro, ogni volta, ho cercato di render onore al ruolo, al loro animo, ai loro sentimenti,  dando il meglio di me stesso. Come si dice: anema e core…

In questo momento il mondo è fermo ma il bisogno di tornare alla normalità e forte e l’energia che stiamo accantonando esploderà in un bisogno universale di bellezza, di cultura, di grande musica. Potrebbe essere lo scenario di un prossimo futuro, secondo lei?

Sicuramente alla fine di questa pandemia tutti avremo voglia di vivere, voglia di bello, di nutrirci nell’animo e nello spirito e cosa c’è di meglio della musica per fare ciò? Sicuramente sarà una grande riscoperta della “buona musica”, come amo chiamarla io.

Come di consueto non possiamo congedarci senza sapere i suoi impegni in programma. Grazie ancora per sua disponibilità a rilasciarci questa intervista, è stata una bella emozione.

Sono stati  cancellati molti impegni che mi avrebbero visto in questo momento in tournée in Cina con la Poly Theater, in USA per la Tosca, Masterclass, ecc.

Sto lavorando ad un meraviglioso progetto che consta nella raccolta, revisione musicale e edizione alla quale seguirà l’incisione di alcune liriche rare e inedite di Ruggiero Leoncavallo; progetto che aveva nel cassetto mio padre e che io ho colto l’occasione per rispolverare e realizzare.

È giunto il momento che tutti possano conoscere e fruire queste liriche che sono dei capolavori di Leoncavallo che si conosce solo per i “Pagliacci” e per la “Mattinata” ma che ha avuto invece una fiorente produzione di altre opere e di liriche stupende, che presto avrete modo di ascoltare, studiare e poi interpretare…

Grazie Maestro, la sua è stata una vera lezione magistrale.

Gianluca Sciarpelletti, italo-americano e figlio d’arte, è stato avviato sin dall’infanzia all’educazione musicale. Ha avuto l’onore di essere introdotto allo studio del violino dal Direttore d’Orchestra Franco Ferrara, studi nei quali si è applicato presso il conservatorio di Musica Licinio Refice di Frosinone, sotto la guida del Maestro Umberto Di Lorenzo. Si è dedicato successivamente allo studio del canto, diplomandosi al Conservatorio di musica Santa Cecilia di Roma, alternando da subito all’attività didattico formativa quella concertistica esibendosi in Italia e all’estero. Si è poi perfezionato nel repertorio operistico con Maestri internazionali.
Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, vincendo concorsi internazionali e tenendo numerosi concerti, nell’ambito di manifestazioni culturali nazionali e internazionali, oltre ad aver interpretato ruoli principali del grande repertorio operistico.
Si è esibito in vari teatri fra i quali Teatro Nazionale, Teatro Valle, Teatro Brancaccio e Auditorium “Pium” dell’Accademia di S.Cecilia, Teatro dell’Opera di Roma, EUR Palazzo dei congressi, Teatro Unione di Viterbo, Teatro Mancinelli di Orvieto, Ruggles Hall di Chicago (USA), Pyong Yang DPR Korea, Baijigin Pechino (Cina), Forest Teatre Thessaloniki(Grecia) partecipando inoltre ad alcune incisioni per prime esecuzioni e concerti di musica sacra,tra i quali il Requiem di (G.Verdi) e la Petite Messe Solemnelle di (G.Rossini), alcuni dei quali ripresi e trasmessi dalle emittenti televisive nazionali Rai e Rai International.

Antonella Rizzo

Credits fotografici: http://www.sofig.cz/

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