La grande musica all’Anfiteatro Festival: intervista a Katia Ricciarelli

Ti canto d'amore

Sabato 5 agosto ho incontrato Katia Ricciarelli all’Anfiteatro Festival di Albano Laziale, impegnata nello spettacolo Ti canto d’amore con il bravissimo tenore Francesco Zingariello.

Il celebre soprano Katia Ricciarelli, che nella sua lunga carriera ha inciso trentasei opere complete esibendosi nei teatri di tutto il mondo, propone un recital nel quale interpreta le arie più famose tratte da Tosca di Giacomo Puccini o dalla Carmen di Georges Bizet ma anche brani di musica leggera, passando da  Andrea Bocelli a Lucio Dalla Al pianoforte il maestro Angelo Nigro che guida il suo quartetto strumentale.

La cantante lirica è diventata negli anni anche attrice indiscussa, opinionista e direttrice di Festival importanti; è stata anche vincitrice di un Nastro d’Argento per la sua interpretazione nel  film La seconda notte di nozze di Pupi Avati. Dotata di un timbro caldo e chiaro, a parer mio la migliore Suor Angelica pucciniana del mondo, la Ricciarelli rappresenta una pagina importante per la musica italiana nel mondo. La incontro nel suo camerino dopo lo spettacolo, disponibilissima e solare come sempre, malgrado i postumi del suo recentissimo intervento al ginocchio.

Signora Ricciarelli, è un onore parlare con lei che considero una vera donna d’arte nel panorama italiano. L’Arte non è l’uso sterile di una tecnica ma la naturale inclinazione a condurre una vita eccezionale, una fitta trama  di momenti di continuo incantesimo.

Senza anima e cuore è  impossibile fare arte e io ho improntato tutta la mia carriera sull’autenticità e sul sentimento.

L’artista sacrifica la sua vita all’incompiutezza, rinuncia a tanto anche a livello personale ( in alcuni casi persino alla maternità ) per donare  al pubblico grandi emozioni. C’è un effettivo ritorno a livello interiore o è un meccanismo alla lunga autodistruttivo?

Quando trasmetti emozioni hai già vinto. Quando mi dicono: “Signora Ricciarelli, io non capisco nulla di lirica ma stasera lei mi ha fatto provare un’emozione indescrivibile..” Ecco, hanno capito tutto della lirica, questo è. Noi diamo tantissimo, abbiamo dato molto e poi magari quando arriviamo a un certo punto arrivano i “se”, i “ma una volta”… ma una volta un accidente! In Italia abbiamo questa tendenza a rimuginare che fortunatamente non mi riguarda. Noi dobbiamo vivere il presente senza pensare neanche al futuro, al passato non ne parliamo proprio. Questo è lo spirito. Certo che c’è un prezzo da pagare, ma va bene lo stesso. Per quanto riguarda la maternità non voglio dire una sciocchezza, mi sarebbe piaciuto ma non se sono venuti basta, chiuso il discorso.

Credo che il termine diva le si addica, non per piaggeria ma nel senso di persona capace di cambiare con la sua presenza l’ordine delle cose, di lasciare una traccia. La osservavo, prima di intervistarla, interagire con le persone che la avvicinavano per mostrarle il loro affetto e la loro ammirazione. Ha dispensato umanità, addirittura consigli di vita pratica…ho visto un vero trasporto da parte loro.

Diva è colei che non lo dà a vedere, che non fa pesare…

Quando interviene nei programmi televisivi, recita o naturalmente quando canta avviene lo stesso, porta uno scompiglio positivo con la sua presenza. È consapevole di questo carisma?

(Con modestia risponde annuendo) Sì, certo.

Un’infanzia irregolare conduce a una vita eccezionale?

La sofferenza fa parte soprattutto della vita, perché le gioie non è che siano poi così molte. Bisogna accontentarsi di quelle che arrivano. Riguardo alla gioia, se non si ha un bagaglio di vita vissuta, e vissuta in un certo modo, difficilmente riesci a trasmettere l’anima dei personaggi.

Paradossalmente sopravvivono all’oblio gli interpreti che hanno subito le critiche dei “puristi” dell’Opera. Il settore si sta evolvendo verso una dimensione meno ortodossa, finalmente? Lei come se lo spiega?

Questo è vero. Lo spiego semplicemente con il fatto che stiamo tornando alla dimensione vera della lirica, quando era uno spettacolo per la povera gente. Poi è diventato un fatto elitario perché si giocava su cifre da capogiro e il  melodramma è diventato una cosa costosissima. In realtà quello che contava, all’inizio, erano le voci anche se le scene erano fatte di cartapesta.

Signora Ricciarelli, vuole dare un consiglio ai ragazzi che intraprendono oggi lo studio della musica lirica, in un momento di contaminazione e in assenza dei grandi modelli di riferimento del passato?

Se vogliono fare una carriera veramente duratura e importante devono studiare tantissimo. Studiare, studiare, studiare veramente tanto e ascoltare quello che è successo nel passato. Io, ancora adesso, quando ascolto delle cose non necessariamente mie ma che hanno fatto parte della mia generazione, mi viene voglia di piangere. Ma senza rimpianto o nostalgia ma semplicemente perché mi toccano il cuore e non ci sono più.

Grazie, meravigliosa Katia.

Antonella Rizzo

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