A Santa Cecilia si suona e si balla il jazz con Conrad Tao

Conrad Tao Santa Cecilia

All’Accademia Nazionale di Santa Cecilia un concerto trascinante con musiche di George Gershwin e Maurice Ravel, con il fantastico pianista Conrad Tao.

Un concerto così non lo sentivo da tempo. La musica ti cattura sempre ma ieri, sabato 12 novembre 2016, all’Auditorium Parco della Musica è successo qualcosa di incredibile. Complici l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed un giovane direttore già più volte da noi recensito, il colombiano Andrés Orozco-Estrada ed un giovane pianista Conrad Tao, la serata è stata memorabile.

L’inizio prometteva benissimo, con la breve ma vivace ouverture di Samuel Barber The School for Scandal, opera giovanile composta a soli 21 anni da Barber nel 1931, ispirata all’omonima commedia di Richard Brinsley Sheridan del 1777 nella quale si mettono in scene l’ipocrisia e la falsità dell’uomo. Un’ouverture scoppiante, allegra ma anche delicata.

Il brano più atteso della serata era il Concerto in fa per pianoforte e orchestra di George Gershwin, composto nel 1925 ed eseguito per la prima volta alla Carnegie Hall di New York nello stesso anno con il compositore al pianoforte. Si è trattata di un’opera complessa per quest’artista, oggi ricordato solamente per la sua Rhapsody in blue e per altre celebri composizioni come Porgy and Bess, dalla quale è tratta la celeberrima Summertime,  morto giovane a nemmeno 39 anni per un tumore al cervello nel 1937. Per capire meglio le dinamiche orchestrali e creare gli adattamenti, egli affittò un’orchestra. Il concerto di ieri sera ha visto seduto sullo sgabello nero del pianoforte il giovane pianista americano ma di origini cinesi Conrad Tao. Non ho quasi parole per descrivere la bravura di questo simpatico pianista ventiduenne nell’interpretare questo impervia e funambolica composizione. Non potrò mai scordare l’inizio del terzo movimento, dal ritmo scatenato tipico del jazz ma tutto fatto sempre con estrema pulizia, con un’orchestra ed un direttore divini. Noi tutto ci muovevamo e quasi danzavamo con loro.

Nella seconda parte della serata sono state eseguite due famose composizioni del musicista preferito di George Gershwin, cioé Maurice Ravel. La sua Rapsodie espagnole, scritta nel 1907, è ricca del folklore tipico spagnolo ma anche di suggestioni notturne, mentre invece è un ritmo scatenato quello del celebre Bolero del 1928, durante il quale lo stesso tema musicale viene ripetuto in maniera costante partendo da un pianissimo dei legni fino a coinvolgere tutta l’orchestra in un moto quasi orgiastico, con il tamburo che, dall’inizio alla fine, segna costantemente il ritmo, senza mai fermarsi.

Un successo meritatissimo con un pubblico scatenato, in piedi e festante di applausi.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Musacchio & Ianniello)

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