Letteratura Rosa: secondo un saggio è analgesica

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Premessa. Non ho mai letto un romanzo rosa. O almeno… credevo. Chi può affermare con certezza di sapere cosa sia la letteratura rosa? Io non potevo farlo prima di leggere il saggio di cui vi sto per parlare.

Sicuramente, però, sin da piccola ho visto moltissimi Harmony girare per casa o nelle edicole: e chi non ne ha visti? A mia discolpa posso aggiungere anche di amare moltissimo il colore rosa.

E proprio questo colore mi ha attirato verso il libro di Graphe.it, “Breve storia della Letteratura rosa“, appunto, che ha una copertina tutta rosa.

Il breve saggio, piacevolissimo da leggere, ma soprattutto davvero interessante, è firmato da Patrizia Violi, e mi conquista subito:

Il rosa piace perché è analgesico: rassicura, perché semplifica la realtà, fa sognare e sperare che i problemi alla fine si aggiusteranno.

Ed è proprio così, visto che nel mondo si vendono due romanzi rosa al secondo. L’amore vende, l’amore non conosce crisi.

In poche pagine (versione ebook una sessantina) vengo immersa in una storia a me sconosciuta, che mi racconta le origini del romanzo rosa, mi riconduce alla Pamela di Richardson e mi fa approdare ad una serie tv (che ho amato), Elisa di Rivombrosa. Ripercorro la storia del genere rosa dall’Ottocento ad Anna Todd e Felicia Kingsley: scopro topoi letterari, strutture narrative di successo, evoluzioni del genere, leggo nomi di scrittrici come Carolina Invernizio, di cui ho potuto apprezzare la scrittura nella silloge “Donne allo Specchio” e di cui si parla davvero troppo poco.

Non mancano nel testo degli interessanti spunti sulla questione di genere e sul ruolo della donna in questo tipo di romanzi: innamorata sì, magari un po’ inetta…ma mica scema. Alla fine riesce sempre ad arrivare dove vuole, ovvero al lieto fine coronato dalle nozze. Incluse Bella Swan di Twilight e Anastasia di Cinquanta Sfumature.

Quindi il romanzo rosa è un testo da leggere assolutamente?

Forse sì, perché il rosa conforta davvero: come conforta le lettrici di tutto il mondo, ancora oggi, sapere che ci sono storie d’amore che nascono, affrontano delle avversità e poi finiscono bene.

Un happy ending, ogni tanto, non guasta. E su questo siamo tutti d’accordo.

Eppure questo genere letterario è stato spesso considerato di serie B, o peggio, si è ipotizzato che i romanzi rosa fossero solo per ragazze, “cose da donne”. Mi ha fatto piacere appurare il fatto che esistono anche scrittori che si occupano di questo filone letterario. Timidamente si approcciano all’universo rosa e sono felici che la loro scrittura sia definita “da donne”.

In queste poche righe ho trovato un piccolo passo avanti nel cammino verso la parità di genere, visto che, in passato, alcune scrittrici che si occuparono di tematiche epiche furono definite “virili”, e naturalmente l’epiteto non fu percepito positivamente dalle femministe, poiché suggeriva l’idea che esistessero mestieri per uomini e mestieri per donne, tematiche per uomini e tematiche per donne.

Oggi, invece, vi è un lento intreccio, una fusione di ruoli volta al superamento di alcuni paletti mentali che per secoli hanno caratterizzato l’immaginario comune.

Quindi il romanzo rosa è solo per ragazze?

Ne dubito: i romanzi rosa sono cercatissimi su Amazon, in pdf, come download gratis, in tutte le salse possibili. Si tratta di un genere nato in un certo modo, che poi si è sviluppato nel corso degli anni e si è saputo adattare, attecchendo un po’ ovunque. Quindi, che dire? Serie B oppure no, il genere piace a molti, nei secoli dei secoli. Amen?

Alessia Pizzi

Foto (modificata), base di Perfecto CapucinePexels

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