Perché leggere i libri di Raffaele Morelli

perche leggere i libri di raffaele morelli

Mi trovavo ad una cena qualche tempo fa. Avete presente quando nel corso della serata ad un certo punto uno dei commensali tira fuori la frase “luogo comune”? Ce ne sono varie, per tutte le occasioni. Ad esempio c’è quella tra gli universitari, tipo: “Ma che facoltà fa? Scienze della comunicazione. Ah sì, scienze delle merendine…

Insomma, quelle frasi messe così, un po’ a caso, da persone che ovviamente non hanno frequentato quella tale università o fatto quella tal cosa.

Protagonista del luogo comune è stato Raffaele Morelli. Non mi ricordo di cosa si parlasse in quel momento, ma ad un certo punto uno fa: “Come la gente che si legge i libri di Raffaele Morelli”. Io li leggo. L’ho detto con molta naturalezza, e forse l’interlocutore avrà pensato di aver fatto una gaffe. In realtà, mi preme spiegare in questo articolo – come ho fatto anche nel corso di quella serata – che Raffaele Morelli scrive proprio dei libri interessanti.

Una psicologia libera dal pregiudizio

Morelli si fa portatore – insieme al progetto Riza Psicosomatica – di una psicoterapia priva di farmaci, ma soprattutto scevra da sensi di colpa e giudizi. Per certi versi si avvicina alle filosofie orientali nella concezione dell’essere umano e di come dovrebbe vivere. A me ricorda gli studi che ho fatto sul Buddismo e quel sano egocentrismo che l’essere umano dovrebbe avere per realizzare la propria strada al posto dei progetti di gruppo, degli stereotipi e di quello che ci si aspetta da noi.

Possiamo fare i superiori quanto vogliamo, ma la verità è che la popolazione si divide in due categorie: quella delle persone consapevoli di essere influenzate dalla pressione della società, volenti o nolenti, e quelli inconsapevoli. Quelli inconsapevoli sono i più schiavi di tutti. “Amo il mio lavoro e faccio solo quello”, “La famiglia prima di tutto”, “Se non raggiungo quell’obiettivo entro i 30 anni sono un fallito”, “Se non faccio figli che donna sono”. E così via.

C’è da dire che alcune persone soffrono più di altre questa schiavitù. Primariamente perché se ne rendono conto, secondariamente perché non sanno come staccarsela di dosso senza sentirsi sbagliati. Sarebbe un po’ come rinnegare una madre, no?

I libri di Raffaele Morelli sono lontanissimi da quelli dei guru, che ti offrono le soluzioni per essere felici o vincere l’insicurezza. Morelli racconta, nemmeno insegna, che ci sono altri punti di vista. E questo mi ha ricordato molto una teoria Sufi: se fai sempre la stessa cosa e ottieni sempre la stessa reazione, cambia la tua azione e vedi che succede.

Essere o dover essere

L’accoglienza è il punto cardine di questo approccio: un’accoglienza di tutti gli stati d’animo, anche i più terribili, senza giudizi. I pazienti non vanno in terapia per piangersi addosso, ma per imparare a fantasticare. Fantasticando arrivano le immagini, con le immagini la pace, con la pace la soluzione. La strada si fa limpida e le cose capitano. Arrovellarsi sulle “cose da fare” è proprio sopravvalutato: spesso, quelli che riteniamo i nostri peccati, le cose “da mettere a posto”, altro non sono che energie che ci stanno comunicando qualcosa di molto importante. Solitamente il messaggio nascosto è quello di salvare la nostra unicità dall’omologazione che ci insegue ogni giorno, quel dover essere a cui i social network hanno unito il dover apparire.

Lontano dalla storia personale c’è la libertà

La parte che mi colpisce sempre di più della teoria proposta è quella in cui Morelli invita a stare alla larga dagli psicoterapeuti che danno la colpa alla storia personale. Sei così perché tua madre… Fai così perché tuo padre…

Quante persone, ormai adulte, ancora si nascondono giustificandosi per delle colpe altrui? Arrivare a 30 anni e credere che sia ancora colpa dei miei genitori se ho un determinato atteggiamento è un po’ come prendersela con una storia ormai morta. Il vittimismo che questo atteggiamento crea dentro di noi ci rende eterni bambini deresponsabilizzati: non potrò mai essere felice se mia madre ha fatto così. Essere consapevoli che alcune cose dipendono da noi e altre no è già un primo passo. Se faccio una cosa oggi, è perché oggi ho quella esigenza, non perché mia madre ha fatto così 30 anni fa. Liberare la nostra storia significa liberare noi stessi dalle catene che ci tengono prigionieri. Oggi sono così perché è così: domani chi lo sa?

Da appassionata di psicologia ho letto moltissimi testi – da Freud a Osho – eppure quando sono in affanno, mi aiutano solo quelli di Raffaele Morelli: insieme ai video e al giornale mensile Riza sono dei validi supporti alla vita stressante e pressante che siamo costretti a vivere ogni giorno. Li suggerisco a tutti quelli che non si fanno mai ingabbiare dal pregiudizio e hanno bisogno di respirare aria diversa.

Alessia Pizzi

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