Alla scoperta delle origini della letteratura noir italiana in un saggio da brividi

letteratura noir

Andrea De Luca con il suo La scienza, la morte, gli spiriti, ci conduce nei meandri della letteratura noir italiana, in un viaggio tutto da leggere.

Ecco a voi un libro per conoscere le origini della letteratura noir italiana e scoprire storie da brividi.

Sapevate che per certi aspetti il padre del romanzo giallo è stato il grande Aristotele? Ebbene sì il filosofo greco, nella sua Poetica, il libro che sarà secoli dopo al centro del bellissimo Il nome della rosa di Umberto Eco, scrisse:

«la tragedia deve provocare paura, terrore, catarsi nello spettatore.»

Concetti chiave che hanno fatto la fortuna di scrittori e di registi horror.

Questa è solo una delle tante scoperte che regala La scienza, la morte, gli spiriti. Le origini del romanzo noir nell’Italia fra Otto e Novecento.

Edito da Marsilio, questo saggio è scritto da uno che conosce bene la materia.

Laureato in lingue all’università di Pescara, Andrea De Luca, dopo aver insegnato in diverse parti del mondo, vive e lavora in Belgio, dove è membro della Società Dante Alighieri.

Alla letteratura gialla, specie quella italiana, e alle sue origini, ha dedicato molti studi e seminari da cui è scaturito questo piacevolissimo saggio, il cui merito principale è proporre al lettore la storia di un genere che ancora oggi non smette di mietere successi.

Le origini del noir in Italia.

Il noir in Italia affonda le proprie radici nei romanzi d’appendice, libri che venivano pubblicati a puntate dai due principali giornali italiani: Il Secolo e Il Corriere della Sera.

Rivisitazione, in salsa nostrana, dei feuilleton francesi, che avevano fatto la fortuna di scrittori quali Dumas e Victor Hugo. Il primo pubblicò a puntate Il Conte di Montecristo, il secondo, invece, lo straordinario Notre-Dame de Paris.

De Luca sottolinea lo stretto legame che intercorre fra la nascita e l’affermazione del noir in Italia, e il successo di scienze positiviste come l’antropologia, la sociologia e, ovviamente, la criminologia.

Nelle oltre 130 pagine del volume, il filo nero che lega Edgar Alla Poe, Conan Doyle e altri autori gialli ai primi autori nostrani, viene totalmente dipanato.

Si tratta di una forma letteraria, in verità, che agli albori è piuttosto indefinita, specie in Italia.

Così De Luca:

«(…) è difficile tracciare una netta linea di separazione tra generi in questa epoca. In questo tipo di romanzo la commistione tra giudiziario, giallo, gotico, denuncia sociale è davvero alta.»

Figura centrale del saggio di De Luca è certamente Francesco Mastriani, una sorta di protogiallista. Autore di oltre cento romanzi, ambientati nel sua Napoli ottocentesca, Mastriani fu non solo molto prolifico ma anche molto apprezzato.

Seppur osannato da personalità quali Benedetto Croce, Antonio Gramsci e Matilde Serao, non incontrò i favori della dalla critica. Per questa, infatti, Mastriani faceva letteratura popolare, con buona pace di quanto asseriva Gramsci relativamente all’importanza di questa forma di scrittura.

Trascurato dalla critica ma non da De Luca, per il quale Mastriani:

«rimane una delle massime voci dell’Ottocento partenopeo, la sua opera, – a metà tra Verismo e investigazione – darà il via a una serie di cambiamenti nel mondo letterario dove per la prima volta si fondevano scrittura naturalista, Verismo, denuncia sociale ed elementi di giallo.»

Non solo Francesco Mastriani.

Il saggio di De Luca racconta di altre figure fondamentali nella genesi del romanzo giallo italiano.

In primis Matilde Serao.

La grande giornalista napoletana, che trascorse l’infanzia in Grecia dove si era rifugiato il padre per le sue idee antiborboniche, fu una importante autrice del genere. Il suo Il delitto di via Chiatamone rappresentò un vero e proprio punto di riferimento per la nascente letteratura noir.

Ambientato ovviamente a Napoli, il romanzo muove le fila di un singolare omicidio.

Su un tram, una bella fanciulla, con l’espressione triste, viene misteriosamente uccisa da un solo proiettile.

Un incipit geniale, come ricorda De Luca, che sarà una sorta di archetipo per tutti i gialli a venire. In poche righe si condensano tutti gli elementi della trama, ivi compresa la presenza, per la prima volta, di un investigatore ben definito.

Anche il marito della Serao, Edoardo Scarfoglio, fu attirato dalla letteratura noir.

Nel 1883 Scarfoglio dà alle stampe Il processo di Frine. Si tratta di una raccolta di novelle noir ritenute dallo scrittore: «esercizi preparatori per acquistare la coscienza piena delle presenti condizioni del romanzo.»

Insomma un lavoro propedeutico per il grande salto nella letteratura più impegnata.

Nella cerchia dei giallisti napoletani troviamo anche un partenopeo doc: Salvatore Di Giacomo.

Uno dei padri della canzone napoletana, Di Giacomo non disdegnò una parentesi noir.

L’autore della celebre Era de Maggio scrisse una raccolta di novelle dal titolo: Pipa e boccale. Ambientati in una lugubre e sinistra città tedesca, questi racconti risentono, e non poco, dell’influenza del grande Poe ma anche del tedesco Hoffman.

Ma a cavallo dei due secoli la letteratura noir in Italia non fu solo ad appannaggio di scrittori napoletani.

De Luca cita i casi di autori settentrionali come Emilio De Marchi, con il suo Il cappello del prete, ma anche Carolina Invernizio e Cletto Arrighi.

Ma la parte più affascinante del saggio della Marsilio è senza dubbio quella dedicata a Luigi Capuana.

L’autore nativo di Mineo, che con Giovanni Verga fu uno dei più importanti protagonisti del Verismo, nell’ultima fase della sua vita fu stregato dal mondo dello spiritismo e del noir.

Si tratta di una pagina poco nota che De Luca sviscera in modo esauriente.

La scienza, la morte, gli spiriti è un libro che parla di libri e di quella letteratura che sarebbe ora di sdoganare, conferendole il giusto e meritato valore. Perché alla fine la differenza non la fa il genere, ma solo e soltanto la qualità di ciò che viene scritto.

Maurizio Carvigno

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