Le regole degli amanti: la recensione del nuovo romanzo di Yari Selvetella

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Le regole degli amanti è il nuovo romanzo di Yari Selvetella edito da Bompiani e disponibile in libreria dal 9 settembre.

In questo libro lo scrittore romano esplora la relazione tra due amanti, come si intuisce dal titolo, e per la precisione tra un uomo e una donna che stilano un decalogo, il “Manifesto dell’amore lieve”, affinché il loro amore duri nel tempo.

Il patto vale trent’anni – salva la possibilità di rescinderlo informalmente e senza motivo in qualsiasi momento. Decorso il termine, se davvero arriveranno a tanto, trarranno le conseguenze di quella loro scelta che è al tempo stesso frivola e militaresca. Diventano, insieme, custodi di una promessa e autori di una storia che forse un giorno dissuaderà, convincerà o illuderà altri come loro. Sono scrittori, giuristi, sociologi.

Ma contestualizziamo la vicenda.

Ci troviamo nel 1989, a Roma. Iole e Sandro sono due borghesi che si sentono affogare nella propria quotidianità: sono entrambi sposati e dai loro matrimoni sono nati anche dei figli.

Quando i due si incontrano in un caffè capiscono di piacersi reciprocamente e così inizia la loro storia.

Gli anni passano e Iole e Sandro vivono la loro relazione clandestina leggendo libri, progettando fughe convinti che la loro storia non possa essere scoperta, senza mai raccontarsi le loro “altre” vite.

Se e come arriveranno al traguardo dei trent’anni lo si scopre solo alla fine del romanzo e non saremo noi a spoilerare.

Le regole degli amanti è un romanzo a due voci, maschile e femminile, che si alternano a riportare la propria storia.

Il racconto caratterizzato dall’avvicendarsi dei punti di vista non è una novità per il genere di narrazione che affronta il tema delle relazioni extraconiugali: penso alla prima stagione di The affair in cui si alternano il punto di vista di Noah e quello di Alison o a Terapia di coppia per amanti, romanzo di De Silva in cui la storia è vista attraverso gli occhi di Viviana e Modesto.

La “novità” è rappresentata dalla presenza dei “Materiali” (inseriti tra un punto di vista e l’altro) come ad esempio una lettera mai inviata ma scritta da Iole per sua figlia Giulia, le istruzioni per un perfetto consumo del brik tunisino, sms inviati, le parole di una canzone. Si tratta a tutti gli effetti di ipertesto in forma cartacea.

Anche se il lettore guarda la storia con gli occhi dei due personaggi gli risulterà difficilissimo empatizzare con i protagonisti del romanzo.

Lo stesso Yari Selvetella a proposito di Iole e Sandro ha dichiarato a Vanity Fair:

li volevo imperfetti, come le persone che mi affascinano di più nella vita reale. Li volevo irritanti, perfino cinici, volevo gioire dei loro slanci e indignarmi del loro cinismo, volevo perdermi in loro per conoscere meglio me stesso come si fa in una città sconosciuta.

Spesso mancano il coinvolgimento, l’immedesimazione e l’identificazione con Iole e Sandro.

Il lettore difficilmente riesce ad entrare totalmente nella storia narrata. I due registi/protagonisti sembrano imporgli infatti una costante semi-soggettiva che produrrà un effetto straniante.

Valeria de Bari

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