A lezione di libertà con le donne arabe

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la nostra rivoluzione: voci di donne arabe

Hamid Zanaz intervista le donne arabe e dipinge con chiarezza il quadro dei tabù islamici sul rapporto tra i sessi.

L’emancipazione della donna occidentale sta ricevendo moltissima attenzione in questo momento storico. Le lotte linguistiche, che molti definiscono “ridicole”, hanno lo scopo di raccontare un forte mutamento sociale, che sta lentamente modificando il rapporto tra i sessi. Non solo in ambito lavorativo o accademico, dove si tenta di superare l’asimmetria sessuale, ma soprattutto in quello umano, dove si cerca di un nuovo modo per essere insieme protagonisti della Storia, senza schiacciarsi l’uno l’altro.

E non è un caso, forse, se mai come ora si parla di violenza sulle donne come se qualche uomo fosse stato sopraffatto da questa crisi di genere, ma soprattutto non è un caso che si faccia il confronto con altre società. In tal senso il termine di paragone (negativo) è il mondo islamico, sotto i riflettori non solo per tematiche legate all’universo femminile, purtroppo.

La laicità è alla base della democrazia. (Nadia el Fani)

L’integralismo islamico si è fatto notare prima di tutto per le sue donne velate. L’immensità di giudizi e pregiudizi che piovono ogni giorno sulla questione è direttamente proporzionale alla nostra ignoranza in materia. Per questo ho trovato attuale e illuminante leggere la raccolta di interviste alle donne arabe pubblicata da Elèuthera.

Giornaliste, scrittrici, docenti e attiviste raccontano con amarezza il problema più grande della società islamica: l’ignoranza. Un’ignoranza che scaturisce dal giogo religioso, impedendo alla comunità di fondarsi su valori laici, come i diritti umani.

la nostra rivoluzione: voci di donne arabe

Senza la liberazione della donna, non c’è libertà né per l’uomo né per la società. (Ola Abbas)

L’antica interpretazione del Corano, che si riflette nell’obbligo del velo, continua a raccontare ai fedeli una terribile verità implicita: che gli uomini sono belve indomabili e che le donne, strumenti di peccato, devono essere nascoste e controllate. Questo sminuisce entrambi i sessi, non solo quello femminile. Il paradosso si verifica velando anche le bambine piccole, che quindi sarebbero papabili oggetti del desiderio sessuale già in tenera età?

Attraverso la duplice oppressione, maschile e femminile, la religione viene utilizzata come pretesto per dominare la comunità con un pensiero decisamente arretrato. La libertà, quindi, non esiste per nessuno.

La nostra rivoluzione: voci di donne arabe è il felice esempio del dinamismo femminile in una società retrograda, oppressiva e patriarcale. È testimonianza del coraggio delle donne arabe, che vogliono far sentire la propria voce senza vergogna, anche a costo della libertà o dell’incolumità. Quella che viene proposta è una rilettura integrale del patrimonio islamico e la necessaria divisione tra Stato e Chiesa. Anche la recente Costituzione Tunisina viene definita dalla giornalista Zineb El Rahzoui come ancora lontana dalla modernità politica.

Questo libro apre una finestra su un’alterità che ormai fa parte del nostro quotidiano e che, tuttavia, non conosciamo ancora a fondo. C’è dell’altro, però, nel riflesso di queste menti illuminate che raccontano la sottomissione delle donne islamiche: c’è il nostro volto di occidentali. Perché la nostra storia, e a volte anche il nostro presente, non sono poi così diversi. Il problema sembra rimanere sempre lo stesso nell’animo femminile, anche se su vari livelli: quella vocina interna, che riecheggia secoli di svilimenti e che sembra instillare il dubbio velenoso “di non essere in grado”. Di cambiare le cose, di cambiare la storia. Ma sappiamo bene che in fondo non è così.

Leggere questo libro è quasi un dovere verso noi stessi.

 

Alessia Pizzi

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