Il respiro dell’isola: tre eroine, tre isole. Intervista a Giovanna Pandolfelli

il-respiro-dell-isola-giovanna-pandolfelli

Chi spaccia cultura con noi? Vi presentiamo Giovanna

Di Roma, vive da tempo in Lussemburgo. Si occupa di interculturalità, diffusione di cultura italiana e multilinguismo, ma anche di coaching emotivo e mediazione familiare. Nel tempo libero… scrive, se non scrive progetta di scrivere, se non progetta pensa a cosa ha appena scritto. A volte, per distrarsi, dipinge.

Angela, Adele, Amina. Tre donne le cui vite si intrecciano sulla stessa Isola. Andare e venire, partire e tornare, perdersi nel continente. Eppure il respiro costante dell’Isola alita sulle loro esistenze tanto da farle sentire d’un tratto, in un modo o nell’altro, isole esse stesse. Un vento che trascina con sé odori e sapori: origano, capperi e peperoncino condiscono quella che, pagina dopo pagina, può essere letta come una storia universale, un messaggio di speranza per chi valica i confini della (in)certezza muovendo verso mete imprevedibili e trovando, perché no, un briciolo di serenità dall’altra parte del mare o semplicemente facendo un giro attorno all’isola in cui in fondo ha sempre abitato.

Il respiro dell’Isola, edizioni Kalos, marzo 2020

Prima di tutto ti voglio ringraziare di essere qui con noi a spacciare cultura. Noi ci siamo viste solo una volta a Roma ma io sono una tua fan, quindi sono molto contenta di poterti intervistare.

  1. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

La stima è reciproca, cara Barbara, grazie a te e a questo meraviglioso salotto letterario che ci ospita.

Il respiro dell’Isola (edizioni Kalos) è nato dalla riflessione sulla vita isolana, in particolare delle donne. È uno sguardo sulla femminilità, sulla realizzazione professionale e personale delle donne, sulla maternità biologica e adottiva. Il romanzo tocca vari temi intorno alla donna, ma anche intorno all’alterità. Mi interessa sempre indagare l’incontro con il diverso, sotto vari aspetti. In questo romanzo il diverso è rappresentato da chi non fa parte della comunità isolana, da chi non corrisponde agli stereotipi, da chi non accetta certe regole sociali che ne limitano la libertà.

Il romanzo indaga il microcosmo dell’Isola, con la maiuscola, che rappresenta il nostro terreno interiore, emotivo, i confini entro i quali ci muoviamo e oltre i quali gettiamo lo sguardo.

Nella scrittura mi piace cimentarmi con tematiche e situazioni nuove, non necessariamente note o legate ad esperienze dirette. Questo richiede una preparazione e una fase di ricerca approfondita che trovo molto stimolante, è come se in quel periodo indossassi occhiali che mettono in risalto ogni dettaglio potenzialmente utile al romanzo che sto progettando. Vedo tutto in sua funzione. Per me scrivere è scandagliare realtà nuove, entrare in vite diverse, per questo la fase di ricerca di solito mi prende parecchio tempo.

  • Sicuramente la seconda domanda non può che riguardare l’essenza del libro, a mio parere, almeno. Cosa vuol dire essere donna per te? Il libro ha per protagoniste tre eroine, donne forti. Cosa vuol dire essere una donna forte?

Essere donna significa semplicemente vivere la propria essenza femminile. Ognuno a suo modo. La forza deriva dalla consapevolezza che si acquisisce del proprio valore e delle proprie potenzialità, oltre i pregiudizi e gli stereotipi. Le mie protagoniste sono molto diverse tra loro per indole e per destino, eppure accomunate da una determinazione che le muove alla ricerca di un altrove, fisico e interiore. La misteriosa Amina, di cui non sappiamo molto, è come una cometa, il suo passaggio attraversa l’Isola senza passato né futuro, ma lasciando un’impronta molto concreta di sé. Angela e Adele, isolane, sono amiche di infanzia, condividono uno stretto legame eppure sono tanto diverse tra loro: una razionale, posata, decisa, l’altra impulsiva, sensuale, sventata. Tutte e tre compiranno un percorso di consapevolezza che le condurrà per la propria strada, non sempre la più facile, ma scelta da loro.

  • La storia di queste donne è interessante: come si collega alla tua vita? O non ci sono collegamenti? Come si aggancia alle vicende italiane e di cronaca?

Il respiro dell’Isola narra vicende verosimili, anche se non ci sono collegamenti diretti a fatti specifici di cronaca. Il romanzo si ambienta su un’Isola metaforica, mai nominata, se non per i rari accenni a fatti di cronaca che contestualizzano la trama.

Sull’autobiografismo trovo sempre difficile dare una risposta sincera. D’istinto direi che non è presente in questo romanzo poiché non ho attinto consapevolmente a vicende personali. Eppure, a pensarci bene… uno scrittore non prescinde mai da se stesso. Non le vicende, né i personaggi principali, ma dettagli all’apparenza insignificanti di persone, luoghi, situazioni, ricordi, finiscono sempre per insinuarsi nell’inchiostro della penna in un momento in cui la mano si distrae e lo sguardo stanco si annebbia. Ma a cosa servirebbe indicare al lettore di quali dettagli si tratta? Li lascio alla vostra interpretazione.

  • Parliamo del luogo dove avvengono le vicende: l’Isola ha un significato metaforico? E il mare?

Come accennavo prima l’Isola è una metafora, così come lo è il mare. Quanto a quest’ultimo mi disturba sempre il fatto che sia una parola maschile in italiano. Da un’etimologia neutra solo il francese ha sviluppato un femminile che sento come maggiormente adatto per questo sconfinato ventre materno quale considero il mare. Il mare che nutre i suoi figli, li culla ma può anche rifiutarli e inghiottirli, anche di questo è capace una madre. Il mare -i cui capricci dipendono dalla luna- evoca in me sensazioni del tutto legate al mondo ciclico femminile.

Tornando alla domanda sull’autobiografismo, il mare può essere considerato un elemento autobiografico, fa parte di me, del mio vissuto.

  • L’ultima domanda vuole conoscere il tuo background letterario. Quali sono i tuoi scrittori favoriti? E come ti hanno influenzato nella scrittura?

Una delle mie autrici favorite è Elsa Morante e L’isola di Arturo è forse il libro che più mi ha formato. Il respiro dell’Isola si ispira fortemente alle atmosfere di quel capolavoro. Tra i classici amo anche molto Pirandello per la sua prospettiva sulla relatività della realtà. Virginia Woolf è un’altra fonte di ispirazione per la sua capacità di ritrarre atmosfere e Gita al faro, citata anche nel mio romanzo, è stato una pietra miliare della mia formazione letteraria. Potrei andare avanti ore ovviamente, ma ci tengo ad aggiungere una recente scoperta contemporanea: Laura Imai Messina che, narrando del suo Giappone, propone tematiche universali con uno sguardo a cavallo tra oriente e occidente.

In generale, amo gli stili puliti ed eleganti, magari con qualche tratto un po’ rétro, e amo le trame intimistiche, dove non succede molto ma ci si lascia cullare dalle sensazioni. Amo gli guardi altri, trasversali, a cavallo tra…, che fanno da ponte, che non si limitano ad andare dritti. Mi auguro di essere riuscita ad inserire questi ingredienti nel mio romanzo e a mescolarli con sufficiente sapienza.

Barbara Gabriella Renzi

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui