“Il cielo che ci cade sulla testa”: verità e leggende sugli asteroidi

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“Il cielo che ci cade sulla testa”: verità e leggende sugli asteroidi

Ci vediamo domani? Sempre che il cielo non ci cada sulla testa”, questa è la frase che gli irriducibili Galli dicevano salutandosi nel fumetto Asterix di René Goscinny.

Il cielo che ci cade sulla testa” è anche il libro appena uscito, scritto da Ettore Perozzi, astrofisico, divulgatore scientifico e responsabile per Deimos Space delle operazioni del NEO (Near Earth Object), Coordination Centre dell’Agenzia Spaziale Europea presso l’ESRIN di Frascati.
Nel libro si parla di asteroidi, comete, degli impatti più “celebri”, di leggende e miti da sfatare. Abbiamo incontrato l’autore in un piccolo cafè pasticceria, dallo stile un po’ francese, di uno dei quartieri più deliziosi di Roma, Città Giardino.
La prima domanda è molto classica, ma sempre attuale e ci serve per fare chiarezza in questo universo di oggetti liberi nello spazio:
Qual è la differenza tra meteoriti, asteroidi e comete? Un meteorite è ciò che rimane di un piccolo asteroide quando arriva sulla terra dopo essersi in parte bruciato entrando in contatto con l’atmosfera. Se l’asteroide non è tanto grande, dell’ordine di qualche metro, viene chiamato meteoroide: darà luogo alla caduta di meteoriti a seconda dalla sua grandezza, composizione chimica e struttura interna. Una cometa invece è un corpo celeste composto da ghiaccio che sciogliendosi disperde nello spazio una nube di gas e polveri che producono un effetto “coda” luminoso.
il cielo che ci cade sulla testa
Dove e come si formano gli asteroidi?
Gli asteroidi si trovano quasi tutti tra Marte e Giove, sono concentrati in quella zona perché proprio lì doveva nascere un pianeta. All’inizio si pensava fossero i resti di un pianeta esploso, poi si è capito che il processo di formazione planetaria avviene per aggregazione di una miriade di piccoli corpi celesti, come tanti mattoncini del Lego che, incontrandosi a basse velocità, si riescono ad unire. Nel nostro caso Giove, con la sua grande massa ha innalzato le velocità relative dei corpi che, invece di assemblarsi, si sono scontrati e frantumati in pezzi di diverse dimensioni: gli asteroidi. Alcuni di questi frammenti, dopo una lunga evoluzione dinamica giungono poi in vicinanza della Terra.
 
Con quale frequenza cadono sulla terra?
Quelli che possono determinare dei cambiamenti climatici su larga scala, definiti Dinosaurus killer, hanno dimensioni maggiori di 1 km, sono circa un migliaio e potrebbero cadere sulla terra con una frequenza dell’ordine delle decine o centinaia di milioni di anni. Questi tempi diminuiscono con le dimensioni e quindi con il potenziale danno; anche se la terra è composta da 2/3 acqua e delle terre emerse solo il 15% è abitato è meglio comunque tenerli sotto controllo.
Quali sono i pericoli per la Terra? 
Tre cose sono pericolose per la nostra civiltà che ormai possiamo considerare “spaziale”: i detriti, l’attività solare e gli asteroidi.
I detriti spaziali sono i residui orbitanti di cinquant’anni di attività umane nello spazio e potrebbero entrare in collisione con satelliti operativi oppure cadere sulla Terra; sia l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) che l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) studiano come monitorare i detriti, e come agire in caso di collisione per proteggere le infrastrutture spaziali.
Il secondo pericolo proviene dal Sole: nel 1878 quello che è chiamato “Evento Cunningham”, dimostrò che una attività solare anomala può provocare delle intense tempeste magnetiche sul nostro pianeta con conseguente sovraccarico delle linee elettriche; a quel tempo i telegrafisti furono colpiti da scosse elettriche e vi furono aurore boreali in regioni anche molto lontane dai poli. Se succedesse adesso salterebbero tutti i satelliti, le centrali elettriche, ci sarebbe un black out totale.
Infine gli asteroidi, sono sì una minaccia, ma in linea di principio prevedibile;
lo scopo dei programmi di monitoraggio è infatti riuscire a prevedere una eventuale collisione con largo anticipo in modo da tentare di deflettere la traiettoria dell’asteroide. Per questo ogni volta che si scopre un asteroide, si calcola la sua traiettoria per circa cento anni nel futuro per valutare il rischio di possibili impatti con la Terra.
Attualmente si scoprono più di cento nuovi NEO al mese, di cui esiste un catalogo on-line; per evitare eventuali “cospirazionisti” le informazioni sul rischio asteroidale sono pubbliche; possono essere consultate ad esempio sul sito dell’Agenzia Spaziale Europea all’indirizzo http://.neo.ssa.esa.it
I meteoriti hanno un valore economico?
Dato che seppure in piccola percentuale sono composti anche da metalli preziosi, alcune società private americane stanno pensando a aprire delle “miniere nello spazio” ma il costo per estrarre i metalli è ancora troppo alto.
Sembra molto più interessante e utile estrarre l’acqua intrappolata negli asteroidi come risorsa da poter utilizzare per ottenere il carburante necessario alla propulsione spaziale.
Lei è già al quinto libro di divulgazione scientifica: cosa l’ha portata a scrivere in particolare di questo argomento?
Innanzitutto volevo raccontare quello che ho fatto negli ultimi 10 anni della mia vita e poi volevo fare un esperimento di scrittura e la casa editrice Il Mulino è stata molto disponibile nell’accoglierlo.
Oggi con internet il libro diventa una delle tante fonti a cui attingere e anche sempre meno utilizzata: ho quindi pensato al libro come a un portale, una fonte autoritativa in grado di catturare l’attenzione del lettore per guidarlo nell’approfondimento in rete. 
Inoltre chi si occupa di asteroidi “pericolosi” non può prescindere dalla comunicazione diretta con il pubblico per evitare ogni “catastrofismo” ingiustificato: nel libro si racconta come sia l’Agenzia Spaziale Europea che la NASA lavorano con successo da anni per proteggerci dai rischi di origine cosmica.
Gli asteroidi hanno dei nomi, e lei ne ha uno dedicato?
Sì, nel libro è spiegato come si attribuisce il nome partendo da una “targa” provvisoria fino alla proposta definitiva da parte di chi l’ha scoperto. Non essendo un “osservativo” gentilmente un astronomo mi me ne ha dedicato uno, che si chiama Perozzi ed è l’asteroide n. 10027. 
 
Sara Cacciarini

Sara Cacciarini giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze Naturali e ha conseguito un Master di Comunicazione e Giornalismo Scientifico a La Sapienza di Roma. Collabora con CulturaMente dal 2016, è appassionata di teatro, musica e cinema.

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