Oro e polittico tardogotico: il Quattrocento si racconta a Fermo

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Sulla scia degli eventi marchigiani, a sostegno della ripresa, è stata inaugurata, lo scorso 21 aprile, la mostra Il quattrocento a Fermo, Tradizione e avanguardie da Nicola di Ulisse a Carlo Crivelli, presso la Chiesa di San Filippo a Fermo. L’evento, attivo fino al prossimo 2 settembre, esibisce importanti esempi dell’arte quattrocentesca nella zona del fermano.

Quando pensiamo al Quattrocento, pensiamo sempre a Cosimo de’ Medici e a suo nipote Lorenzo. Pensiamo alla cupola di Brunelleschi e al David di Donatello. Il Quattrocento, insomma, è fiorentino. Così almeno viene da dedurre pensando alla prima immagine che ci sale in mente appena sentiamo nominare quel secolo. Ovviamente non è così.

Fermo, come altre città italiane, ha visto fiorire in seno delle esperienze artistiche peculiari autoctone e di influenza esterna. Il dialogo continuo con l’Umbria e, successivamente, con l’area veneta è visibile senza ombra di dubbio dal continuo crocevia di artisti che vennero convocati in città. Da Nicola di Ulisse ai fratelli Crivelli, il versante adriatico della penisola evidenza un’epoca di reciproci scambi.

Accentuato da grandi pannelli blu, per la mostra, campeggia in tutto il suo splendore l’oro tardo gotico.

La madonna col bambino in trono e due angeli e il Cristo Risorto, ne sono due esempi emblematici. La luce e la grandiosità del divino vengono celebrati dal colore più prezioso.

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Avanzando nel percorso, si arriva alle opere di Vittore e Carlo Crivelli. A dialogo, una di fronte l’altra, due pale d’altare, rispettivamente alla firma di Vittore e di Carlo. Un trionfo del polittico gotico che non disdegna però piccole ma significative concessioni ad influenze esterne.

Contornato dalle ceramiche della scuola di Mattia Della Robbia e di manoscritti dell’epoca, il fruitore compie un viaggio attraverso i colori. L’oro, castellano del suo feudo, apre uno spiraglio di luce nelle sue mura possenti quanto basta perché elementi prospettici e naturalistici facciano il loro ingresso.

Un percorso artistico sintetico ma non per questo incompleto. Interessante e affascinante, consente di scoprire e di riscoprire una parte troppo trascurata della storia artistica del nostro paese.

Serena Vissani

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