Lato B, un altro genere di storia: la mostra contro la violenza sulle donne

Lato B, un altro genere di storia: la mostra contro la violenza sulle donne

Negli ultimi mesi del 2017 Spazio Rizzato, presso Marano Vicentino, ha accolto una mostra speciale per supportare la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

Due i protagonisti dell’esposizione curata da Alice Traforti, 22 le opere proposte: 20 fotografie inedite scattate da Elisabetta Roncoroni e 2 installazioni realizzate da Joseph Rossi.

LATO B, un altro genere di storia

Il titolo della mostra, intrigante e provocatorio, parla da solo. Si evince con chiarezza la necessità di dare voce a una storia taciuta, come se si trattasse del lato B di una vecchia audiocassetta, ancora tutto da ascoltare. Quest’altro genere, quindi, serve a rendere completa l’esperienza umana che per troppo tempo ha conosciuto un solo coro, generando tra i sessi una serie di tabù, stereotipi, prevaricazioni e rivendicazioni che trovano in questo secolo uno dei terreni più fertili tanto per manifestarsi quanto per essere superati.

Elisabetta fotografa nudi di donne lanciando una sfida alla società dell’apparenza, che vuole corpi perfetti e allo stesso tempo li condanna se troppo scoperti. Quante volte abbiamo sentito dire che una donna stuprata o vittima di femminicidio se l’è cercata perché troppo appariscente?

Joseph, d’altra parte, risponde con un messaggio inclusivo, giocando con luci e parole per suggerire una complementarietà che non può essere più ignorata e che trae le sue origini dalla filosofia classica.

La coppia di artisti, pur manifestando ispirazioni totalmente differenti, canta all’unisono lo stesso invito di apertura, proponendo un confronto volto al superamento di uno degli scismi fondamentali dell’umanità: quello tra universo maschile e femminile.

Avevo un libro fotografico, Manhood, su come gli uomini vivono la virilità in questo momento storico. Alcune mie amiche mi hanno suggerito di non leggerlo in metro perché era pieno di immagini di peni. Questo mi porta a chiedervi: quanto è ancora (paradossalmente) tabù il nudo nella nostra società? 

E.R.: Io credo che le persone siano molto abituate a vedere il corpo femminile nudo. Tuttavia, se una persona, uomo o donna che sia, decide di leggere un libro in cui ci sono figure maschili senza censure, automaticamente viene etichettato come un depravato o, nel caso di un uomo, come omosessuale. Il nudo, purtroppo, rimane ancora un tabù nella società attuale e viene accettato solo per ciò che concerne la pornografia e non l’arte.

J.R. Tabù non è condizione assoluta bensì situazionale. I tabù variano in base alla civiltà ed alle epoche caratterizzando la vita di una determinata società in un preciso momento storico. Quando si parla di società, di quale società si sta parlando? La società contemporanea è un melting-pot di molte culture diverse a volte lontanissime tra loro. Così ciò che a qualcuno apparirà scandaloso ad altri risulterà assolutamente normale.

Il lato A è sempre quello “più gettonato”. Se il lato A della storia contemporanea è la violenza di genere, quale sarebbe il lato B?

E.R.: Voglio pensare al lato B come qualcosa di opposto al lato A. Mi auguro che ci siano ancora tante donne che non hanno paura di mostrare le loro imperfezioni e le loro debolezze davanti agli altri, perché credo che sia giusto educare questa società all’imperfezione naturale e all’accettazione del proprio corpo, senza obbligare le persone ad accettare standard innaturali e che non appartengono alla propria fisionomia.

J.R.: La storia, antica e contemporanea, è segnata da svariate forme di violenza. La violenza di genere è sempre esistita, ora se ne parla. Questo è un passo verso l’accettazione di una minoranza che è destinata ad evolvere per arrivare ad includere “il suo opposto”.  Non più lato A, non più lato B. Accettare il diverso da sé come altro, non come nemico.

La donna è stato lato B per molti secoli, nel senso che è stata considerata secondaria ovviamente. Qual è il messaggio delle vostre esposizioni e come credete possano intersecarsi tra loro?

E.R.: Per quanto mi riguarda la donna è il lato A. A casa ho avuto esempi di donne molto forti che hanno raggiunto i propri scopi con tenacia e perseveranza senza aver bisogno di un uomo. Questo non toglie l’importanza di una figura maschile. Semplicemente, per quanto mi riguarda, la donna è forte ed è un perno attorno a cui gravitano molte cose. Attraverso la mia esposizione, Peaux, ho voluto mostrare tutta la forza del corpo femminile e quanto riesca ad essere meraviglioso nella sua imperfezione. Niente a che fare con l’immagine della donna che ormai siamo abituati a vedere.

JR: Nel caso del trittico neON / neOFF ho voluto rappresentare il concetto Platonico di unità espresso sul “Simposio”.

[dt_quote type=”pullquote” layout=”right” font_size=”big” animation=”none” size=”1″]“Un tempo gli uomini (in realtà si tratta di ermafroditi, esseri androgini che venivano rappresentati come esseri femminili e dotati di genitali maschili) erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”.[/dt_quote]

Secondo il mito però, gli esseri umani erano una coppia che poteva essere formata da un uomo e una donna ma anche da due donne o due uomini, quindi non era presente nessuna forma di “genere” o meglio, erano presenti tutti. Le parole presentate sono tutte al femminile ma tutte includono anche il maschile. L’uomo è parte, la donna è il tutto.

Da quale necessità è scaturita la vostra opera?

E.R.: La mia opera è scaturita dalla necessità di oppormi a degli standard che violano la libertà di espressione personale e artistica. Ho voluto mostrare il corpo femminile nella sua delicatezza e semplicità. Non tutto il nudo è pornografia e dovrebbe essere possibile esprimere la propria arte senza vincoli di social networks, che ormai utilizziamo quotidianamente, che osannano la pornografia e discriminano gli artisti che ritraggono il corpo.

J.R.: Porre attenzione e condividere un fenomeno tristemente attuale: il femminicidio come forma estrema di violenza di genere. Donne uccise “in quanto donne” in una società patriarcale che ha usato, e continua a usare, il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne.

Per questa mostra una voce femminile e una voce maschile: quello che dovrebbe accadere anche nella realtà, un’unione delle forze. Alcuni uomini sbuffano alla parola femminicidio, mentre alcune femministe iniziano a proporre soluzioni molto rigide per il rapporto con gli uomini. Secondo voi uomini e donne hanno recepito la necessità di lavorare a quattro mani senza prevaricazioni? Vedete spiragli di luce per una futura condizione di simmetria sessuale?

E.R.: Avevo avuto modo di vedere l’opera di Joseph qualche mese prima rispetto alla mostra lato B. Mi aveva emozionata da subito, soprattutto quando mi è stata spiegata dall’artista stesso. Ho avuto modo di parlargli solo per qualche minuto ma avevo capito che c’era una sensibilità molto grande dietro a quell’installazione. Quando ho saputo che avrebbe esposto con me per una causa così importante, non nego di aver gioito molto. Credo che queste esperienze andrebbero fatte più spesso. È entusiasmante confrontarsi con qualcuno che si impegna per la tua stessa causa, ma la vede in maniera differente e ha modo di insegnarti qualcosa di nuovo. I confronti aprono la mente e aiutano a comprendere diversi punti di vista. E forse è proprio questo che sarebbe utile per gli estremisti, di entrambi i sessi, iniziare ad ascoltare nuove idee, al fine di trovare un punto in comune su cui lavorare. Col tempo, visto che ancora non ci siamo arrivati, ci sarà una simmetria.

J.R.: Contrapporre la violenza del maschilismo ad altra violenza, quella del femminismo, può generare un ulteriore ostacolo all’integrazione. E qui non intendo solo la violenza fisica ma alle infinite forme con cui si presenta. Si deve aspirare ad un equilibrio armonico fra le parti, e per questo, eleviamo il nostro canto ad Eros:

[dt_quote type=”pullquote” layout=”right” font_size=”big” animation=”none” size=”1″]“Ad Eros, che nella nostra infelicità attuale ci viene in aiuto facendoci innamorare della persona che ci è più affine; Sarà lui che, se seguiremo gli dèi, ci riporterà alla nostra natura d’un tempo: egli promette di guarire la nostra ferita, di darci gioia e felicità”.[/dt_quote]

Si chiude con Platone lo scambio con due artisti, un uomo e una donna, uniti per sconfiggere con l’arte una delle più gravi forme di prevaricazione del nostro tempo. Chissà se Eros potrà davvero risanare la ferita che il mondo contemporaneo si porta appresso da secoli e riunire le due parti della mela idealizzate dal grande filosofo greco.

Alessia Pizzi

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