Arte a lume di candela su invito speciale di Gherardo delle Notti

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Una piacevole cena tra amici, qualcuno tira fuori la chitarra, la serata è allegra e conviviale, magari innaffiata abbondantemente da un buon vino rosso… Non vi sembra l’atmosfera perfetta?

Così doveva apparire nel Seicento all’olandese Gherardo delle Notti che dedicherà a questo soggetto numerosi dipinti, tutti rigorosamente illuminati a lume di candela.

Gerrit Van Hothorst sembra a voi un nome impronunciabile? Sicuramente fu così per gli amatori italiani del pittore all’epoca del suo soggiorno nel Bel Paese. Infatti l’olandese venne presto soprannominato Gherardo delle Notti, la versione italiana del nome, anche in riferimento alla sua straordinaria abilità di utilizzare le luci artificiali nei propri dipinti.

L’infuso di oggi è La cena con suonatore di liuto realizzato da Gherardo delle Notti intorno al 1619 circa e conservato nella famosissima Galleria degli Uffizi a Firenze. Questo dipinto è un mirabile esempio dello stile dell’artista nordeuropeo per la sua capacità di far emergere dall’oscurità più profonda scene e personaggi grazie un’improvvisa fonte di bagliore.

Potete visionarlo qui.

Ma cosa sta succedendo nel dipinto?

Ci troviamo sicuramente in una taverna di inizio Seicento dove un gruppo di spensierati commensali è seduto a tavola. Si mangia, si beve e ci si intrattiene con un po’ di buona musica. Tuttavia l’evento principale della rappresentazione si svolge alla destra dell’opera coinvolgendo quasi tutti i suoi partecipanti.

Infatti il personaggio maschile a capotavola, forse annebbiato dai fumi dell’alcol, come si capisce dall’intera damigiana che stringe in una mano, ha colto l’occasione per farsi levare quel dentaccio che gli dava tanta pena divenendo il massimo intrattenimento dell’allegra brigata.

L’uomo in primo piano se la ride beatamente della strampalata operazione. Anche se ci dà le spalle il profilo del volto è magistralmente colpito da una candela nascosta permettendo di vederne l’espressione divertita.

Noi effettivamente questa luce non la vediamo, ma capiamo perfettamente che la fonte deve essere un lume a centro tavola, poichè investe anche i tre personaggi posizionati di fronte gli occhi dello spettatore.  Intanto l’intervento odontoiatrico si svolge senza alcun disturbo, quasi come fosse naturale farsi cavare un dente mentre si è seduti a tavola! Erano altri tempi effettivamente…

Ma cos’è che ci fa entrare nel dipinto?

Bisogna ricordare prima di tutto che Gherardo delle Notti fu uno dei primi caravaggeschi per cui ci sembrerà familiare la scelta tematica di questo dipinto. Una scena di banchetto, così come si svolgevano quotidianamente all’epoca, con musicisti, giocatori d’azzardo e commensali.

È proprio la convivialità dell’opera a costituirne il nucleo essenziale divenendo un polo d’attrazione per il curioso osservatore. Sembra quasi di sentire il fragore delle risate, il brulicante mormorio di voci eccitate dal vino, le bestemmie ed il fracasso. In lontananza si sente un’azzuffata, il rumore del tavolo rovesciato accompagnato dall’imprecazioni del padrone di bottega.

Noi stessi ci troviamo catapultati nell’osteria dove il pittore sta ritraendo La cena con suonatore di liuto e ci soffermiamo divertiti ad osservare questa fantomatica estrazione, magari anche noi con un bicchiere di vino in mano.

Due parole sullo stile…

Gherardo delle Notti fu molto popolare all’epoca per le opere in cui coltivò lo stile caravaggesco, motivo per cui rimane tutt’ora un pittore suggestivo. Dal Merisi imparò sicuramente l’uso del chiaroscuro, e quest’opera è un esempio concreto della tecnica del pittore olandese, che si perfezionò su queste scene illuminate dal lume di una candela.

L’artista incontrerà la sua fortuna in Italia cavalcando l’onda dalla rivoluzione caravaggesca e creando uno stile tutto personale particolarmente basato sui violenti contrasti tra luce ed ombra. Le sue figure emergono dalla profondità più nera investite brutalmente da una fonte di chiarore artificiale che le restituisce alla vista ed al palcoscenico della propria rappresentazione.

Il pittore ci restituisce con grande sensibilità l’ideale naturalista promosso da Caravaggio con una pittura che sottrae il soggetto da una dimensione idealizzata per renderlo finalmente vero e raggiungibile.

L’Infuso d’Arte di oggi è terminato, non mi resta che salutarvi in vista del prossimo appuntamento con la nostra rubrica. Ah, magari questa notte accendete le candele!

Martina Patrizi

23 anni, laureata in letteratura e linguistica italiana all'università degli studi di Roma Tre. Amante dell'arte e della vita, mi tuffo sempre alla ricerca della bellezza e di una nuova avventura. La mia frase è "prima di essere schiuma, saremo indomabili onde".

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