Ferruccio Ferroni, il poeta della luce in mostra a Trani

A cento anni dalla nascita di Ferruccio Ferroni, il celebre fotografo-avvocato definito da molti come il poeta della luce, Trani celebra la ricorrenza con una mostra allestita presso il “Palazzo delle Arti Beltrani” sito in Trani, dal 1 agosto al 13 settembre 2020.

Una selezione di cinquanta immagini provenienti dal suo archivio fotografico.

La mostra ripercorre il percorso dell’artista dalle sue prime fotografie alle opere contemporanee portando in evidenza argomenti quali i ritratti, il paesaggio e la materia.

I curatori della mostra, Alessia Venditti e Marcello Sparaventi, in accordo con la famiglia dell’artista, scelgono appositamente quelle fotografie che manifestano una forza estetica e comunicativa molto attuale.

Definitivo come il poeta della luce, Ferruccio nasce a Mercatello sul Metauro nel 1920 e scompare a Senigallia nel 2007.

I momenti importanti che hanno segnato la vita del poeta della luce

Della sua vita si ricordano gli anni di prigionia nei campi di concentramento e i due anni trascorsi nel sanatorio per aver contratto la tubercolosi. 

Diventa avvocato, professione che non abbandonerà mai così come la sua passione per la fotografia: inizia a scattare con una Hasselblad 6×6, diapositive a colori prima, e una Leica poi. 

Da qui ne deriva un’importante produzione fotografica amatoriale caratterizzata dalla giusta attenzione di un professionista.

Presta molta cura alla stampa, molto meticoloso nell’organizzazione dell’archivio e nella ricerca dei materiali e si contraddistingue per la conoscenza di macchine e obiettivi nonostante la sua profonda passione per la ricerca espressiva.

Non poco importanti i premi ricevuti

I riconoscimenti non tardano ad arrivare: nel 1950, vince il prestigioso premio al Grand Concours International de Photographie indetto dalla rivista svizzera “Camera” e partecipà a mostre significative fra cui si possono ricordare l’Esposizione Internazionale Fotografica (Milano, 1952), la Mostra della fotografia italiana (Firenze, 1953) o la “Subjektive Fotografie 2” (Saarbrucken 1954/1955).

Tra il 1957 e i 1984 si dedica prettamente al lavoro e alla famiglia continuando comunque a fotografare. 

Nel 1985 riprenderà la sua attività in camera oscura e la fotografia in bianco e nero.

Esporrà in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti dalla FIAF (Maestro della Fotografia nel 1996 e Autore dell’anno nel 2006) e pubblicando alcuni volumi monografici fra cui “Immagini inventate” vincendo nel 1999 a Padova il premio come miglior libro fotografico dell’anno. 

La Puglia si caratterizza sempre più come bacino culturale di eventi dedicati alla fotografia. Proprio per questo ho avuto il piacere di intervistare Alessia Venditti, curatrice della mostra, storica della fotografia e tranese doc.

Quanto ha inciso il contributo FERRUCCIO FERRONI nella storia della fotografia italiana?

L’opera di Ferroni fa parte di un periodo storico in cui la fotografia italiana si afferma per la propria “artisticità”. La sua ricerca, in maniera specifica, si affianca a quella del maestro Cavalli e del gruppo che intorno a lui si riunisce, mostrandosi in tutta la sua eleganza e distinguendosi per la raffinatezza compositiva.

Ferruccio Ferroni ha trascorso anni nei campi di concentramento e nel corso della sua vita, è tornato a visitare quei luoghi con la sua famiglia. Nonostante il suo passato “buio”, è considerato il maestro della luce. Quanto ha influito il suo passato nel suo genere fotografico?

La fotografia è stata per lui terapeutica. Si è rivelato lo strumento necessario per riappropriarsi di una condizione di aderenza positiva alla realtà.

Sei alla terza mostra organizzata su Ferruccio Ferroni. Cosa ti ha spinto, oltre il centenario dalla sua nascita, ad organizzarne una su di lui?

Il fatto di condurre ancora una volta le opere dell’allievo nella terra del maestro Cavalli e, questa volta, di porlo in dialogo con il giovane Percoco che, seppur con un linguaggio contemporaneo e differente, mostra delle affinità con Ferroni nella scelta dei soggetti e nella ricerca condotta nel proprio territorio di provenienza. 

Non è la prima volta che organizzi una mostra nella tua città, qual’è i tuo rapporto con Trani e che importanza dà la città alla fotografia?

Sono molto felice che la città nella quale sono nata si stia rivelando attenta ed interessata all’ambito del quale mi occupo. La fotografia, tra le arti contemporanee, è quella che in maniera più diretta ed esplicita si pone in dialogo con il visitatore e Trani e le città vicine, con un importante flusso di turisti, stanno dimostrando di sentirsi ad essa affini.  

Articolo e Foto di Francesca Sorge

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