“Voce di Donna” al Brancaccino con una grande interprete: Melania Giglio

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Continua la rassegna al femminile “Una stanza tutta per lei” al Teatro Brancaccino di Roma, uno spazio dedicato alle attrici che possono esprimere la loro passione di donna.

La seconda edizione della rassegna, in scena fino al 14 maggio, vede tra le protagoniste anche una delle sue ideatrici, Melania Giglio che, insieme a Daniele Salvo e a Marioletta Bideri, ha ideato questo viaggio nel cuore, nella mente e nelle emozioni delle donne. Otto attrici e otto donne che, a turno, condurranno attraverso un viaggio nell’universo femminile.

In ordine Michela Andreozzi, Valeria Perdonò, Melania Giglio, Cinzia Spanò, Maria Paiato, Federica Bern, Ladyvette e Athina Cenci, fino alle serate conclusive in cui sedici attrici si racconteranno a turno in “L’alba che verrà”.

La vincitrice riceverà un contributo per la produzione dello spettacolo e una data per l’anno successivo.

Protagonista di queste quattro serate dal 23 al 26 marzo 2017, è Melania Giglio, attrice eclettica e cantante sublime, l’abbiamo già assaporata quest’estate al Globe Theatre di Villa Borghese con i “Sonetti d’amore” di Shakesperare e al Teatro Vascello con “Il Funambolo”. Totalmente cambiata, non finisce di stupirci mai in Voce di Donna.

Espressiva, a tratti inquietante, ha sempre un’amarezza che la contraddistingue, un lato oscuro che contrasta pienamente con la sua aria dolce fuori dal palco. Shakespeare fa parte di lei e lo cita anche in questo racconto di vita. Una donna sola in scena, vestita da un enorme abito da sposa nero, i cui bordi sono appuntati al pavimento come a tenerla ferma nella sua dimensione femminile, sofferta e dolorosa, mentre la vita le corre accanto. Uno spettacolo interamente suo, creato dal nulla, accompagnato da canzoni cantate come un urlo sottile.

Melania Giglio
Melania Giglio – Foto S. Cacciarini

Come dice lei stessa nelle note di regia:

Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto.

Non so se ancora vivo. Non so se esisto.

Ma so che prima ancora di nascere io ero suono.

Della mia infanzia non mi ricordo nulla. Ore e ore senza sapere che farsene del tempo.

L’unica cosa che mi è restata nelle ossa di quegli anni senza forma è la voce di mia madre. E naturalmente la voce di mia nonna.

Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava.

Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione.

Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi.

Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica.

Universo senza fine.

Canto eterno ed invincibile.

Sara Cacciarini

 

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