La risata amara e aspra della guerra in “Storia di Borgata”

Storia di Borgata

“Storia di Borgata” racconta l’agghiacciante Seconda Guerra Mondiale in un modo che lascia impressionati: la leggerezza… ma non solo.

Delle volte una persona si chiede: si può affrontare un tema delicato e spinoso come la Seconda Guerra Mondiale in tono leggero? La risposta è si, se il risultato è quello ottenuta da “Storia di Borgata“, commedia scritta da Quinto-Romano, in scena al Teatro Anfitrione fino al 10 dicembre 2017.

Siamo nella Roma invasa dai tedeschi, esattamente nel quartiere Testaccio, in casa Vencioni. Ci abitano due fratelli: Checco, nullafacente e dedito solo a passare del tempo con i suoi amici all’osteria, e sua sorella Nina, grande lavoratrice. Per questa loro differenza i battibecchi tra i due sono all’ordine del giorno. Tra i frequentatori della casa vi è Ghituccia, una loro vicina che ama rubacchiare qua e là, probabilente per rivendere. L’arrivo di un ufficiale giudiziario, il Dott. Pecoretti, cambierà le loro vite. Fuori dalla finestra, il mondo sta cambiando. Roma è nel pieno terrore. Nina conserva dentro di sé un segreto, tanto scottante quanto terribile, che porterà alla tragedia finale.

Il dramma epocale della guerra

Storia di Borgata teatro anfitrione

Il dramma epocale della guerra non lascia scampo, non perdona. Eppure la maestria di Pietro Romano, non solo regista ma anche mirabile e impressionante interprete di Checco (l’inchino finale in ginocchio è stato emozionante) e di tutta la sua compagnia (i bravissimi Serena d’Ercole, Marina Vitolo, Diego MigeniVittorio Aparo, Tommaso Moro, Clea Scala Graziano Scarabicchi) è quello di aver trattato il tema con leggerezza, con ironia. Si ride della situazioni varie, ma è una risata fine a sé stessa? Assolutamente no. Dietro quella risata c’è l’orrore di quegli anni.

Un orrore incomprensibile e talmente disumano dal quale ci si può difendere solo con un sorriso. Seduto in sala, sabato 2 dicembre di pomeriggio, pensavo a quanto quel ridere in realtà sottolineasse quella tragedia, ce la facesse presente ancora di più. Lo stesso lo fece già il grande Roberto Benigni (notavo anche la somiglianza fisica impressionante di Pietro Romano con Roberto Benigni) ne La vita è bella (il quale, checché ne dica certa critica, è un capolavoro), quando Guido tenta di non far capire al figlio Giosuè che tragedia immane si presenti davanti ai loro occhi.

Attraverso il ridere pensavo ancora di più a quante lacrime sono state versate, a quante madri hanno perso i loro figli, a quante mogli hanno perso i loro mariti, al “figlio crocifisso sul palo del telegrafo” di Salvatore Quasimodo.

Il fantastico dietro le quinte

Per tutto questo dobbiamo ringraziare tutto lo staff tecnico, in primis Barbara Lauretta, vero e proprio factotum (assistenza alla regia, direzione di scena e segreteria di produzione). La bella scenografia è di Maurizio Manzi, il trucco molto curato è di Viviana de Franco e Isabella Cavallaro, i bellissimi costumi sono di Clara Surro. La musica in questo spettacolo è una componente fondamentale; mi sono piaciuti molto i commenti musicali di Danilo Mosetti e la supervisione alle musiche di Piero Montanari. Fabio Massimo Forzato alla fonica è una sicurezza (gli effetti luci, e non dico niente per sorpresa, erano spettacolari). Ottimo l’ufficio stampa di Federica Rinaudo e l’organizzazione e l’ufficio promozioni di Loredana Corrao (autrice anche del testo della canzone) e da ricordare anche la produzione di Valentino Fanelli.

Storia di borgata è un bellissimo spettacolo da non perdere!

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Adriano di Benedetto tratte dal sito Buonasera Roma)

 

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