“Stand by me. Notti d’agosto”. Il possesso che divora tutto

Stand by me. Notti d'agosto

Quanto possiamo resistere in un rapporto che non ci si soddisfa, con una persona che ci fa paura e dalla quale vorremmo scappare?

Luca e Alice sono amici, si conoscono da una vita, un rapporto apparentemente perfetto. Un fatto molto grave mette in luce gli spettri dei loro animi. Ancora una volta il DOIT Festival si propone come una delle rassegne di teatro contemporaneo più interessanti sul territorio romano. Il 20 e 21 marzo 2018 è andato in scena all’Ar.MaTeatro Stand by me. Notti d’agosto, scritto e diretto da Flavia Martino con i bravissimi Gabriele Namio e Alessandra Barbonetti.

Una storia viscerale e attuale

Un’invasione di uomini armati, come tante di quelle che purtroppo affollano le nostre cronache recenti. Un gruppo armato ha invaso la città. Luca e Alice, amici, si rifugiano nello scantinato di lui. L’occasione serve a far mettere in luce i loro caratteri. Luca è opprimente, ossessivo, non ama l’essere criticato ma soprattutto è egocentrico. Alice è sempre stata costretta ad essergli amica. Un rapporto morboso, che lei non tollera più. Alice è una farfalla che vuole volare, ma Luca le tappa le ali. Un amore-odio rappresentato come un crescendo rossiniano, fino al finale a sorpresa (che non sveleremo), quando lei riuscirà a trovare la sua strada.

Stand by me. Notti d'agosto

Una storia terribilmente attuale

Seduto sugli spalti dell’Ar.Ma Teatro il 20 marzo, ho capito subito quanto Stand by me. Notti d’agosto fosse attuale. Il nostro mondo è ormai schiacciato dal senso della possesso. Vogliamo predominare sugli altri. Attraverso il possesso dell’altro si mostra l’inferiorità dell’uomo. Troppe volte i nostri giornali sono pieni di storie simili, in un mondo, in una società dove la donna è ancora vista come sottomessa. Casi, come quello di Immacolata Villani, uccisa barbaramente dal marito davanti alla scuola del figlio, che ormai sono all’ordine del giorno. Storie che ormai sono diventate numeri su giornali, talmente alto è il loro numero.

Alice rappresenta il mondo che le donne vogliono cambiare. Durante il corso dello spettacolo si capisce che lei ha dovuto neutralizzare il proprio io per favorire l’io di Luca. Da bambini dovevano giocare ai giochi che voleva fare lui, doveva sempre vincere lui. Lei lo odia ma gli vuole bene allo stesso tempo, ma un rapporto così logorante non lo sopporta più. Per stare bene con gli altri bisogna stare bene con sé stessi, e, quando non si viene rispettati, non si sta bene con se stesso.

Alice mette in luce quello che prima di tutto serve per un buon rapporto, sia esso d’amicizia, che d’amore che di qualunque tipo: rispetto.

La nostra società pensa di essere evoluta.

Ma lo siamo davvero quando una donna venga pagata di meno per una stessa tipologia di lavoro che svolge l’uomo è evoluzione? Quando pensiamo, noi uomini, alle donne come sfogo notturno è evoluzione?

Ma siamo così sicuri di ciò?

La risposta è che non siamo evoluti. In fondo, ogni volta che una donna che si ribella perché non viene rispettata per quello che vuole essere finisce male, c’è sempre qualcuno che purtroppo pensa che se la sia cercata.

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto di Sergio Battista estratte dalla pagina Facebook Sergio Battista)

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