Regine Sorelle, un legame che supera i confini e la Storia

Regine Sorelle

Molte volte, nel corso della storia, alcune delle più grandi regine erano anche sorelle.

Si pensi a Giovanna di Castiglia (madre di Carlo V d’Asburgo) e Caterina d’Aragona, storica prima moglie di Enrico VIII: entrambe erano figlie della famosa regina Isabella, che diede a Colombo una storica opportunità. Personalità che hanno contribuito, anche se solo ufficiosamente, a cambiare le sorti dei loro popoli e della Storia. Donne che però, anche se a distanza, continuavano a preoccuparsi e informasi di coloro con le quali avevano condiviso l’infanzia, i giochi ed i sogni del futuro. Storie come quelle di Maria Antonietta e Maria Carolina d’Asburgo, rispettosamente regine di Francia e di Napoli, protagoniste di Regine Sorelle, spettacolo scritto e diretto da Mirko di Martino, interpretato da Titti Nuzzolese e presentato, fuori concorso, alla 4° edizione del Doit Festival di Roma.

In un atto unico gestito in forma di monologo, l’attrice racconta le vite parallele delle due regine sorelle. La loro vita regale a Schönbrunn per poi sposarsi giovanissime; entrare in corti dalla mentalità diversa da quella austriaca, gestire una lingua nuova. Tutto avviene mentre la vita insegna loro ad essere non solo regnanti ma anche consorti e madri. Percorsi praticamente paralleli, contornati da pettegolezzi, rancori e forza d’animo che solo due autentiche donne di carattere come Maria Antonietta e Maria Carolina potevano affrontare. Vite che la Storia coinvolge e travolge col sangue della rivoluzione e con il vento del cambiamento, che probabilmente non ha migliorato molto le cose…

Uno spettacolo che, anche se immerso in un tocco settecentesco, ha dei caratteri moderni, colorati, se non addirittura pop.

La scenografia infatti sembra semplice ma non lo è. Sullo sfondo compaiono, quasi fossero due quinte, dei ritratti delle due protagoniste, davanti a loro una sedia ‘cartonata’. A sinistra del pubblico uno scrittoio e a destra due cubi uno sopra all’altro.Tutto però è pronto a diventare qualcos’altro. Da uno dei cubi, ad esempio, ben nascosta all’inizio, s’intravede una maniglia, pronta a far trasformare l’oggetto d’arredamento in un bagaglio da viaggio. Così come l’altro, che diviene un contenitore per contrabbandare ‘foto osè’ della regina di Francia. Una scena che perfettamente si adegua al gattopardismo di quel secolo; in cui appunto tutto è cambiato, ma, col senno del poi, tutto è tornato com’era prima.

I molti colori caldi presenti in scena, dall’abito della protagonista fino agli arredi, rendono accesa l’attenzione del pubblico, lasciandolo davanti al palco per seguire gli avvenimenti delle due regine sorelle. Trama che cattura, con i suoi molti anneddoti curiosi raccontati, che ci mostrano anche la dovizia e l’impegno da parte dell’autore di cercare notizie di personaggi su cui si sa ben poco, come appunto la stessa Maria Carolina.

Regine Sorelle

La magia dello spettacolo viene resa però dall’esecuzione ‘regale’ di Titti Nuzzolese.

L’attrice napoletana mostra le sue capacità attoriali gestendo non solo il peso di queste due regine, ma anche di altri personaggi che hanno contornato il loro mondo. Ferdinando I, Luigi XVI, le serve di palazzo (dalle pettegole napoletane alle fedelissime francesi), le tre zie del monarca francese, M.me du Barry sono solo un assaggio di coloro che prendono vita dall’arte intepretativa della Nuzzolese. Le sue doti vengono messe in luce dalla perfetta abilità recitativa con la quale, senza mai cambiarsi d’abito, si destreggia in una storia dolce e malinconica. Cambiando voce ad ogni personalità, rimanendone fedele ogni qual volta questa ricompare, Titti Nuzzolese non solo si diverte, ma incanta il pubblico.

Uno spettacolo caledoscopico, che inizialmente fa sorridere il pubblico per poi vederlo con un fazzoletto in mano per la commozione.

Un ospite ‘reale’ a tutti gli effetti, per la trama, la composizione registica e l’interpretazione dell’attrice: spettacolo a cui possiamo dare 5 stelle su 5 meritatissime, poiché è fuori concorso e, quindi, influente dalle scelte del Doit Festival di quest’anno.

Francesco Fario

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