Il mito di Pasifae arriva a teatro rivisitato in chiave moderna

Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae „Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae

Scritto e diretto da Johannes Bramante, “Vertenze Politiche su una versione pornografica del mito di Pasifae” ha debuttato in prima nazionale al teatro Carrozzerie n.o.t. di Roma dall’11 al 14 Gennaio.

Nello spettacolo “Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae” la scena è spoglia. La riempiranno i personaggi quasi esclusivamente con la propria presenza scenica.

Le luci sono basse, si sente una voce profonda che si presenta. È il Minotauro, un Minotauro contemporaneo.

Ricorderete probabilmente il brutale mito greco. Al re di Creta, Minosse, viene regalato dal dio del mare, Poseidone, un magnifico toro bianco. Quando, dopo essergli stato favorevole in varie circostanze, Poseidone richiede che il toro gli venga sacrificato, Minosse si rifiuta. Il dio, irato, si vendica con spietata fantasia: fa sì che la moglie del re di Creta, Pasìfae, si innamori perdutamente del toro bianco. La povera regina convince l’architetto di corte, Dedalo, a costruirle una vacca di legno, dentro la quale ella si potrà accovacciare in attesa che la concupiscenza del toro lo porti ad un amplesso con la struttura di legno – e quindi con lei. Cosa che di lì a poco accadrà. Frutto della passione zoofila di Pasìfae sarà, nove mesi dopo, il Minotauro.

In “Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae”, in scena ci sono solo Minosse, Pasifae e Dedalo. Sono il presidente e gli amministratori delegati della Creta Costruzioni SpA”, una società molto italiana.

Stanno aspettando con ansia la comunicazione di un permesso di edificazione. Per il labirinto? No qui siamo a prima che il Minotauro venga concepito. Il progetto in questione riguarda una spa, che dovrebbe sorgere al centro della pineta di Chiassa.

Solo che quel sito è un’area protetta e lì vive l’ultimo esemplare di Toro Bianco, da alcuni considerato addirittura sacro.

Ne seguirà un groviglio di complotti e speculazioni, di lotte esterne ed interne, senza scrupoli né ipocrisia. Il mito, eterno, si compie anche tra cravatte, telefoni e tacchi a spillo.

Questa la trama dello spettacolo “Vertenze politiche su una versione pornografica del mito di Pasifae”, della Compagnia Cuturno 15.

Scritto e diretto da Johannes Bramante, lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale al teatro Carrozzerie n.o.t. di Roma dall’11 al 14 Gennaio. Ispirandosi al mito di Pasifae, moglie di Minosse, prova a descrivere e analizzare una società contemporanea feroce e senza scrupoli.

“Vertenze politiche su una versione pornografica del mito di Pasifae” completa la trilogia di Johannes Bramante sul mito, preceduto nella scorsa stagione da “Alkestis 2.1” e “Il Complesso Di Antigone”.

Ambientando il testo ai giorni nostri,  si vuole dimostrare come l’universalità del mito sia insita nell’uomo.

La vertenza è politica perché i tre personaggi prendono coscienza di essere “animali politici”.

Questa versione del mito di Pasìfae è “pornografica” perché  – spiega l’autore – “famelica è la cupidigia, sfrenata la passione per il proprio status sociale. Un mélange di banconote, sesso e la promessa di eterno progresso: questo è il paradiso dei nostri tre protagonisti”.

I dialoghi sono serrati e il testo è piuttosto impegnativo, perché denso. Le quasi due ore di spettacolo sono piene di ritmo e non annoiano neanche un minuto.

Sicuramente il merito va alla bravura degli attori: Guido Targetti (nel ruolo di Dedalo).Francesca Accardi (Pasifae) e Davide Paciolla (Minosse).

mito di pasifae

Come dicevamo, il testo è bello, accattivante e coinvolgente, ma non scevro di difetti.

I primi dieci minuti sono fastidiosamente pieni di parolacce che si lanciano i tre protagonisti in maniera talmente ripetitiva da far risultare la scena forzata e quasi noiosa. I tre protagonisti hanno a disposizione diverse occasioni di monologo che gli attori sanno cogliere benissimo. Peccato, però che alcuni di questi monologhi si rivelino delle invettive sociologiche troppo polemiche, tra l’altro già sentite (ad esempio, sulla “generazione fottuta”).

Non mancano gli insulti e gli epiteti sessisti indirizzati a Pasifae, che tolleriamo giusto perché contestualizzati in un racconto che vuole essere violento, come la mitologia greca d’altronde.

Ma questi sono gli unici difetti che abbiamo trovato in “Vertenze politiche su una versione pornografica del mito di Pasifae”.

Sostanzialmente lo spettacolo è disturbante al punto giusto. Ci auguriamo che trovi spazio per essere rappresentato presto in tutta Italia e raggiunga l’ampio pubblico che si merita.

Stefania Fiducia

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