Massimo Troisi rivive a Napoli: intervista all’attore Matteo Nicoletta

Matteo Nicoletta in Troisi Poeta Massimo

Andrà in scena al Maschio Angioino di Napoli lo spettacolo “Troisi Poeta Massimo”, opera dedicata al grande attore napoletano Massimo Troisi che arriva proprio nella sua terra natìa.

Scritto e diretto da Stefano Veneruso, nipote di Massimo Troisi, lo spettacolo sarà interpretato da Matteo Nicoletta, attore romano che si cimenta in un viaggio tra i ricordi e la vita dell’artista napoletano.

Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con lui, che ci ha raccontato le emozioni e le sensazioni provate lavorando a un così grande e importante progetto.

Attore romano che ricorda uno dei pilastri artistici di Napoli. Come ti senti in questo ruolo e cosa ti ha portato ad accettarlo?

Stefano mi ha scelto tra tantissimi che si sono presentati ai provini, il primo incosciente è stato lui e anche io a presentarmi al provino, anche perché cimentarsi con un mostro sacro del genere non è facile, ci vuole coraggio. Nonostante io sia romano, mi immedesimo molto nell’essere di Massimo. Credo che alla fine il fatto che io sia stato sempre me stesso e non abbia mai cercato di imitarlo è stato molto importante, mi sento vicino a lui soprattutto nell’essere attore, in come ha concepito la recitazione.

Come ti senti a dover presentare questo spettacolo nella terra natìa di Massimo?

È come entrare nella fossa dei leoni, non è mai semplice portare in scena uno spettacolo su Napoli a Napoli. Per fortuna il primo step è stato superato quando abbiamo debuttato a Roma, dove erano presenti attori, critici e registi napoletani, nonché la sua famiglia e alcuni suoi amici. Andare in scena al Maschio Angioino è sicuramente emozionante, anche se questo è un termine riduttivo, non esiste ancora una parola per descrivere come mi sento adesso.

Uomo e artista unico nel suo genere, un vulcano di idee seppur timido e pacato nei modi. Cosa ti è rimasto impresso del suo animo e del suo modo di recitare?

Quando ho preparato questo spettacolo sapevo che non sarebbe stato facile, ma non ho cercato di imitare Massimo. Mi sono sempre sentito vicino al suo modo di recitare, me lo sentivo familiare, la sua concezione di questo mestiere per me era giusta. Intendeva la recitazione in maniera semplice e sincera, ecco perché è sempre stato un modello per me. Sono sempre stato convinto che se togli la tua anima al personaggio che interpreti,  si rischia di renderlo vuoto. Infatti i suoi personaggi erano sempre pieni di sincerità. Non bisogna fare solo le cose che piacciono alla gente, devi farlo nel modo in cui tu credi, proprio come faceva lui.

Lavorare fianco a fianco con Stefano Veneruso, nipote di Massimo, com’è stato? Ti ha permesso di entrare ancora meglio nel mondo di Troisi?

Pensa che ho avuto la fortuna, grazie a Stefano, di preparare lo spettacolo proprio alla scrivania di Massimo, con la bicicletta del Postino dietro. Un’emozione unica. Stefano mi riempiva di anneddoti, mi raccontava del Postino, uno dei miei film preferito. Sul set, Massimo gli diede una cinepresa in mano e gli disse “vedi un po’ quello che ci puoi fare”, lui ha iniziato a riprendere molti momenti del backstage, infatti all’interno dello spettacolo si vedono alcuni spezzoni.

Nello spettacolo ha molta importanza anche la musica, che Massimo amava tanto.

Sì, ho la fortuna di essere accompagnato da musicisti tra un monologo e l’altro, live dalla cantante Alessandra Guidotti, da Alessandra Tumolillo che è voce e chitarra, insieme al contrabbasista Stefano Napoli e al chitarrista Matteo Cona. Loro sono dei musicisti bravissimi, hanno arrangiato alcune canzoni in maniera davvero meravigliosa, grazie al loro supporto in scena sono ancora più spronato ad andare avanti con il monologo successivo.

La cosa che mi è piaciuta tanto di Stefano è che ha scelto per questo spettacolo tutte persone giovani, che non hanno avuto modo di conoscere Massimo da vicino, però comunque tutti hanno subito il suo fascino e lo portano nel cuore.

Dopo questa esperienza meravigliosa, il 31 luglio sarai presentatore del Saturnia Film Festival, dove l’anno scorso hai vinto come miglior attore. Come ci si sente adesso a stare dall’altra parte?

Ci si sente strani ma felici. In pratica io vinsi questo premio l’anno scorso, poi mi chiamò la direttrice e mi dice che avevano pensato di farmi presentare il Saturnia Film Festival di quest’anno. Ovviamente ho pensato fossero pazzi però l’idea non mi è dispiaciuta.

Io ho un modo di presentare da attore quindi mi stimola molto l’idea, mi piacerebbe presentare lo spettacolo in modo anticonvenzionale, anche perché girando per due anni in diversi festival ho capito un po’ quello che il pubblico si aspetta di vedere e vorrei accontentarlo.

Il pubblico negli ultimi anni ti ha conosciuto grazie a Romolo+July, la serie tv che è andata in onda su FOX e di cui avete terminato da poco le riprese della seconda stagione. Un lavoro importante, totalmente diverso dallo spettacolo dedicato a Troisi, che ti vede al fianco di Romolo (Alessandro D’Ambrosi) nei panni di Dario, uno dei suoi più cari amici. Cosa ci puoi raccontare del tuo personaggio e dell’esperienza vissuta sul set?

Siamo un gruppo di amici, attori, registi. Lo sceneggiatore/regista mi chiamò più o meno 4 o 5 anni fa, per girare la puntata pilota da pubblicare sul web. Abbiamo riscosso un grande successo ed ecco che quindi qualche anno dopo ci è stoto proposto di renderla serie tv.

Molti personaggi per fortuna sono stati confermati anche per la serie tv, è stata una bella soddisfazione, anche perché non sul set non senti di essere a lavoro ma semplicemente di stare con i tuoi amici a ridere e scherzare.

Cosa ci racconti della seconda stagione che avete appena girato? Il pubblico cosa deve aspettarsi?

Quando ho letto della seconda stagione, la prima cosa che ho chiesto è stata “Mi fate sapere se muoio?” (ridendo), perché sai se un personaggio muore vuol dire che l’attore viene fatto fuori. Appena ho saputo che non morivo sono stato felicissimo. Prima di girarla, ho letto che la storia della prima stagione si è evoluta, ha fatto un passo avanti. Roma si unirà in maniera rocambolesca, ma stavolta ci si concentra di più sulla storia e non tanto sui clichè Roma Nord Vs Roma Sud o Napoli Vs Milano. Ci troviamo di fronte a una storia molto più interessante alla quale speriamo il pubblico possa affezionarsi.

Ilaria Scognamiglio

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