Un comune amore da raccontare (a teatro)

luciano melchionna

 Dal 24 al 29 Aprile all’Off/Off Theatre è di scena L’amore per le cose assenti, nuovo spettacolo di Luciano Melchionna, prodotto da Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.

In scena gli attori Giandomenico Cupaiuolo e Valeria Panepinto, con la partecipazione della violinista H.E.R., a cui si aggiungono le musiche originali degli STAG.

È il racconto di una lacerazione di un cuore di una coppia a trecentosessantagradi.

Un esame dei sentimenti di fronte alle verità urlate e buttate in faccia come torte di un compleanno da non festeggiare. Assomiglia più a un incontro di boxe: lo spettatore assiste commosso e divertito, ritrovandosi (inutile negarlo), nei luoghi comuni dell’amore che sfuma: in quella ricerca del diversivo che non è più dentro un “noi” ma fuori; nel dolore di una negazione e nella liberazione concentrata in un “basta”.

Qualcuno, in quest’incontro, deve per forza cadere: ma chi? Per quanto? Il titolo  ossimorico invita già alla riflessione “amare le cose assenti”: amare la percettibile presenza del ricordo, noioso, ridondante come una litania.

I due attori, Giandomenico Cupaiuolo e Valeria Panepinto, con ritmo incalzante, nevrotico e convulso riescono a costruire perfettamente un marito e una moglie allo sfacelo del loro presumibile amore.

Ora avvolti nella noia totale del continuare ad accettarsi, mentre si spalmano odio, rancore, frustrazioni, lacci da cui doversi liberare o da cui volerne continuare ad essere strozzati.

L’assenza è non solo nelle battute vomitate. Sta anche nella visione di un talamo che è sospeso, per tutta la durata della pièce, dietro i due: è un letto rotto, esaurito, avvolto in una rete bucata che appare come un cuore enorme ciondolante nell’attesa, forse, di tornare a pulsare.

Le luci ambrate, fioche, aiutano a fare entrare ancora di più lo spettatore dentro entrambi cuori di una storia/non più storia, oramai comune al parlato.

L’amore per le cose assenti è senza dubbio un mixage di citazioni: dalla tragedia greca, in quanto c’è un prologo, epilogo per mano di H.E.R., un alter ego del regista che, recitando in maniera distaccata, con vesti da bambola inizialmente e un frac poi, prende per mano lo spettatore addentrandolo nella storia.

Nella sua essenza teatrale evoca la perfetta marionetta di G. Craig. Non solo: accompagna, in silenzio, i corpi dei due performer durante il loro match. Citazioni anche al teatro di B.Brecht che porta, fin dall’inizio, allo straniamento, esercitato sia da H.E.R che dai due attori in scena, nel cambio registro delle battute, rivolgendo corpo e volto alla platea in qualche curioso “a parte”.

Non mancano, poi,  citazioni extratestuali scivolate tra le parole, come Schopenhauer, nel momento in cui si parla del “velo di Maya” o di Frida Khalo.

Soprattutto L’amore per le cose assenti risulta essere uno spettacolo delicato e di rispetto, paradossalmente a quanto detto prima, per l’amore da raccontare anche nella sua decadenza.

Un epilogo (forse?) alla ricerca di un cambiamento, alla ricerca di un altruismo da consegnare al proprio specchio. Perché si sa: l’amore è molto egoista. (Credits Attilio Cusani).

 

Maria Francesca Stancapiano

Maria Francesca Stancapiano
Storica del teatro, riccia per natura, non per scelta. Divoratrice di occhi. Curiosa. Scrivo, troppo. Bevo vino rosso. Spengo una sigaretta e giro la pagina di una libro. Parlo e resto in silenzio.

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