L’idea di ucciderti al Teatro Ghione. Quando l’amore è un’arma di distruzione di massa

Teatro Ghione

Al teatro Ghione fino a domenica 27 gennaio L’idea di ucciderti.

Uno spettacolo che mette in scena la storia di un uomo che sta cercando di salvare un mondo, il suo, ma che dipana anche altre storie, in un intreccio terribile e assolutamente reale.

In una fredda sala di un penitenziario, sul far della notte, si svolge un lungo, complesso, drammatico interrogatorio.

Da una parte Luca Modin, accusato di un efferato uxoricidio. Dall’altra una tenace pubblico ministero che vuol far luce su una storia che sembra chiara ma che in verità non lo è.

In mezzo un impaurito avvocato (Antonio Rampino), un giovane carabiniere con un’infanzia difficile (Mauro Racanati) e una affascinante cancelliera (Francesca Annuziata).

Tutti con una loro storia da raccontare, tutti con dei segreti da confessare.

In quella sala, mentre la notte distende le sue nere mani, lentamente si sfila la storia dell’accusato ma anche quelle di tutte le altre persone presenti.

Storie oscure, tutte da scoprire.

Un inferno che spalanca le sue fiammeggianti porte, svelando le vite di poveri dannati.
All’alba, quando quell’estenuante interrogatorio ha finalmente fine, ogni cosa è illuminata, tutto è drammaticamente chiaro.
Scritto e diretto da Giancarlo Marinelli L’idea di ucciderti, come ricorda il suo stesso autore, «è una storia vera, non nella tragedia qui scritta, ma nei presupposti che avrebbero potuto condurre a quella tragedia.»
Tutto ruota intorno al serrato confronto fra l’indagato, interpretato da Fabio Sartor e già apprezzato sul palco del Ghione per il bellissimo Giro di vite, e il pubblico ministero, a cui da voce e anima la bravissima Caterina Murino che interpreta, con fascino e dirompente fisicità, anche la moglie di Luca Modin.

I due si studiano, si scrutano, si sfidano, mettendo in gioco la loro astuzia, la loro intelligenza, il loro vissuto.

Ma alla fine necessariamente i due si fidano uno dell’altra, forse non possono farne davvero a meno.

C’è una verità da scoprire ma anche al tempo stesso una verità da difendere. Ci sono ombre da fugare, pezzi di un puzzle da ricomporre e tutto prima che la tragedia non diventi irreversibile, facendosi abbacinare da un’incipiente alba.

C’è un uomo in balia della corrente da salvare, c’è una verità apparente da fugare e una reale da svelare.

L’idea di ucciderti, in scena fino a domenica 27 gennaio al teatro Ghione di Roma, che si distingue sempre per portare sul palco storie mai banali, non è un testo sul femminicidio o ancor di più sul maschicidio, come scrive Martinelli.
Si tratta di un testo coraggioso sull’amore inteso, però, «come un’arma di distruzione di massa, sull’amore come trappola mortale, sull’amore che dovrebbe essere la negazione di ogni luogo comune.»

L’idea di ucciderti è anche uno spettacolo sulla mala giustizia, su come, talvolta, purtroppo, in un’aula di tribunale non si accerti la realtà dei fatti ma solo una presunta verità.

Da applausi la prova di tutti gli attori in scena che danno vita a interpretazioni tutte molto fisiche, nelle quali, prima che la voce a parlare sono i loro corpi.
Menzione speciale per Paila Pavese che presta il suo volto a due donne molto diverse fra loro: la mamma del pubblico ministero e quella della donna uccisa.
Molto riuscite le scene di Lisa De Benedittis che permettono, attraverso un sapiente gioco di luci, dirette da Luca Palmieri, di raccontare il presente e il passato di tutti i protagonisti in scena, in un quadro di insieme che ricorda certi dipinti di Giotto dove, su un’unica superficie, più storie sono semplicemente e straordinariamente narrate.
Senza svelare il finale, possiamo dire, prendendo in prestito le parole dello stesso regista, che alla fine la risposta non c’è, non può esserci.
Perché il teatro non si occupa del vaccino, ma solo del contagio!
*Le foto presenti in questo articolo sono di proprietà del teatro Ghione
Maurizio Carvigno

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui