Le Serve di Jean Genet e quel morboso “rito” teatrale

Le Serve

Nel 1933 la Francia fu sconvolta dall’atroce caso di cronaca nera delle sorelle Papin: due donne che uccisero, per un semplice rimprovero, la madre e la figlia della famiglia presso cui prestavano servizio.

Un caso particolare che ispirò diverse menti. Dal filosofo Jacques Lacan che lo inserì nei suoi studi sulla paranoia; al commediografo Jean Genet, che prese spunto dal fatto per scrivere uno dei suoi testi più celebri, audaci e discussi: Le serve.

La trama sembra semplice, ma non lo è.

Claire e Solange sono sorelle, entrambe a servizio della Signora. Le devono tutto: le ha prese a lavorare presso di lei quando nessuno le voleva. Loro ascoltano e vivono in sordina la vita della padrona. Hanno però un legame strano con lei. Una forma di amore, misto invidia e odio. Quando lei non è in casa, infatti, le due serve fanno uno strano gioco: impersonano a vicenda la Signora e una di loro due, dove la prima è in procinto di piangere e lamentarsi per qualche dilemma; e l’altra trova un modo per…ucciderla. Un rito quasi.

Un giorno, quando l’amante della Signora viene arrestato dopo una denuncia fatta da una  lettera anonima, Claire e Solange sembrano pronte a compiere l’atto finale. Qualcosa però non andrà come previsto…

Jean Genet

Al Teatro Studio Uno di Roma il testo di Jean Genet ha ripreso vita, con la regia e l’adattamento di Michele Eburnea e Caterina Dazzi; e che ha visto l’interpretazione, oltre che dello stesso Eburnea, di Sara Mafodda e Mersila Sokoli: spettacolo che ha vinto il Premio Nazionale delle Arti 2018, sezione regia.

Ci mostrano le due serve, in sottana, che giocano alle ‘tre carte’: una strana metafora, che ricorda quanto la certezza a volte sia solo un’illusione o, peggio, un inganno.

Curioso l’inserimento di un terzo personaggio che non è (come nel testo di Jean Genet) la Signora, ma un’altra presenza, interpretata da Eburnea.

Si unisce a loro, si alterna alle due nel rito: ma non è un personaggio maschile. È una terza personalità che si aggiunge. È, probabilmente, la rappresentazione del Rito stesso.

Uno spettacolo interessante che trasmette, anche se con un rifacimento, il messaggio di Jean Genet.

Francesco Fario

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