Orgoglio e pregiudizio: la comicità va in scena

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Dal 13 al 16 Febbraio, andrà in scena al teatro Le Muse di Ancona, lo spettacolo “Orgoglio e Pregiudizio”.

Tratto da uno dei libri di Jane Austen, lo spettacolo riporta in scena l’opera più celebre dell’autrice inglese, insieme alle vicende senza tempo dell’affascinante Mr Darcy e di Elizabeth Bennet.

Appena si apre il sipario, i signori Bennet non deludono: i dialoghi ricalcano fedelmente quello che è l’incipit memorabile di uno dei romanzi più noti di Jane Austen. Allo stesso tempo, le prime battute consentono di identificare subito i connotati che contraddistingueranno lo spettacolo dal romanzo.

Anzitutto, capiamo subito che le tre figlie minori non sono presenti, dal momento in cui si parla esplicitamente di due figlie da maritare. Questo comporta l’eliminazione delle vicende che riguardano il signor Wickham e quindi tutto quello che è lo svolgimento della storia della seconda parte del romanzo. Un taglio necessario, d’altra parte, in quanto sarebbe stato impossibile riportare sul palco il plot per intero.

L’altra immediata considerazione che è possibile fare, riguarda il taglio comico dello spettacolo. I libri di Jane Austen sono connotati da personaggi che senza dubbio pitturano la scena con i colori del comico. Composti come sono di eccessi, di gesti ripetitivi e di contraddizioni, restano quasi sempre sullo sfondo a delineare un’intera panoramica sociale. Prendiamo ad esempio la signora Bennet o Mr Collins: sono due figure senza dubbio comiche, ma se dovessimo pronunciare il primo nome che ci ricorda il romanzo Orgoglio e Pregiudizio di sicuro non diremmo il loro.

Nello spettacolo di Cirillo, invece, la commedia è proprio il linguaggio con cui si decide di trasporre l’opera sul palco teatrale.

Tutti i personaggi subiscono questa trasposizione, sopratutto quelli che tendenzialmente nel romanzo restano più che altro ironici e distaccati. Mi riferisco al sig. Bennet, soprattutto. Ma non manca di questa evoluzione anche il sig. Darcy che, certamente, risulta più simpatico che nelle varie traspozioni cinematrografiche a cui ci siamo abituati nel tempo.

Quella lente di ingrandimento che è il comico, avvicina e deforma al tempo stesso, tocca tutto e racchiude il suo punto massimo in Lady Catherine De Bourgh, che da donna austera e arrogante, diventa un tipo comico a tutti gli effetti, strappando risate a tutta la sala.

Ottimo il cast, che è risciuto a portare a compimento questo obiettivo, con perfette tempistiche e ritmi sempre azzeccati.

L’unica perplessità che ci resta uscendo dal teatro, riguarda il taglio ironico proprio del romanzo. I dialoghi o l’acume di Lizzy Bennet prensenti nel libro qui tendono alla dispersione o ad essere eclissati dal prepotenza comica di certe gag. Beninteso, non mancano le risate in sala, ma cambia completamente l’origine che le provoca. Si percepisce un passaggio netto dall’ironia distaccata dell’autrice inglese alla rappresentazione in chiave comica data dal regista. L’effetto, nel complesso, è quello di un’opera che pretende una sua autonomia dal romanzo, pur prendendone in prestito la vicenda e alcuni dei dialoghi più significativi.

Serena Vissani

 

foto di scena @ Matteo Del Bò

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