Flussi migratori e Millennials: al Teatro Marconi arriva “La Classe”

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Flussi migratori e Millennials: al Teatro Marconi arriva “La Classe”

Uno spettacolo, una ricerca, un progetto formativo. Il fil rouge che lega le tre componenti in gioco è il tema dello straniero.

La storia dell’umanità è stata sempre caratterizzata dallo spostamento di persone. Movimenti dovuti alla necessità di sopravvivere, alla curiosità di scoprire di nuove terre, alla bramosia di invadere altri territori.

La nostra è l’epoca della fuga di cervelli, dei ragazzi Erasmus, delle città cosmopolite. Questa nuova mobilità dovrebbe in qualche modo abbattere molti pregiudizi sull’estraneo, che a volte accoglie e a volte necessita di essere accolto. Solo l’anno scorso sono giunti nella Penisola circa 200.000 emigrati, e non di certo per scopi squisitamente accademici. Il processo è iniziato molti anni prima, ovviamente: nel 2016 si registrano già oltre 5 milioni di stranieri residenti nel Bel Paese.

Sono uomini, donne e bambini che cercano di ricostruire la propria vita dopo essere sfuggiti alla povertà, alla guerra. Entrano nel mondo del lavoro, ma soprattutto entrano nelle scuole italiane. E come si relazionano i millennials con questo movimento di persone? C’è apertura oggi nei confronti dello straniero in classe o lo sguardo rimane ancora chiuso e diffidente?

Il diverso è stimolante o fa paura?

Sono questi i temi protagonisti de “La Classe”, lo spettacolo teatrale scritto da Vincenzo Manna, che sarà in scena al Teatro Marconi dal 18 marzo al 9 aprile per la regia di Giuseppe Marini. L’opera fa parte di un ampio progetto in cui operano diversi attori, tra cui Tecnè (prestigioso istituto di ricerche demoscopiche) e Amnesty International.

 

Sinossi

[dt_quote type=”pullquote” layout=”right” font_size=”big” animation=”none” size=”1″]A peggiorare la precaria situazione di una cittadina europea contemporanea c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente. A pochi chilometri dal campo c’è una scuola superiore dove Albert, straniero di terza generazione, viene chiamato per tenere un corso di recupero per sei studenti problematici. Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale, ma riesce a far breccia nel disagio dei ragazzi accantonando le direttive del preside e conquistando la fiducia della maggior parte della classe. Così, propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. La classe inizialmente deride la proposta per poi ricredersi dopo aver visto un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare. La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…[/dt_quote]

 

Oltre ad assistere allo spettacolo gli studenti della regione Lazio sono chiamati a interagire con il cast, ma soprattutto a toccare con mano l’universo degli emigranti, per divenire a loro volta oggetto di studio per Tecnè. Paralleli alle rappresentazioni teatrali sono infatti gli incontri con la S.I.R.P (Società italiana di Riabilitazione Psicosociale), con gli istituti scolastici e con le associazioni legate al mondo dell’immigrazione, che saranno poi raccontati sotto forma di pubblicazione telematica sui canali della Società per Attori e di tutti gli altri partner.

Il fine di questa interessante iniziativa è capire come la pensano i ragazzi, supportarli, ma soprattutto fornire loro le informazioni giuste, anche per estirpare la radice dell’ignoranza e del luogo comune.

Uno stimolo del genere può rendere consapevoli le menti del futuro, troppo spesso abbandonate a loro stesse e schiave di un’informazione incompleta e pilotata dai media. Se la cultura può essere considerata estrinsecazione della realtà, l’istruzione, intesa come educazione spirituale, è senza dubbio uno dei suoi strumenti più potenti per rendere la nostra società un luogo privo di confini fisici e di restrizioni mentali.

E queste ultime, in particolar modo, possono rivelarsi più limitanti e soffocanti delle gabbie di uno “zoo”.

 

Alessia Pizzi

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