“Ti racconto una storia”: l’omaggio di Edoardo Leo all’aneddoto

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Giovedì 17 maggio, il Your Future Festival dell’Università Politecnica delle Marche, ha patrocinato lo spettacolo “Ti racconto una storia” con Edoardo Leo. L’attore e regista romano ha intrattenuto il pubblico per circa due ore, con letture di brani di autori, registi e non solo.

Entrando, Leo porta con sé sottobraccio un raccoglitore. Dice che si tratta di un archivio di tutti brani, racconti brevi, passi di film in cui gli è capitato di imbattersi durante la sua vita e di averli conservarti. Ecco, lo spettacolo nasce proprio dalla scelta di leggere alcuni  di questi passi, ogni volta diversi.

Inutile anche dire che le risate non sono mancate. Letture di brani comici, racconti di aneddoti personali, addirittura di barzellette sono state accompagnate dalle musiche sempre pertinenti di Jonis Bascir. Come un vestito su misura, l’accompagnamento musicale calzano a pennello le parole dell’attore, portando ai picchi massimi l’effetto comico.

Per divertirsi, quindi, ci siamo divertiti. È chiaro. Ma quello che più affascina è il principio primo che sottende l’intero spettacolo. Senza nulla togliere alla comicità del decalogo di Benni sul cambio del pannolino, è estremamente affascinante l’idea di creare uno spettacolo ogni volta diverso. Quasi si fosse pensato ai romanzi postmoderni di Calvino, lo spettatore viene coinvolto in un sentiero sempre nuovo. E forse con lo spettatore anche il protagonista viene travolto di volta in volta in un’esperienza diversa.

Immaginiamo questo spettacolo come ad un labirinto, dove ogni passo decide quello che verrà poi.

Principe indiscusso di tutto lo spettacolo è il racconto, o meglio l’oralità. La storia trasmessa per il gusto di raccontare e di raccontarsi. Piacere della convivialità e desiderio di tramandare episodi, aneddoti. Nell’era della scritture e di quella sul web, fa piacere in battersi anche solo per un paio d’ore in una riflessione sulla tradizione orale o sulla scrittura nata dall’oralità stessa. È stato bello tornare seppur per poco tempo alle origini della nostra letteratura. A quegli aedi che raccontavano storie per farle conoscere.

Serena Vissani

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