Matricidio ieri e oggi: dal mito di Clitennestra al delitto di Novi Ligure

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Matricidio ieri e oggi: dal mito di Clitennestra al delitto di Novi Ligure

Alessia Tona unisce mitologia e cronaca nera in uno spettacolo di grande spessore al Teatro Furio Camillo di Roma.

Le mogli dei grandi eroi non sono state tutte “Penelope”, paziente e casta matrona. Odisseo questo lo sapeva, tanto che lei è l’ultima a cui si rivela quando torna a Itaca.

La sfiducia nei confronti delle donne l’aveva suggerita lo spirito di Agamennone, incontrato negli Inferi. Ma c’è un motivo, oltre la tradizionale misoginia antica, se Agamennone non si fida del genere femminile. Al suo rientro da Troia sua moglie Clitennestra l’ha ucciso, aiutata dall’amante.

Tradita e abbandonata come Penelope, Clitennestra ha una scusa in più per giustificare l’omicidio. Suo marito ha sacrificato senza pietà la loro figlia Ifigenia per far salpare le navi verso Troia e placare l’ira degli dèi. Lo ricorda perfettamente Lucrezio nel De Rerum Natura quando afferma che “tanti mali causò la superstizione religiosa“. E i mali non sono finiti, visto che la morte del guerriero viene vendicata dai figli Elettra e Oreste, che perpetrano uno scellerato matricidio. Tutto era stato previsto dalla schiava troiana di Agamennone, Cassandra, condannata da Apollo a rivelare il futuro senza mai essere creduta.

Una trama di questo genere, resa celebre da tragediografi del calibro di Sofocle, sembrerebbe non avere molto altro da aggiungere. Ma il bello del mito classico è proprio la sua eterna valenza, la sua costante modernità. Qui entra in scena la brillante regia di Alessia Tona per lo spettacolo “Clitennestra, voi la mia coscienza, io il vostro grido”.

La mitologia incontra l’attualità della cronaca nera. Così il matricidio di Elettra e Oreste diviene quello commesso da Erika e Omar nel 2001. Con una ring composition davvero sofisticata, la regista accenna a Novi Ligure per poi sviluppare il mito e concludere con un doppio omicidio in scena. In questo modo gli attori incarnano passato e presente, offrendo al pubblico una doppia interpretazione che veicola un unico messaggio.

Il cast sul palco basta a se stesso: è scenografia, è musica, è performance a tutto tondo.

Clitennestra attende di essere giudicata dalla “corte” degli spettatori. La sua vendetta è quella di donna innamorata, di madre ferita, di sposa abbandonata.

Eleonora Lipuma è un’interprete magistrale, calibra rabbia e tristezza tenendo in pugno la scena. E’ affiancata da un Agamennone algido e spietato. Silvio De Luca si cala bene nella parte dell’uomo greco fagocitato dalla società della vergogna omerica, specialmente nel flash back in cui uccide Ifigenia (la brava Paola Cultrera). E’ un momento coinvolgente, ricco di pathos.

Come suo alter ego troviamo il giovane Egisto. Guidato dalla passione per la donna più matura, si sporca le mani di un delitto atroce. Il personaggio è interpretato da Marco Masiello, che non a caso è anche Omar. In lui si concentra la figura dell’uomo fragile, offuscato dai sentimenti per la partner.

La sua Erika è anche Elettra in scenaMaddalena Serratore incanala l’odio delle due figlie per le rispettive madri, offrendo un finale davvero incredibile. Elettra/Erika uccide Clitennestra/Susanna Cassini accompagnata rispettivamente dallo scettico Oreste (Antonio Bandiera) e dal debole Omar.

Un discorso assolutamente a parte merita la figura di Cassandra, portata in scena dalla fenomenale Adele Dell’Erario. Come un fantasma si aggira sul palco profetizzando verità oscure che si ripercuotono sul suo corpo. Si trascina esile, con un vestito rosso come il sangue che preannuncia alle orecchie di chi non la ascolta.

Alessia Tona ha osato, ma la fortuna le sorride. Regala uno spettacolo intenso, corroborato da un cast davvero eccellente.

I secoli passano, le storie si ripetono, e uomini e donne sono dominati sempre dalle stesse irriducibili passioni: odio e amore. Penserete che lo sapevate già, che il messaggio è molto ovvio. Ma non è così.

Come tutte le grandi verità è tanto semplice quanto complessa da comprendere e trasmettere con un’opera teatrale.

In questo caso assolutamente ben riuscita.

Alessia Pizzi

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