Bikini: la rivoluzionaria storia del “due pezzi”

Donne in costume anni '50 - storia del bikini

Il 1900 era iniziato da pochi anni quando la celebre nuotatrice e attrice australiana Annette Marie Sarah Kellermann faceva scandalo indossando un costume-tuta aderente e non i pantaloni e le camicie coprenti che fino a quel momento le donne avevano sempre utilizzato in spiaggia. Il pudore lasciava spazio alla comodità e, perché no, alla celebrazione del corpo femminile. Kellermann sarebbe stata addirittura arrestata su una spiaggia di Boston per atti osceni in luogo pubblico mentre indossava uno dei suoi costumi, di cui in seguito creò una linea di abbigliamento e che oggi vengono considerati il primo spavaldo passo verso il costume da bagno femminile come è concepito ai giorni nostri.

All’inizio del secolo non molti avrebbero potuto prevedere quanti cambiamenti e sconvolgimenti avrebbero portato presto il ‘900 ad essere considerato un secolo di grandi lotte e vittorie nel nome dell’emancipazione femminile… anche a partire dalla spiaggia.

Scandalosissimo “due pezzi”: dall’atomo al bikini

La seconda guerra mondiale, per necessità di economia di materiali e tessuti, forzò lo sdoganamento di abiti femminili più corti e comodi. E con la fine della guerra, forse, un sentimento di voglia di libertà ispirò una creazione memorabile.

Storia del primo bikini

La storia del bikini inizia nel 1946, quando lo stilista parigino Jacques Heim annunciò con orgoglio di aver creato il “costume da bagno più piccolo del mondo”, così piccolo che decise di chiamarlo “atomo”. Poco dopo, un altro francese, Louis Réard disegnò un costume da bagno ancora più piccolo. Il modello fu presentato solo quattro giorni dopo che gli Stati Uniti avevano iniziato a testare bombe atomiche nell’atollo di Bikini, per coincidenza e risonanza degli eventi, il nuovo costume venne paragonato a una esplosione: era nato il bikini.

Il nuovo modello di costume divenne immediatamente celebre, ma le donne che mostravano troppa pelle venivano considerate delle “svergognate” dalla gente comune. La chiesa bocciò il capo di abbigliamento con severità vedendolo come peccaminoso e tentatore e presto la morale comune portò i gendarmi sulle spiagge pronti a multare chi si scopriva troppo.

Il bikini restava scandaloso, soprattutto nella cattolica Italia che era estremamente perbenista. Il capo d’abbigliamento da spiaggia venne per anni censurato dal cinema e dalla pubblicità. Ma la ribellione era nell’aria e la rivoluzione femminista degli anni ‘60 avrebbe sdoganato per sempre il “due pezzi” sulle spiagge italiane.

Cristiana F. Toscano

Video dose: la storia in un minuto

Cristiana F Toscano
"Case, libri, quadri, viaggi, fogli di giornale"... non diceva "quadri" la canzone? Vivo tra Italia, Scozia e Bielorussia, ho studiato giornalismo e lettere moderne, lavoro nel mondo dei media e dell'editoria.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui