2021: Titanomachia nello Spazio. Regia di Kubrick, Spielberg & Co.

Richard Branson - Virgin Galactic

Ovvero come la nuova conquista del cosmo, sia un blockbuster da vedere in streaming. Una storia epica che coinvolge alcuni fra gli uomini più ricchi del mondo, Nikola Tesla, Isaac Asimov, il rock degli anni settanta, dinosauri, demoni e il più grande “pagamento in visibilità” della storia dell’uomo.

La vita imita l’arte. La scienza insegue la fantascienza. La comunicazione frega tutti, mescolando fiction e realtà, dimenticandosi delle differenze. Anzi, rendendo la differenza fra il reale e la sua rappresentazione un concetto privo di senso. Addirittura nocivo per i fini che essa si propone.
Ed è allora che un’impresa nata industriale, commerciale e tecnologica deve diventare – e diventa – puro entertainment.

Un equipaggio hollywoodiano alla conquista del cosmo

L’11 luglio 2021 il miliardario Richard Branson ha portato a termine con successo il primo volo turistico spaziale, con a bordo il primo viaggiatore civile, l’”astronaut 001”, ossia Richard Branson stesso. L’evento è stato trasmesso in streaming attraverso il canale Youtube di Virgin Galactic, l’azienda spaziale di Branson.
Così facendo ha battuto Jeff Bezos di Amazon e Elon Musk di Tesla, che nella stessa competizione si classificheranno (al momento) secondo e terzo. Con le loro compagnie spaziali, rispettivamente Blu Origin e SpaceX.

Il fatto interessante è che l’annuncio del viaggio sia stato un teaser di presentazione dell’equipaggio, che sembra piuttosto lanciare il reboot di Armageddon.

Niente di cui stupirsi, il teaser è pienamente in linea con la comunicazione scelta da Virgin Galactic. Anche l’ident aziendale di un anno prima non scherzava.

La corsa allo spazio degli anni ’20 del ventunesimo secolo è questa.
Aziende invece che stati. Fatturati invece che PIL. Miliardari invece che leader politici. Nella fattispecie Amazon contro Tesla contro Virgin per la conquista dello spazio. Con noialtri a finanziare inconsapevolmente l’uno o l’altro, se invece di iscriverci in una palestra Virgin Active, ci guardiamo una serie su Prime.

Poi sia chiaro: per “spazio” si intende un’area di pochi chilometri attorno alla Terra. Che è come chiamare “conquista dei mari” un bagnetto dove l’acqua ti arriva alle ginocchia.
E infatti laddove non giunge la realtà, deve spingersi la fantasia. Attingendo alla matrice narrativa che, volenti o nolenti, abbiamo tutti in mente: Hollywood.
Così il messaggio diventa chiarissimo anche nel minuto e quarantuno secondi di spot. Anzi trailer.

Che succede nel trailer?

Ci viene fatto sognare un obiettivo. Ci viene presentato un “cast” che lo realizzerà per noi. Ci viene comunicata una data di pubblicazione dell’impresa.
Secondo una modalità del marketing cinematografico, immutabile da almeno trent’anni.

Un casting di tizi che – pur augurandogli ogni bene – sembrano i protagonisti di un film su un’impresa spaziale avveniristica, ma di quelle che raramente procedono secondo i piani. Vediamo età e caratteri vari, multietnicità giuste (ma attenzione: in questo blockbuster dallo spiccato spirito altantista, manca il co-protagonista asiatico) e il “vecchio” Richard Branson nella parte del finanziatore visionario del progetto impossibile, colui che ci mette la faccia, anzi l’intero corpo, ed è disposto a tutto per riuscire. Pure ad anteporre i propri sogni alle procedure di sicurezza, come il candido John Hammond di Jurassic Park. Oppure, peggio, a diventare il cattivo di un Bond-movie alla Moonraker.
Il video di 1’ 41’’ è questo. Lo è nella scrittura, nella musica, nella grafica, nel mood, in tutto.

E naturalmente in ciò che evoca. Lo slancio, la corsa verso il domani. L’intera storia americana è un susseguirsi di sfide, di superamenti di limiti, di frontiere da raggiungere, di scontri fra titani . Questo abbiamo visto nelle grandi epopee dei magnati statunitensi dell’Ottocento: la guerra dell’elettricità fra Emerson e Tesla (Nikola, quello che ha dato il nome all’azienda di Elon Musk) la competizione per le telecomunicazioni (con o senza fili), addirittura quella per accaparrarsi fossili di dinosauri del sottosuolo americano (ed esporli a pagamento).

Ma il video evoca anche le grandi imprese da megalomani viste sul grande schermo, come appunto Jurassic Park.
Ora non è semplicissimo capire chi fra i tre megapaperoni sia davvero il buono e chi il cattivo. Il freak è senza dubbio Musk con le sue dichiarazioni shock e le conferenze da sballato. Ma gli altri due sembrano troppo due stereotipi, per cedere alla prima impressione.

Protagonisti e antagonisti di questo film

Branson-Virgin è biondo e belloccio, ha accumulato un patrimonio “per bene” con una etichetta discografica, poi con la radio, i viaggi aerei e le palestre. Bezos-Amazon è brutto e pelato, fa i soldi costringendo alla chiusura le piccole librerie e obbliga i dipendenti schiavi a indossare un braccialetto di controllo. E a non andare in bagno. Ed è pure une dei cinque, sei (diciamo sette, che fa mistico) Signori Oscuri agli Algoritmi. Sembra il villain perfetto per almeno tre pellicole.
Pare tutto chiarissimo, ma forse in questa sceneggiatura ci sarà un colpo di scena, un ribaltamento, un personaggi inaspettato, un tweet sbagliato (arte dirompente in cui Musk è maestro).

Il futuro che ci aspetta è già stato scritto (e girato)?

Certamente per gli appassionati di fantascienza è un gran momento. L’esplorazione privata dello spazio è alla base di gran parte delle trame sci-fi degli ultimi decenni. E magari, dopo aver assistito alla realizzazione dello smartphone (visto in Star Trek serie classica), del tablet (visto in 2001: Odissea nello spazio) ai computer parlanti che ti rispondono con voce femminile, ancillare e sottomessa, è arrivato il momento in cui grandi brand commerciali si spartiranno il Sistema Solare.

Forse finirà come immaginato da Isaac Asimov nel racconto Buy Jupiter in cui Giove viene acquistato per farne un gigantesco cartellone pubblicitario per le navi di passaggio.
Frontiere. Sogni. O incubi. Vedremo. Per ora la triste realtà è che tre miliardari giocano con i razzi spaziali e noi, inchiodati alla Terra, da più di due decenni aspettiamo il jet pack che ci avevano promesso, lo zainetto a razzi che dal 2000 ogni mattina avrebbe dovuto farci volare al lavoro.
Al suo posto è arrivato lo smartworking.

Musica.

Titoli di coda.

Scena post titoli.

Chi è il cattivo?
Negli anni settanta Richard Branson era un semplice venditore di dischi che, aperta una piccola etichetta discografica, sfonda col suo primo LP. Un disco famosissimo che forse non è immediato ricollegare alle palestre, alle compagnie aeree e ai voli spaziali, ma certamente ha dato origine al multiforme impero Virgin: Tubolar Bells di Mike Oldfield. Quello della musichetta raccapricciante usata nel film L’Esorcista (tanto per non uscire dal cortocircuito col cinema). Per ottenere un risultato del genere, il giovane Branson avrà stipulato un patto innominabile con gli inferi?

Tubolar Bells è un disco dal successo spaventoso, che ha lanciato una carriera imprenditoriale incredibile. E una melodia inquietante che, idealmente, si appresta a risuonare nel cosmo negli anni a venire (dove Pazuzu incontrerà i Grandi Antichi. Fra parentesi, perché è una frase che capiscono solo i maniaci dell’horror).

Sarà Branson l’antagonista malvagio? Forse, ma non per queste storielle da nerd. Il diavolo non è un cretino e lavora sui dettagli, come gli algoritmi.
Quello di Virgin Galactic è il primo logo commerciale, che sta per viaggiare (con forze proprie) oltre l’atmosfera. Tuttavia l’imprenditoria cosmica porta con sé alcuni vizi molto terrestri. Il logo handmade del gruppo Virgin, declinato in ogni comparto del gruppo, ha una storia umile: tracciato da un grafico su un tovagliolo durante un briefing in un bar nei lontani anni settanta, è rimasto nelle mani di Richard Branson, che poi non ha dato l’incarico al grafico. Ma si è tenuto il tovagliolo e ha usato la sua proposta.
La pagina wikipedia in lingua italiana non dice niente di più. Quella inglese non riporta per nulla l’episodio. Mentre il sito virgin.com lo cita, ma soprassiede sugli aspetti economici. Insomma, non si capisce se il grafico, che si chiama Ray Kyte, sia stato in seguito pagato, magari anche riservatamente.
In caso positivo, buon per lui. Altrimenti il lancio dell’11 luglio sarebbe l’apice cosmico di una epopea industriale, come in The Founder sulla storia di Mcdonald’s, nata da un furto. Di un tovagliolo e di un’idea. E farebbe di Ray il freelance-non-pagato più famoso dell’universo.

Seconda scena post titoli.

Dalla Neuralink, un’altra azienda di Elon Musk, è stato annunciato qualche mese fa di possedere la tecnologia per clonare dinosauri e costruire un vero Jurassic Park. Che dire? Forse arriva terzo nella corsa allo spazio, ma la conquista del tempo forse la vince lui.

Dario Magini

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