Procida, Capitale della cultura 2022: i ricordi da Morante a Troisi

Procida capitale della cultura 2022
Foto di Serena Garofalo

Quest’anno, la capitale della cultura è un’isola e in particolare la meno turistica tra le isole campane, la bella Procida. Contrariamente alla superba Capri e all’affollatissima Ischia, questo lembo di terra abbracciato dal mare se ne era stato, fin ora, nell’ombra, preservando gelosamente il suo lento respiro isolano. Un bel guaio, a sentir parlare i procidani, che si sono visti travolgere da schiere di cittadini, abituati alla corsa incessante delle città.

La vita, a Procida, scorre dilatata, tra il porto, le spiagge, la parte antica e le famose case color pastello. In occasione dell’ambito riconoscimento, sono stati organizzati sul territorio una lunga serie di eventi che hanno animato l’Estate, dando ulteriore valore al luogo.

Procida, l’isola di Arturo

Se si nomina Procida, non si può non pensare al famoso romanzo di formazione ambientato proprio sul territorio: “l’isola di Arturo”; Elsa Morante immagina il ragazzo-stella tra questi vicoli, in queste calette dall’acqua cristallina. L’infanzia e l’adolescenza di Arturo si proiettano su quello che è un luogo al contempo veritiero e mitico.

La scrittrice nell’esordio, con una furba mossa, ci avvisa che sebbene il luogo descritto sia a tutti gli effetti Procida, non mancano voli di immaginazioni e fantasia che disturbano il reale. Inoltre, sebbene, le descrizioni siano particolarmente dettagliate, l’atmosfera rarefatta e lenta delle giornate di Arturo non ci può non far pensare a certi miti, che accadono senza luogo e tempo.

Procida così diventa unione perfetta di un luogo esistente ma al tempo allusivo, che rimanda ad una dimensione altra dietro la superficie, non percepibile se non con un intuito non descrivibile.

Scrive la Morante parlando di Procida:

“ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, che è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua.”

Le salite del “Postino”: Massimo Troisi

Chi ami il cinema, ricorderà Procida anche per il famoso ultimo film di Massimo Troisi, ossia il “Postino”; Il film, che è del 1994, racconta la storia di Mario, postino di Procida, che ogni giorno recapita la posta a Pablo Neruda, in esilio politico.

L’atmosfera del film, con la complicità dei luoghi, si carica di malinconia e dolcezza: l’amicizia tra i due, l’amore nascente tra Mario e una ragazza del luogo, rendono la pellicola da non perdere. Inoltre, sullo schermo rimane percepibile l’atmosfera più autentica dell’isola.

Ma quali sono i luoghi che possiamo vedere legati al nome dell’amatissimo Troisi? Recandovi a Procida, potrete visitare la cosiddetta “spiaggia del postino” dove è stata girata una delle scene più romantiche del film. Alla spiaggia si arriva percorrendo un lembo di strada che costeggia un cimitero, a strapiombo sul mare ( davvero molto suggestivo!).

Sul luogo potrete scegliere di affittare l’ombrellone, o collocarvi nella parte più esterna, che è libera. La spiaggia è in prevalenza sabbiosa ma attenti comunque alle pietruzze e agli scogli! Inoltre, sempre sull’isola, potrete cenare nella locanda del postino , che custodisce qualche cimelio del film.

Il dolore di Palazzo d’Avalos

Guardando Procida dal basso non sarà difficile scorgere un edificio particolarmente imponente: palazzo d’Avalos. L’edificio spicca e domina terra murata. Fatto costruire nel ‘500 assieme alle mura, fu palazzo signorile della famiglia d’Avalos, passò poi in mano ai Borboni, divenne scuola militare e poi carcere.

Oggi, pagando qualche euro, la visita è ancora possibile. Colpisce l’occhio del visitatore il contrasto tra il grigiore delle pareti in pietra spesse, le grate, e il violento azzurro del mare, su cui il palazzo affaccia. Alle orecchie dei prigionieri doveva giungere il vocio della vita che, sotto le mura, scorreva ancora tranquillo. Nel periodo che lo vide come carcere, i prigionieri erano impegnati in lavorazioni tessili.

Nel palazzo sono attualmente ancora intatte le camere in cui i prigionieri dormivano e molti dei tessuti lavorati. Oltre all’edificio centrale, potrete visitare pure il cortile e la parte laterale, dove potrete vedere le celle di isolamento.

Serena Garofalo

Serena Garofalo
Figlia di Partenope e degli anni 2000, scribacchina ambulante, studentessa di Lettere per folle amore.

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