Piattaforma Rousseau: chi era il filosofo da cui prende il nome?

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Piattaforma Rousseau cos’è e cosa si cela dietro questo nome?

Innanzitutto partirei dai fondamentali.

Jean-Jacques Rousseau nasce a Ginevra il 28 giugno del 1712. La madre muore nove giorni dopo la sua nascita. Il padre, orologiaio, a seguito di una rissa nel 1722 deve lasciare Ginevra e lascia il figlio presso il pastore Lambercier.

Infanzia difficile per il giovane Rousseau che arrivò persino ad arrangiarsi con piccoli furti.

No, non vi è nessun legame familiare tra Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Casaleggio, padre e figlio, con il filosofo.

Rousseau e i 5 Stelle

La presunta connessione tra Rousseau e le linee guida del Movimento 5 Stelle è da cercare nell’estremizzazione semplicistica del suo pensiero.

Snoccioleremo velocemente quelli che sono i punti fondamentali della sua logica.

È opportuno non dividere per categorie il suo pensiero. Difatti, è sempre più diffusa la volontà di categorizzarlo per discipline: pedagogia, politica, letteratura.

Il suo pensiero è da considerare nella sua unicità e nella sua integrità.

Le relazioni tra un’opera e l’altra sono sottili ma presenti. Dev’essere l’attento lettore a percepire quale sia la strada che vuole il filosofo venga seguita e soprattutto contestualizzare l’humus storico in cui si sviluppano le vicende.

La coscienza politica del filosofo prese forma durante la sua permanenza a Venezia. È il 1743 e sperimenta in prima persona la durezza del governo e il dissesto del corpo diplomatico francese.

Era segretario dell’ambasciatore.

Grazie a questa sua posizione poteva destreggiarsi nell’osservazione diretta della politica internazionale. Questa sua posizione lo portò alla costante riflessione su concetti fondamentali come la virtù di un popolo, le istituzioni, la morale, la politica stessa.

Da queste profonde meditazioni, la prima e fondamentale illuminazione: “tutto dipende radicalmente dalla politica”, come si può leggere nella sua opera autobiografica Le Confessioni.

Il titolo dell’opera, come evidente, è un chiaro richiamo al filosofo e teologo Sant’Agostino.

Le Confessioni di Rousseau sono una porta aperta sul proprio modo di essere e di vedere la società. Nessuna lode della propria vita bensì il coraggio di parlare delle proprie debolezze e dei propri peccati.

Avanguardia per i tempi che furono.

“La volontà generale è sempre retta, ma il giudizio che la guida non sempre è illuminato. Bisogna presentarle gli oggetti come sono, talvolta come devono apparirle, mostrarle la buona strada che cerca; garantirla dalle lusinghe delle volontà particolari … I singoli vedono il bene che non vogliono, la collettività vuole il bene che non vede. Tutti ugualmente hanno bisogno di una guida.”

La citazione in questione è una chiave di lettura.

Rousseau delinea il bisogno di mediare la volontà retta e l’intelligenza confusa nell’impresa complessa di accentrare il sistema. Viene quindi introdotta nel suo sistema di proiezione politica la figura del legislatore. Questa figura sopra le parti ha un ruolo indiretto, non è autoritario e gode dell’arduo compito di realizzare la bontà originaria.

Reinterpretazione politica passando da Platone a Machiavelli per giungere alla nostra contemporaneità.

La rigenerazione umana grazie all’intervento demiurgico del legislatore è davvero oggi possibile?

L’atto di volontà, l’intento e la creazione della piattaforma Rousseau è forse stata declinazione di arroganza. Questo pezzo non vi offrirà tutta la verità come promesso ma forse, come spero, cercherà di implementare qualche domanda socio-politica sulla vostra quotidianità.

Pongo a voi tre quesiti alla maniera socratica, sapendo di non sapere la reale risposta:

L’uomo è davvero buono per natura?

Ognuno di noi è effettivamente il miglior giudice dei propri affari?

E soprattutto il consenso è un criterio affidabile?

Il consenso è sempre un enigma da Barabba a Gesù, da Hitler al Terzo Reich.

Alessia Aleo

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