NO AL FEMMINICIDIO: le giornaliste Mediaset in t-shirt per protesta

Lo scorso 12 Settembre le giornaliste di Studio Aperto e di Rete4 hanno presentato la loro silenziosa protesta contro la violenza sulle donne,indossando una t-shirt con su scritto:“NO MORE FEMINICIDE”.

La semplice mise risalta,addosso a queste donne sempre in tailleur, per l’eloquenza del messaggio confezionato con la delicatezza e la forza tipiche dell’animo femminile.
Il tema della violenza sulle donne negli ultimi anni ha preso molto piede nella sensibilità e nella coscienza comune:questo sicuramente lascia speranzosi nei confronti dei possibili futuri provvedimenti legali in materia,che purtroppo-a tutt’oggi-non sembrano tutelare il mondo femminile.
Prove di questa mancanza sono le tante voci spezzate,“ascoltate” e trasmesse dai media soltanto quando a parlare restava il loro corpo senza vita,le parole dei cari affranti o perfino quelle del loro stesso carnefice.
C’è da chiedersi se la violenza sulle donne sia davvero incrementata in questi ultimi anni o se semplicemente abbia perso il suo status di tabù,sia perché l’universo femminile ha guadagnato parola e terreno,sia perché un recente fenomeno televisivo suole rendere la cronaca reality,da seguire come uno show.
Sebbene questo atteggiamento mediatico abbia regalato più attenzione nei confronti della condizione femminile,non consola tuttavia che il protagonismo guadagnato dalle donne dopo anni di lotte per i loro diritti sia legato alle loro morti violente.
Molte indagini sociologiche e psicologiche affermano che sia stata l’emancipazione femminile a scatenare nel maschio un’insicurezza tale da portarlo a voler prevaricare l’altro sesso con l’unica arma che gli rimane:la fisicità. 
Le origini di quest’arma sono molto più remote,legate indissolubilmente ai primordi della civiltà (nel senso meramente antropologico del termine)con l’unica differenza che,se nell’antica Grecia o nel Medioevo era legittimata dalla cultura del tempo,oggi non lo è più,almeno in Occidente:non dimentichiamo infatti che in alcune parti del mondo la donna è ancora considerata un oggetto da possedere o un animale da addomesticare.
Che la violenza sulle donne sia aumentata o che sia il residuo di un sostrato culturale che ancora si fa sentire,poco ci interessa:a noi interessa che le voci e le proteste-più o meno silenziose-siano finalmente accolte e tutelate.

Alessia Pizzi

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