Psicologia: come migliorare la produttività aziendale in tempo di Covid-19

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In tempi di Covid-19 e smartworking (che più che essere smart è da remoto), avere livelli di produttività e performance adeguati è fondamentale e paradossalmente può configurarsi come un’occasione di crescita (ovviamente non in tutti i casi). D’altronde “Power comes in response to a need, not a desire”. Vediamo dunque come migliorare la produttività aziendale.

Come posso aumentare la produttività aziendale?

Non ci occuperemo in questa sede di tutti quegli accorgimenti nell’organizzazione del lavoro che potrebbero migliorare la produttività aziendale, ma bensì di coesione. Perché in fondo, il lavoro è fatto di persone e sono loro la chiave per il nostro successo. In una delle definizioni più classiche, la coesione può essere definita come “quella capacità che i gruppi hanno di rimanere uniti nel raggiungimento di un obiettivo e/o nella soddisfazione dei bisogni affettivi dei membri che lo compongono” (Carron, Brawley, & Widmeyer, 1998). Che poi è il concetto che Robert Baratheon in maniera altrettanto efficace presenta nella prima stagione di Game of Thrones.

Robert Baratheon: Which is the bigger number, five or one?

Cersei Lannister: Five.

Robert Baratheon:  Five…One (la mano da aperta viene chiusa in un pugno). One army, a real army, united behind one leader with one purpose. Our purpose died with the Mad King.

I pro e I contro della coesione sul lavoro.

La coesione però è una lama a doppio taglio, quindi bisogna imparare come usarla e sapere come funziona. In generale un gruppo coeso ottiene performance migliori e il successo derivante da queste finisce per aumentare la coesione, in una sorta di circolo virtuoso (Forsyth, 2018, Patterson, Carron, & Loughead, 2005). Alla fine, è ciò su cui si basa il “squadra che vince non si cambia”, così come le difficoltà di quelle squadre sportive che invece inanellano qualche cattivo risultato. Pertanto, è fondamentale strutturare e ideare obiettivi (anche piccoli) che forniscano un riscontro positivo in grado di innescare questo circolo virtuoso. Tuttavia, c’è un terzo incomodo in questo idilliaco rapporto tra performance/produttività e coesione, come in ogni buona storia di amore tormentato: le norme del gruppo (Forsyth, 2018).


Per norme di gruppo, vi evito la lezioncina teorica, si intendono quei “punti di riferimento” comportamentali che il gruppo decide (in maniera spesso implicita) di adottare. Prendiamo ad esempio la sitcom “Camera Café”. In questo caso la norma è cercare di lavorare il meno possibile e stare in area relax. Se la coesione di un gruppo di lavoro è alta, ma la norma è in contrasto con l’essere produttivi, eccovi servita la ricetta per il disastro. Un gruppo del genere sarà ancora meno performante di uno non coeso. Seminare una norma appropriata non è un lavoro facile, presuppone uno sforzo continuativo (le norme non si formano in un battito di ciglia) e necessita di un professionista. Ciò che però potete fare è dare voi stesso l’esempio, mostrando la norma alla quale fate riferimento (i.e., l’essere il lavoratore che vorreste fossero gli altri).  

Mirko Duradoni

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Fonti:

CARRON, A., BRAWLEY, L., & WIDMEYER, W. (1998). The measurement of cohesiveness in sport groups in Advances in sport and exercise psychology measurement, a cura di Duda, J.

Forsyth, D. R. (2018). Group dynamics. Cengage Learning.

Patterson, M. M., Carron, A. V., & Loughead, T. M. (2005). The influence of team norms on the cohesion–self-reported performance relationship: A multi-level analysis. Psychology of Sport and Exercise6(4), 479-493.

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