Bimbi e nuove tecnologie: conta il loro tempo di utilizzo?

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È giusto che un bambino piccolo utilizzi uno smartphone o un cellulare?

Questa, come altre domande legate all’utilizzo delle nuove tecnologie, attanaglia la mente di chi si avvicina alla genitorialità o di chi genitore già è. Soprattutto in tempo di quarantena come vi abbiamo raccontato in “Bambini in Quarantena: come giocare con la app della realtà aumentata di Google!“.
Non a torto dato che tra il 2013 e il 2017 l’utilizzo di dispositivi tecnologici da parte di bambini sotto i due anni si è triplicato. Si stima infatti che i bambini di questa età trascorrano in media 42 minuti al giorno connessi ai loro device. I genitori, pertanto, hanno ragione di preoccuparsi di questi bambini sempre al cellulare?

Ci sono delle conseguenze?

L’American Academy of Pediatrics in tal senso sconsiglia l’utilizzo dei nuovi media al di sotto dei 18 mesi di età, ad eccezione dei servizi di video chatting. Difatti, tali servizi, permettono ai bambini di riconoscere i membri della propria famiglia che sono distanti e di stabilire legami sociali con loro.
Il ruolo dei genitori è ovviamente fondamentale. Una recentissima ricerca condotta da Coyne e colleghi (2020) e pubblicata sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, aggiunge un tassello importante per comprendere il loro ruolo nello sviluppare nei figli un comportamento appropriato riguardo le nuove tecnologie. Quando le nuove tecnologie si inseriscono in maniera intrusiva nel rapporto genitore-figlio (technoference) possono insorgere tutta una serie di problematiche, quali un livello di benessere più basso, problemi comportamentali e ritardi nell’uso del linguaggio (Zimmerle, 2019).

Il tempo di utilizzo del genitore conta?

Ciò che sorprende del lavoro di Coyne e colleghi (2020) è che il tempo di utilizzo da parte del genitore di un dispositivo tecnologico non aumenta i livelli di technoference ma anzi li diminuisce. Al contrario, l’utilizzo di tali device per tenere il figlio occupato o calmarlo aumenta questa interferenza tecnologica con i rischi ad essa associati.
Sembra pertanto che l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei genitori sia dopotutto una buona cosa. D’altronde, è sempre bene maturare una conoscenza di uno strumento affinché si possa anche educare su come usarlo. Non ci faremmo insegnare come usare una macchina agricola da chi non ci si è mai seduto sopra. Allo stesso modo è molto meno probabile che una persona esperta nell’utilizzo di un martello si colpisca un dito rispetto a chi è la prima volta che si trova a maneggiarlo. L’importante è che la tecnologia non sia sostitutiva del proprio ruolo di genitore.

Perciò appare quanto mai vera quella saggezza popolare per la quale “I figli seguono l’esempio, non i consigli”. Siate un buon esempio.

Mirko Duradoni

Link utili e fonti:

Children and Media Tips from the American Academy of Pediatrics

Coyne, S. M., Holmgren, H. G., Keenan-Kroff, S. L., Petersen, S., & Stockdale, L. (2020). Prenatal Predictors of Media Use During Infancy. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking.

Zimmerle, J. C. (2019). Limiting Technoference: Healthy Screen Time Habits for New Parents. International Journal of Childbirth Education34(2).

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