Aporia, l’installazione di Antonio Marras racconta il dolore dell’emigrante (Intervista)

Aporia di Antonio Marras intervista

Nella sua installazione-evento all’Istituto Italiano di Cultura di New York, curata da Valeria Orani, l’artista mette in scena l’addio di due emigranti e l’arrivo a Ellis Island, pieni di paure e speranze.

Ho conosciuto Antonio Marras tanti anni fa: tenne una lezione al master che stavo frequentando. Un momento che porto scolpito nella mia mente, perché sono davvero rari gli stilisti che, oltre a disegnare abiti, sanno immaginare il mondo e assurgere al ruolo di artisti. Marras è uno di questi: radici ben piantate nella cultura e suggestione sarda, con forti ali per volare ovunque, in tutto il mondo, in ogni direzione artistica.

Aporia a New York

L’evento Aporia ha inaugurato un’installazione site-specific dal titolo “Su per le antiche scale”, realizzata da Antonio Marras sulla scalinata dell’Istituto Italiano di Cultura a New York con una performance dal titolo “Andando Restando”, con la coreografia di Marco Angelilli, su disegni dello stesso Marras con Gabriel Da Costa e Francesco Napoli e accompagnamento del contralto Maurizio Rippa. La produzione è di  369gradi – AMINA>ANIMA (Soul) Project – Regione Autonoma Sardegna.

Nell’intervista che segue Antonio Marras ci racconta la bellezza, il futuro, l’artigianato e l’umanità.

1Il tessuto è cultura, arte, sapienza antica. In questa installazione lo vediamo come tramite tra un passato e un futuro, come unica eredità di una terra e di un passato a cui si dice addio. Esiste ancora in Italia una cultura del tessuto? Riusciamo a traghettare anche noi questa grande eredità verso il futuro?

L’Italia è il regno della cultura del tessuto e sicuramente il marchio MADE IN ITALY è un vettore fortissimo. Io sono nato in mezzo ai tessuti. Da piccolo mi perdevo in mezzo a pile di stoffe, mucchi di tessuti, nella bottega di mio padre che li vendeva al metro. Il tessuto è, per me, materia da plasmare, modellare, mutare. Materia grezza, informe, progettata in un modo e trasformata in  altro e poi in altro ancora.

Mi attrae il processo in divenire, il non finito, l’opera aperta, la magia di un caos grezzo che prende via via corpo, si anima e alla fine diventa un qualcosa che si indossa e non solo…

2L’emigrato viene visto come topos della ricerca di se stessi e del proprio destino, ma lo troviamo spesso anche al centro di dibattiti politici ed economici. La scelta del brano “New York New York” ci ricorda che Frank Sinatra era figlio di emigrati siciliani. Cosa possono fare la cultura e la moda per veicolare un messaggio di accoglienza?

Può tanto, tantissimo. Il messaggio di inclusione è fondamentale nella moda. La moda ha il merito di aver sdoganato i transgender, gli LGTB+, i diversi e ora sta lavorando contro il body shaming. Il messaggio di accoglienza è fondamentale perché la moda non si occupa di cose terrene, è superiore: si occupa di bellezza, di ricerca, di sogno, di cultura, di arte, di sperimentazione, di tradizione, di savoir faire, di artigianato e soprattutto di pace.

3Si respira un clima apocalittico, inutile negarlo. Tra pandemia, guerra, povertà, il futuro può fare paura. Soprattutto, fa paura perdere ciò che si ha di bello e prezioso. Se potessi mettere in una “valigia per il futuro” 5 cose che rappresentano il tuo mondo, cosa sceglieresti?

Sì è vero, un clima terribile. Non bastava la pandemia che ha distrutto economie e speranze ma la GUERRA! Addirittura la guerra, quello che sembrava appartenere alla generazione precedente adesso è di fronte a noi. Un disastro.

Io porterei la mia valigetta, quella che ho comprato al mercatino di Portobello nel 1987. Una valigetta sgangherata legata a spago e chiusa con la sicura che sono riuscito ad aprire solo una volta a casa. Conteneva: ago, fili da ricamo colorati, una serie di passamanerie, campioni di tessuti da uomo e un uovo in legno da rammendo. Ecco non porterei né cripto arte né NFT, solo gli strumenti del lavoro a mano di una sarta.

Micaela Paciotti

Appassionata di moda da sempre, curiosa di tutto, vorrei vivere in mezzo alla natura, ma non riesco a staccarmi da Roma.

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