Addio colleghi umanisti, siamo giraffe con il collo corto‏

Allarme umanisti: rubano i soldi agli ingegneri!

Eh sì, avete letto proprio bene, ma tranquilli non si è capovolto il mondo: gli ingegneri continuano a guadagnare di più dei professori, dormite sereni… va tutto bene.
E allora cos’è questa storia? È stato Stefano Feltri, il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano, a denunciare la temibile calamità che sta per colpire i nostri atenei:

“Purtroppo migliaia e migliaia di ragazzi in autunno si iscriveranno a Lettere, Scienze politiche, Filosofia, Storia dell’arte. I ragazzi più svegli e intraprendenti si sentono sicuri abbastanza da buttarsi su Ingegneria, Matematica, Fisica, Finanza. Studi difficili e competitivi. Ma chi li completa avrà opportunità maggiori, in Italia o all’estero.”


Come curarsi da questa malattia che affligge i poveri italiani tonti e incapaci, appassionati di cultura umanistica? Avete presente quei docenti mancati, precari, che continuano a regalare soldi allo Stato solo per entrare in graduatoria? Ah, Feltri, meno male che ci sei tu a proporre le tue idee innovative e rivoluzionarie:

“Dal lato delle scelte collettive, cioè le politiche pubbliche, dovremmo tutti chiederci se ha senso sussidiare pesantemente università che producono disoccupati e formano persone che nessuno sente il bisogno di assumere o retribuire adeguatamente. Tradotto: meglio avere molte facoltà di filosofia e scienze della comunicazione o chiuderne qualcuna e magari dare più incentivi alla ricerca in campo chimico o elettronico? Parliamone.” (fonte)

Del resto all’Italia, paese che vive di rendita per la sua storia millenaria, a cosa servono letterati e storici? Scordatevi le notti passate a tradurre Cicerone e Demostene, accantonate quel passo di Boccaccio che ha stimolato le vostre papille esegetiche, dite addio alla decodificazione del papiro di Saffo… Siamo malati, umanisti miei, afflitti da un morbo incurabile che ci vede seguire le nostre malsane passioni. 
Perdonali perché non sanno quello che fanno…

Non conta se abbiamo iniziato la Triennale in cinquecento e abbiamo finito la Magistrale in venti, non importa se siamo tra coloro che hanno scelto di conseguire tutti i crediti per l’insegnamento con il massimo dei voti: il campione preso sotto esame è quello dei colleghi confusi che hanno scelto un curriculum letterario con esami poco ambiziosi perché non sapevano quale pezzo di carta appendere al muro. Una volta non era Giurisprudenza la facoltà più gettonata in caso di crisi mistica? Ma no, la pattumiera siamo noi. Rubiamo i fondi alle intelligenze superiori. E in questo siamo anche supportati dallo Stato, che vuole assecondare silente la nostra perversione, ideando opinabili riforme per farci insegnare, prima o poi. Perché gli umanisti o fanno questo o sono considerati dei falliti.

Avete presente la comunicazione, la cultura e tutti gli ambiti in cui potreste lavorare? Scordateveli. Saranno gli ingegneri a guidare con zelo i turisti nei musei, o forse qualche letterato straniero, ma non voi. Saranno i fisici a parafrasare Dante ai vostri figli. Nella migliore delle ipotesi, se siete poveri sarete visti come uno scarto della società, mentre se siete ricchi farete i bohemien in giro per il mondo.

Eppure un ricordo mi chiama da lontano: non erano il valore e la capacità a fare la fortuna dell’uomo? Ma no, forse mi sbaglio. È roba da antichi. Sepolta e superata. Qui vige il darwinismo, cari amici letterati, e noi, secondo l’ignoranza vigente, siamo le giraffe con il collo corto.
E quindi grazie a Stefano Feltri che, dall’alto della sua laurea in Economia, ci ha aperto gli occhi come un profeta, palesando ai nostri genitori l’inutilità della nostra istruzione umanistica, salvando le future generazioni dallo spreco di denaro, offrendo ai noi poveri letterati quelle risposte, permeate di roboante pregiudizio, che da sempre aspettavamo.
Alessia Pizzi

9 Commenti

  1. Quanta amarezza di fronte a certe esternazioni! Feltri forse ha un trauma di giovinezza da esorcizzare, che ne so, una filosofa che l'ha mollato con un sms o un letterato che gli soffiava il posto da primo della classe. I suoi argomenti sono proprio quelli assurdi di un ragazzino che il latino non lo digerisce quindi lo bolla come "schifo". Solo che lui ha un giornale.

  2. Io ne sono sicura, soprattutto per come ha continuato a fomentare la polemica con altri 2 (ma mi dicono anche 3, io ho deciso di non leggerli più) articoli. In estate la lettura dei quotidiani, anche online, cala, non c'è il pallone a riempire i vuoti e, pur di ottenere un po'di visibilità si sparano provocazioni che, comunque, fanno uscire il peggio da certe "menti".

  3. D'accordissimo con te…a tal proposito, però, voglio suggerirti (se non lo conosci già) un piacevole inserto del Corriere della Sera, si chiama La Lettura e approfondisce la materia. L'ho scoperto questa domenica 🙂

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