TWAIN Residenze, la necessità dell’incontro

Con l’assegnazione dell’avviso pubblico per la nuova categoria ministeriale Residenza di spettacolo dal vivo, cofinanziato da MiBACT e Regione Lazio, nasce TWAIN Residenze. Ecco l’intervista alla direttrice artistica Loredana Parrella.

Risulta sempre più raro, ma a volte capita di ricevere delle notizie positive anche quando si parla di arti performative, in particolar modo di creazione artistica.
E’ capitato che nel Lazio sia nata una nuova realtà, plasmata dalla mente e la necessità di Loredana Parrella, figura di rilievo nell’ambito della danza, coreografa, performer, regista e direttrice artistica della compagnia Cie Twain.
TWAIN Residenze nasce oggi, ma è frutto di un’esperienza nel campo delle residenze artistiche che si protrae da anni, è la naturale evoluzione di Officina Twain 14/16 – Centro di Promozione Culturale del Territorio – Officina Culturale della Regione Lazio. L’ottenimento del riconoscimento dell’attività da parte del MiBACT segna il raggiungimento di un nuovo traguardo, apre la strada verso nuove evoluzioni mantenendo ciò che nel tempo è stato fatto. Sede del progetto è Ladispoli e dispone di due spazi teatrali: la Sala Bausch, presso il Centro d’Arte e Cultura, e lo Spazio Teatrale Polifunzionale. Il progetto ha il compito di veicolare la produzione d’arte contemporanea e favorire l’interazione tra gli artisti in residenza e il territorio della Regione Lazio. Uno spazio di sperimentazione e condivisione di buone pratiche, dove riorganizzare le competenze e sancire i meriti con l’obiettivo di sostenere, tutelare e diffondere la giovane creatività contemporanea.
– TWAIN Residenze è un progetto di “Residenza di spettacolo dal vivo”, cofinanziato da MiBACT- Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, e Regione Lazio. Cosa significa, ai giorni nostri, confrontarsi con le realtà pubbliche? Quali sono i limiti che si incontrano e quali le possibilità che invece si aprono?
Come operatori culturali abbiamo sempre lavorato sulla ricerca di dialogo e confronto costante. E’ una scelta fondamentale: solo attraverso una comunicazione aperta con gli enti pubblici possiamo far capire le nostre necessità progettuali. Per quanto dispendioso in termini di tempo, è un lavoro necessario a far comprendere le esigenze artistiche del nostro mestiere: se il nostro interlocutore ci ascolta, possiamo pianificare il nostro lavoro con tutti i mezzi di cui abbiamo bisogno; ma se il dialogo si interrompe, nulla è possibile. Naturalmente si tratta di un approccio più sviluppato in alcune regioni piuttosto che altre, e molto dipende dalla gestione politica: solo dove le istituzioni sono attente alla cultura e stanziano le giuste risorse la capacità progettuale cresce. La Regione Lazio ritengo abbia fatto dei passi avanti, ma non basta: perché diventi una regione virtuosa dal punto di vista culturale sono necessarie più risorse.

– L’attività di residenza è una modalità produttiva piuttosto recente, ma che ha già mostrato punti di forza e specificità. Per questo è stata da poco inserita tra le categorie ministeriali. Una modalità produttiva che coniuga la necessità di spazi per il lavoro di creazione con la possibilità per gli artisti di concepire un’opera elaborata in più contesti, capace di carpire diversi stimoli e confrontarsi con più persone. In che modo, secondo lei, questi due fattori incidono sulla creazione artistica?
E’ fondamentale stabilire un rapporto culturale fra l’artista in residenza, il territorio che lo ospita, e chi abita quel luogo. Gli spazi ed il confronto con le persone incidono profondamente e positivamente sulla creatività. L’esperienza della residenza è diversa da quella di una sala prove: si tratta, piuttosto, di una nuova modalità a sostegno del processo creativo. 

Il concetto di Residenza nasce da un’esigenza di crescita. L’incontro con persone e luoghi diversi fa sì che si amplino la sensibilità dell’artista e, di conseguenza, le sue capacità creative. La creatività è nomade e deve essere libera di viaggiare per incontrare stili, linguaggi, culture, luoghi che racchiudano queste bellezze sia dal punto di vista culturale che storico. E’ importante che questo “viaggio” sia affiancato dal sostegno di figure professionali come quelle dei tutor, che seguono lo sviluppo del processo creativo. In quest’ottica il sistema delle Residenze deve dar vita alla ricerca e non necessariamente alla produzione.

– Quali sono le residenze attualmente in programma? In che modo queste offriranno un’occasione di incontro e scambio con il lavoro della compagnia Cie Twain, di cui lei è coreografa e direttrice artistica?
Per questa prima annualità, che va da novembre 2015 a marzo 2016, Twain Residenze ospita tre progetti: “DOS (work in progress)” di Babel Crew, “Beviamoci su_No Game” di Compagnie MF ed “Io non ho mani che mi accarezzino il viso” di Biancofango. Abitando gli stessi luoghi, c’è la possibilità che gli artisti in residenza incontrino i danzatori di Twain ma i due progetti viaggiano su due binari paralleli. 
L’obiettivo principale è mettere in relazione ogni progetto in residenza con le realtà locali. Tra queste prediligiamo soggetti in grado di entrare in sintonia con gli artisti, e impegnati nello sviluppo di specifiche progettualità sul territorio. Nel corso del tempo abbiamo in questo modo stretto legami importanti con alcune associazioni, come Il Salto o Nate dall’Ambra, il cui lavoro ruota attorno a problematiche delicate come la disabilità, il disagio mentale o l’alcolismo. Il fine ultimo di questi rapporti non si limita alla realizzazione di eventi che abbiano come argomento di discussione il rapporto tra questi disagi e l’arte (sviluppato anche in termini filosofici), ma consiste soprattutto nel tentativo di creare occasioni di contatto e scambio che permettano una conoscenza maggiore di tali problematiche all’interno del tessuto sociale.
Compagnie MF

Si crea così un argine all’isolamento e all’emarginazione, fattori che contribuiscono in modo determinante al deterioramento, a livello individuale e non, di queste situazioni, e parallelamente si aprono spiragli per un’inversione di tendenza, e quindi ad una maggiore integrazione. Un esempio è quanto sta accadendo proprio in questi giorni: la compagnia residente MF, impegnata nello sviluppo di una performance sull’alcolismo, è stata messa in contatto con il gruppo che ha realizzato l’anno passato il progetto e spettacolo “Spaesamenti“, incentrato proprio su problematiche quali l’alcolismo e il disagio mentale. Lo scambio, bidirezionale, arricchirà le esperienze ed il vissuto di entrambi i gruppi.

Inoltre è di fondamentale importanza la collaborazione con gli Istituti scolastici e per quanto riguarda Ladispoli devo nominare l’Istituto Comprensivo Statale Corrado Melone e l’Istituto Comprensivo Statale Ladispoli1. In queste strutture abbiamo trovato non solo un’ottima sponda nel Preside Riccardo Agresti e negli insegnanti, ma anche un ambiente culturale fertile, frutto di un lavoro prezioso e appassionato del corpo docente con cui siamo entrati perfettamente in sintonia. A queste scuole proponiamo performance e laboratori che trovano un pubblico partecipe e attento. Uno stimolo importantissimo che ci mostra il senso della nostra presenza nel territorio. La sinergia che è scaturita da questo rapporto costituisce un modello che ci arricchisce e che ci piacerebbe esportare anche in altre realtà.  Come direttrice artistica seguo tutti i progetti in residenza e coordino il lavoro dei tutor, che ho scelto per affiancare gli artisti. Il nostro tutoraggio spazia dalla drammaturgia alla musica, all’illuminotecnica e scenotecnica fino all’organizzazione ed il management. 

– Argomento di discussione sempre attuale è l’importanza di avere uno spazio, la possibilità che questo concede di creare una progettualità a lungo termine, di agire sul territorio attraverso un’azione di promozione e formazione del pubblico. In che modo l’attività di TWAIN Residenze intende svolgere questo ruolo? Qual è il contesto iniziale in cui va ad inserirsi?
L’Associazione Culturale Twain lavora sul territorio della Città di Ladispoli da molti anni e la sua storicità le è stata riconosciuta con l’affidamento di due spazi teatrali: la Sala Bausch presso il Centro d’Arte e Cultura (diventata già nel 2014 sede operativa di OfficinaTwain 14/16, unica officina culturale della Regione Lazio per la zona del Litorale nord e zona dei Laghi) e lo Spazio Teatrale Polifunzionale.
La finalità di Twain è sviluppare le arti contemporanee attraverso un’indagine sui differenti linguaggi dello spettacolo dal vivo, con un focus su danza, teatro fisico e arti performative. Credo che la diffusione e la trasmissione della cultura possano operare importanti trasformazioni nelle menti di coloro che la attraversano, e portare ad una reale qualificazione dei territori. La cultura è il sapere generale dell’individuo, capace di renderlo “un corpo pensante”. Questo tipo di consapevolezza, che si ottiene solo attraverso il coinvolgimento ed il confronto, può portare a un contributo socialmente valido. Ritengo il nostro lavoro di divulgatori della cultura sul territorio fondamentale. L’obiettivo non è imporre il nostro prodotto artistico, ma rendere l’individuo spettatore libero perché consapevole. Acquisendo gli strumenti giusti, lo spettatore potrà scegliere in coscienza se seguire progetti culturalmente più elevati o accontentarsi di ciò che viene proposto dai fast food dell’intrattenimento. Oggi la vita è molto frenetica. Più che vivere si sopravvive, e questa condizione lascia sempre meno spazio alla cultura: dalla scuola ai centri ricreativi per anziani, gli spazi e i fondi per le attività culturali professionali mancano ovunque. 
“DOS (work in progress)” di Babel Crew

Ed è proprio per questa mancanza che Twain si pone come mezzo di trasmissione e diffusione della cultura. Come Twain Residenze abbiamo creato il laboratorio di formazione del pubblico “Scena Aperta: spettatori dietro le quinte”, accessibile gratuitamente a chiunque voglia parteciparvi. Si tratta di un percorso che, attraverso alcune tappe chiave (prove aperte delle compagnie in residenza e backstage relativi alla loro formazione, incontri di didattica della visione e altro) porterà alla creazione di un pubblico consapevole. E’ anche offrendo questo tipo di opportunità che Twain intende dare il proprio contributo nel territorio in cui opera, incidendo profondamente e positivamente sul suo sviluppo culturale. In quest’ottica si inseriscono le attività di formazione che svolgiamo nelle scuole. L’ultima iniziativa di questo tipo ha avuto luogo il 14 gennaio presso l’Istituto Corrado Melone, quando abbiamo proposto, ad un pubblico di oltre 100 studenti della scuola media, la performance “DOS (work in progress)”, della compagnia in residenza Babel Crew. Un’occasione che è ha rappresentato un forte stimolo per i ragazzi, i quali hanno contribuito sia attraverso la loro viva partecipazione durante la messa in scena, sia in un secondo momento, tramite la condivisione delle proprie impressioni, emozioni e suggerimenti. L’input lanciato dagli artisti è così tornato indietro amplificato, e gli stessi danzatori hanno percepito l’eco della propria opera artistica. Il giovane pubblico della Melone ha così influenzato il processo creativo di DOS, assolvendo appieno al compito che idealmente gli avevamo assegnato e dimostrando così la validità del progetto, che mette in stretta relazione territorio e artisti in residenza. 

Chiara Mattei

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