Sindrome di Burnout: ecco perché i millennials si ribellano

I millennials sono colpiti, in misura maggiore rispetto ad altri professionisti dalla sindrome di burnout. Questo è quanto emerso da recenti ed autorevoli ricerche.

La sindrome di burnout potrebbe essere confusa con una condizione di forte stress ma, a ben guardare vi sono delle sostanziali differenze.

Il burnout non comporta la totale incapacità di tener fede agli impegni presi e concluderli con successo ma, invece, ha a che fare con le sensazioni ed i sentimenti che colpiscono il soggetto.

La sindrome di burnout, infatti, si palesa e si manifesta con una sensazione di spossatezza e stanchezza che colpisce il soggetto richiedendogli il triplo dello sforzo per completare anche i compiti più semplici. Non si pensi, però, che il burnout sia una condizione che può colpire soltanto i professionisti che operano in settori particolarmente impegnativi e stressanti.

Il mondo digitale corre veloce, ci mantiene costantemente connessi, progredisce senza sosta. Questo, però, non significa che l’essere umano debba vivere al pari della macchina, sostenendo gli stessi ritmi. Quando ciò accade, inevitabilmente, nascono problemi fisici, emotivi e mentali.

Perché i millennials sono colpiti da burnout?

I millennials sono la generazione digitale 2.0. Sono nati e cresciuti con la tecnologia, dovrebbero essere abituati ai ritmi veloci del mondo digitale e dovrebbero conoscerne aspetti positivi e negativi.

Ed invece, stando a quanto dimostrato dalle ultime ricerche e statistiche sono proprio questi soggetti ad essere particolarmente colpiti dalla sindrome di burnout.

A questa generazione è stato passato il messaggio chel’efficienza è l’unica cosa che conta. Volendo azzardare,potremmo dire che questo tipo di sistema ha plasmato una generazione che non può concedersi pause, vacanze o momenti di relax. L’unico imperativo riguarda la produttività che nonconosce orari né la distinzione tra giorni feriali e festivi.

La direzione presa dallo sviluppo tecnologico, ha fatto sì che i millennials assorbissero e facessero proprio il pensiero che per essere produttivi e per affermarsi professionalmente è necessario ed indispensabile essere reperibili sempre, rispondere alle mail anche di notte oppure durante il weekend e le ferie.

Ed ancora, tra le altre cause vi sono: stipendi troppo bassi se confrontati con la mole di lavoro e di responsabilità, un mondo del lavoro troppo precario che non consente di far progetti a lungo termine, l’incertezza economica legata anche alla condizione di lavoratori autonomi.

Con un limite di errore piuttosto minimo, si può affermare che i millennials sono affetti da tecnostress, ossia dall’incapacità di far fronte alla comunicazione ed ai bombardamenti tecnologici. Tutto ciò, inevitabilmente, comporta una forte condizione di stress e di esaurimento psicofisico.

Come reagiscono i millennials al burnout?

Una recente analisi della società, ha dimostrato che in Italia i millennials colpiti dal burnout sono in percentuale maggiore se confrontata con altre categorie.  Tra le cause vi sono, per citarne qualcuna, i ritmi di lavoro ingestibili, la necessità di dover spingere sempre più degli altri e dei colleghi, porsi obiettivi sia professionali che privati poco ragionevoli e poco realistici.

I millennials colpiti da burnout modificano il proprio modus vivendi ed operandi, al fine di guarire dalla sindrome e di tornare ad una vita più serena. Sicuramente, tra i consigli più importanti da seguire vi è quello di porre dei limiti ben definiti tra vita privata e professionale, con degli orari flessibili ma non completamente assenti. E soprattutto, riposare, dedicare del tempo a sé stessi, prendersi cura di sé praticando sport ed adottando un regime alimentare sano, ritagliarsi del tempo per i propri hobby e per le proprie passioni.

Redazione CulturaMente
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