Nabucco: opera di disperazione, dolore, sofferenza ed amore

Il Teatro dell’Opera di Roma porta in scena fino al 9 agosto una nuova produzione – curata da Federico Grazzini – del Nabucco, opera giovanile di Giuseppe Verdi che parla di amore, morte, dolore e speranza.

Il Nabucco è sempre il Nabucco, non c’è niente da fare. Ogni appassionato d’opera deve conoscere a memoria ogni singolo momento di questa vibrante ed intensa partitura del giovane Giuseppe Verdi, il cui vero titolo è Nabucodonosor. Ed è per questo che CulturaMente non poteva perdere la nuova produzione del Teatro dell’Opera di Roma in scena fino al 9 agosto alle Terme di Caracalla con un biglietto nei primi settori (la nostra recensione si riferisce alla recita del 5 agosto).
Teatro dell'Opera di Roma
Il Nabucco è opera di dolore e di passione. Parla di un fatto storico, le repressioni di Nabucodonosor II in Israele, che portarono ad una prima distruzione del Tempio di Salomone. Nel dramma si raccontano non solo le storie di un popolo oppresso, ma anche d’amore, seme di speranza e germoglio che cresce dentro tutti di noi, che ci tiene in vita in momenti sempre difficili. Risulta facile pensare quanto questi temi, nel 1842 quando l’opera venne creata, nel pieno Risorgimento, siano stati considerati attuali.
Le bellissime rovine dell’impianto termale del crudele imperatore Caracalla hanno fatto da scrigno all’interessante regia di Federico Grazzini, il quale ha posposto l’opera ai nostri giorni, usando come scenografia dei muri disintegrati, palazzi distrutti dalla guerra, e delle reti che chiudevano i prigionieri ebraici. Potevano essere in un’odierna Baghdad o in CIE. Pur non riconoscendo l’antica Babilonia, ci siamo gustati il Nabucco e l’intelligenza del regista è stata quella di non stravolgere la musica di Giuseppe Verdi ed il libretto di Temistocle Solera.
Il cast era tutto sommato buono, eccezion fatta per l’Ismaele di Antonio Corianò e l’Abdallo di Pietro Picone, delle volte stonati, ma che ha visto delle buone esecuzioni nella Fenena di Alisa Kolosova e nello Zaccaria di Vitalij Kowaljow (truccato come Gandalf nel Signore degli Anelli), mentre sono stati semplicemente splendidi la vigorosa e ferina Raffaella Angeletti nel ruolo di Abigaille, schiava ambiziosa che aspira a prendere il posto di Nabucco, ed anche il baritono romeno Sebastian Catana nel ruolo eponimo, dalla bellissima voce, che sapeva rendere tutti gli stati d’animo del re verdiano: padre autoritario e dolce, sovrano orgoglioso, uomo ferito ed umile durante la redenzione finale.
La nota dolente è stata la direzione di John Fiore, che ha reso l’opera piatta, mancando di poesia in alcuni punti (il celebre Va’, pensiero non ha suscitato in me nessuna emozione) e di vigore quando l’opera lo richiede.
Peccato, perché sarebbe potuta essere una grande esecuzione. Ma lo spettacolo è stato bellissimo.
Teatro dell'Opera di Roma
Marco Rossi
(Foto di Yasuko Kageyama)

Storico dell'arte e guida turistica di Roma, sono sempre rimasto affascinato dalla bellezza, ed è per questo che ho deciso di studiare Storia dell'Arte all'Università. Nel tempo libero pratico la recitazione. Un anno fa incontrai per caso Alessia Pizzi ed il suo team e fu amore a prima vista e mi sono buttato nella strada del giornalismo. Mi occupo principalmente di recensioni di spettacoli e di mostre, concerti di musica classica e di opere liriche (le altre mie grandi passioni)

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