Verdi poetico, amoroso e di grande drammaticità: Un ballo in maschera

Oggi #CantaCheTePassa parla di un’opera struggente, un grande affresco drammatico pieno d’amore e di passione: Un ballo in maschera.

Lo so, vi avevo promesso il Simon Boccanegra. Purtroppo il lavoro è stato talmente impegnativo che non ho potuto sentire le due versioni di questo capolavoro, né l’opera di Giuseppe Verdi successiva, l’Aroldo. Quindi, che Giuseppe Verdi mi perdoni, oggi parleremo di un’altra grande opera, Un ballo in maschera, opera in tre atti su libretto di Antonio Somma (e poi, come le macchine c’insegnano, ingraneremo la retromarcia). Il testo è tratto da Gustave III, ou Le Bal Masqué di Eugène Scribe. Il grande capolavoro verdiano andò in scena per la prima volta il 17 febbraio 1859 presso il distrutto Teatro Apollo di Roma.

La trama

Boston. America. Il giovane Conte Riccardo, governatore della città, è un uomo ambizioso e orgoglioso. Ma è anche una creatura passionale; egli infatti ama Amelia, la moglie del suo fidato amico e segretario Renato. Egli viene a portare a Riccardo la notizia di una congiura contro di lui. Ma il giovane sembra non volerci far caso. Riccardo viene a conoscenza della presenza di una maga, Ulrica, che un giudice vorrebbe far condannare. Sotto mentite spoglie, il conte si presenta dalla maga. Ulrica, leggendo la mano a Riccardo, gli dirà che verrà ucciso da un amico. Il terrore gela tutti gli astanti ma Riccardo ci ride sopra. Poco dopo, la scena si sposta in un cimitero, dove Riccardo incontra la sua amata Amelia. Egli infatti aveva ascoltato un dialogo tra Amelia e Ulrica, nella quale quest’ultima indicò un’erba da prendere al camposanto che ha il potere di far dimenticare amori vietati.

La passione è ardente!!

Un ballo in mascheraMa la passione arde e i due amanti si lasciano andare ad un intenso duetto d’amore. Il sogno è infranto dall’arrivo di Renato, venuto ad avvisare il suo amico dell’arrivo dei congiurati. Riccardo affida a Renato la  sua amata, la quale non si fa riconoscere, e scappa. Amelia s’intromette negli scontri tra Renato e congiurati e, sciaguratamente, il velo cade. Renato è disperato, sconvolto, e allora decide di entrare nella congiura. Il conte sarà ucciso durante un ballo in maschera (l’invito ufficiale arriva tramite il paggio del conte, Oscar). Riccardo muore colpito dai fendenti di Renato durante questa festa. Prima di morire dice a Renato di aver rispettato la purezza di Amelia e dopo aver perdonato i suoi assassini.

Lo stile

Un ballo in maschera fu per Giuseppe Verdi un’opera difficile. Possiamo solo immaginare cosa egli stesse pensando in quei giorni, seduto sulla poltrona nella sua casa al numero 2 di Via del Campo Marzio. L’argomento è scottante. La censura era intervenuta sulla prima versione dell’opera, dove il protagonista era il Re Gustavo III di Svezia, scelta considerata disdicevole. L’ambientazione doveva essere fuori dall’Europa e il protagonista doveva portare un altro nome. La musica di Giuseppe Verdi ha qui un qualche cosa di grandioso. Il meraviglioso duetto del secondo atto tra Riccardo e Amelia Teco io sto è considerato (non a torto) il più bel duetto d’amore che Giuseppe Verdi abbia scritto. Pensiamo anche al dolore di Amelia espresso con grande finezza nell’aria del III atto Morrò ma prima in grazia, l’appello di una madre nel vedere il suo figlio prima di essere condannata. Il tutto accompagnato dai lamenti di un violoncello.

Ma il momento più atteso dopo il duetto è l’aria di Riccardo Ma se m’è forza perderti. Il giovane conte esprime qui la disperazione nel perdere la donna amata. Egli, pieno di sensi di colpa, ha firmato un atto con il quale Amelia e Renato potranno tornare nella loro Inghilterra. Eccola qui quest’aria nell’esecuzione di Francesco Meli all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Si trattò di una serata nel 2013 che non potrò mai dimenticare.

Quale edizione scegliere tra le tante…..

Tra le edizioni discografiche vi consiglio quella del 1975 con Riccardo Muti a capo della New Philharmonia Orchestra e del Coro della Royal Opera House, Covent Garden. In essa ci sono i pregi e difetti del maestro molfettese (grande sostegno e drammaticità con un’orchestra molto presente che, talvolta, copre le voci). Si tratta, comunque, di un’edizione molto bella. I solisti principali sono: Placido Domingo (Riccardo), Martina Arroyo (Amelia), il compianto Piero Cappuccilli (Renato) , la grande Fiorenza Cossotto (Ulrica) e la simpaticissima Reri Grist (Oscar).

Vi aspetto la prossima settimana con Simon Boccanegra (speriamo!).

Marco Rossi

@marco_rossi88

(Foto prese dal sito Odd Pavarotti Blog)

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