Andrea Chénier, ossia lo stendardo della gloria e della vittoria

Andrea Chénier

Al Teatro dell’Opera di Roma è in scena l’Andrea Chénier di Umberto Giordano, con la direzione di Roberto Abbado e la regia di Marco Bellocchio.

Andrea Chénier di Umberto Giordano è un’opera mitica e difficile. Le assi del Teatro dell’Opera di Roma non la supportavano dal 1975. Allora l’edizione 2017 era un evento imperdibile. L’opera, una coproduzione del Teatro dell’Opera di Roma e del Teatro la Fenice di Venezia, in scena dal 21 aprile al 2 maggio 2017, è diretta da Roberto Abbado  e Pietro Rizzo (il 2 maggio) con la regia di Marco Bellocchio, celebre regista cinematografico, al suo terzo approccio con l’opera, dopo il Rigoletto a Mantova e i Pagliacci a Bari.

L’opera, su libretto di Luigi Illica, andata in scena per la prima volta nel 1896 al Teatro alla Scala, narra in maniera romanzata la vicende reali del poeta francese André Marie Chénier, ucciso sulla ghigliottina durante il periodo della Rivoluzione Francese.

Siamo in una Parigi in pieno fermento rivoluzionario. Nel Castello di Coigny vi è il pieno fermento per la preparazione di una festa tra nobili, tra falsità e ipocrisie tipiche di quel mondo. Tra le persone presenti vi è la giovane Maddalena, figlia della Contessa di Coigny, e il poeta Andrea Chénier. Egli si sente offeso quando Maddalena prende in giro l’amore. Egli l’ammonisce sul rispettare quel sentimento e denuncia la corruzione dei costumi del mondo della nobiltà superiore. Queste parole colpiscono Carlo Gérard, giovane servitore della famiglia Coigny. Egli se ne va via adirato con  la contessa. Andrea Chénier è anche molto critico con gli aspetti più violenti della rivoluzione, ed è per questo che viene costantemente spiato.

La tremenda fine

Su ordini di Carlo Gérard, ormai capo dei rivoluzionari, l’Incredibile deve cercare e rintracciare Maddalena, di cui Gérard è sempre stato innamorato. Ed ecco che la giovane si presenta al poeta. Maddalena è rimasta colpita dalle parole di Andrea Chénier ed entrambi si innamorano. Carlo Gérard, al colmo della gelosia, tenta di rapire Maddalena ma viene ferito in un duello dallo stesso Chénier. Il poeta viene arrestato e messo sotto accusa dallo stesso Gérard, il quale firma un atto falso. Colpito dalle parole supplicanti di Maddalena, conscio dei suoi errori, durante il processo dichiara di aver siglato delle accuse false.

Ma ormai il giudizio è fatto. Il tribunale rivoluzionario ha condannato Andrea Chénier a morte, in quanto ha scritto contro la Rivoluzione. A Maddalena non spetta altro che sostituirsi ad una donna, Idia Legray, corrompendo le guardie, per morire insieme al suo amato. I tentativi di salvarli di Carlo Gérard saranno del tutto vani.

Corriamo all’opera

Lo spettacolo del Teatro dell’Opera di Roma presentava la bellissima regia di Marco Bellocchio. Il famoso regista cinematografico, con la collaborazione delle bellissime scenografie e luci di Gianni Carluccio, i costumi splendidi di Daria Calvelli e gli interessanti movimenti coreografici di Massimiliano Volpini, ci ha restituito l’Andrea Chénier senza mai stravolgere la storia dell’opera e facendoci emozionare. Unico neo: la Legray che scappa durante il duetto finale Andrea Chénier-Maddalena, rovinando purtroppo l’aspetto drammatico del grandioso finale.

Il corpo di ballo è meraviglioso. Purtroppo l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma diretti da Roberto Abbado (nipote del più celebre Claudio Abbado) la sera della prima non sono stati al massimo delle possibilità. La sua direzione presentava numerosi scollamenti tra buca e orchestra e vi erano anche delle pesantezze. In alcuni momenti (come il grandioso finale del III atto) la direzione non ha saputo ottenere dai complessi romani (non in formissima, ad essere onesti), la necessaria grandezza.

Andrea ChénierE che cast!!

Il cast era assolutamente all’altezza. Ha saputo portare alto il vessillo di quest’opera, eccezion fatta per Timofei Baranov (Schmidt/Maestro di Casa/ Dumas), voce poco sonora e la Contessa di Coigny di Anna Malavasi, perennemente ingolata. L’Abatino di Andrea Giovannini e l’Incredibile di Luca Casalin era giustamente falsi e viscidi. Il Mathieu di Gevorg Hakobyan era dotato di bellissima voce.

Leggermente sotto le aspettative erano Graziano Dallavalle come Pietro Fléville e Fouquier-Tinville e Duccio Dal Monte come Roucher.

Elena Zilio era la splendida Madelon. Questa signora artista, non più giovane, insegna a tutti come cantare e recitare. Con sole poche battute si è presa l’applauso più caloroso della serata.

Molto piccante era la Bersi di Natascia Petrinsky.

Il cast principale era assolutamente valido.

A mio modesto avviso, il migliore dei tre è stato Roberto Frontali come Carlo Gérard. Il suo ruolo è il più bello dell’opera. Un uomo aggressivo ma anche umano e leale. Frontali ha risolto tutto con voce bella e sonora. Il suo più grande successo è stato dopo l’aria Nemico della patria.

Maria José Siri ha presentato una Maddalena all’inizio piuttosto timida. Ma è dal II atto in poi che il soprano uruguaiano ha tirato fuori la sua carta migliore: il suo temperamento. Era una Maddalena che, nel corso dell’opera, diventa sempre più credibile e che ha riscosso grande successo nell’aria La mamma morta (aria resa celebre dal film Philadelphia).

Il protagonista, l’americano Gregory Kunde, all’età di 63 anni debuttava il ruolo. Presenta le stesse caratteristiche della Siri: una voce non bellissima, con un po’ di paura all’inizio, ma anche lui ha il senso della parola e del teatro, riuscendo ad essere credibile e commovente negli aspetti più drammatici del suo personaggio.

Un grande successo, meritatissimo.

Marco Rossi

@marco_rossi

(Foto di Kasuko KageyamaTeatro dell’Opera di Roma)

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui